Il mondo dei replicanti. Il sabato era, ormai, è intrappolato in un perenne déjà-vu: quella continua sensazione di aver già visto tutto, senza aspettarsi davvero più nulla. Questo, in estrema sintesi, è il debutto dei due grandi show autunnali che popoleranno il fine settimana sulla generalista. Ballando Con Le Stelle in Rai e Tu Sì Que Vales su Mediaset, i quali continuano a darsi battaglia a colpi di Auditel ma lo fanno di fronte a un pubblico che cala in maniera vertiginosa.
Il dato che dovrebbe far riflettere, al netto delle percentuali altisonanti che troviamo nei report del giorno dopo, è uno: oltre un milione di spettatori in meno rispetto al debutto dello scorso anno. Precisamente i programmi hanno perso, rispettivamente, 621mila e 509mila spettatori rispetto alla stagione precedente. Tutta gente che ha scelto, deliberatamente, di rifugiarsi altrove. Nonostante la promozione massiccia che viene fatta per veicolare entrambi i formati.
Un sabato sera “sgonfiato”
Non sono bastate indiscrezioni, retroscena e presunte verità a conquistare l’interesse di moltissimi che hanno deciso di spegnere l’attenzione sui due grandi show della generalista. Magra consolazione per Ballando Con Le Stelle che perde pubblico assoluto, ma aumenta leggermente in termini di Share. Una sorta di salvataggio in extremis che, però, non è sufficiente a Viale Mazzini per accantonare le riflessioni oggettive da affrontare. Stesso discorso per Cologno Monzese.
Il problema più grande è rintracciare il motivo per cui la platea televisiva non attende più il sabato sera in maniera fremente come un tempo. Un passato non così tanto remoto. La spiegazione di questa grande fuga mediatica è rintracciabile guardando, contemporaneamente, i due programmi: sembra una follia, ma semmai qualcuno dovesse provarci si renderebbe conto di un fattore preponderante. Le trasmissioni sono esattamente speculari.
Due facce della stessa medaglia
Se tenessimo idealmente il televisore acceso e, contemporaneamente, il tablet sintonizzato sul competitor diretto potremmo intuire quanto entrambi i formati siano prevedibili. Al punto da sapere cosa accade in un determinato momento di trasmissione anche senza doverlo necessariamente guardare. Tu Sì Que Vales inizia con la LipSync Battle, prosegue con le esibizioni dei talenti presenti nel programma: si passa rispettivamente dagli acrobati, al gruppo di circensi, per poi arrivare al momento di elogio dei campioni sportivi – ogni settimana una disciplina diversa che viene omaggiata dalle parole dei giudici – successivamente arriva lo spazio dedicato alla narrazione di problemi sociali importanti.
La prima puntata Maria De Filippi l’ha improntata sul bullismo online e gli stereotipi dei social che possono portare anche a gesti estremi. Infine si torna a ridere con le (solite) gag di Giovannino nei confronti di Sabrina Ferilli e si chiude tutto con la riproposizione degli highlights di puntata. Tutto troppo prevedibile e parzialmente scontato. Discorso che può essere applicato anche a Ballando Con Le Stelle, la trasmissione cambia giuria (non totalmente) e concorrenti ma i risultati sottolineano le medesime criticità.
Il pubblico fugge altrove
Tanta attesa per vedere Barbara D’Urso sollevare le palette e attribuire voti a chiunque per poi ritrovarsi a guardare gag di fattura mediocre (come quando ha fatto finta di non trovare la paletta numero 5, in riferimento al passato in Mediaset) e finti battibecchi con Simona Ventura a bordo pista. Milly Carlucci ha detto che il programma aveva bisogno di trovare una nuova identità dopo l’uscita di scena da parte di alcuni membri importanti del programma.
Selvaggia Lucarelli e Fabio Canino su tutti. Se però gli assenti fanno parlare più dei presenti – Selvaggia Lucarelli, nello specifico, è mancata come l’aria agli appassionati del programma: è sufficiente dare un’occhiata alle tendenze su X per capirlo – c’è un problema serio. Un campanello d’allarme che neppure la presenza di Federica Sciarelli in pista, nelle vesti di ballerina per una notte, dopo l’addio a Chi L’ha Visto? è riuscita a spegnere.
Un altro show è possibile?
I due show principali del palinsesto generalista italiano sono intrappolati in una fotocopia di sè stessi. Non basta cambiare ospiti o riferimenti per ritrovare il pubblico perduto: serve una rivoluzione. Un cambiamento che non dovrebbe prevedere grandi ritorni o colpi di scena, sarebbe sufficiente iniziare a porsi una domanda semplice: quanto, ancora, è possibile pensare di puntare sull’usato sicuro? Il dietrofront di 1.130.000 spettatori rispetto al 2025 rappresenta già una risposta netta. Bisogna sapere se, ai piani alti di Rai e Mediaset, c’è ancora qualcuno disposto ad ascoltarla.