Benzina sopra i 2 euro, sarebbero 2,40… Governo fa altri due mesi di bonus carburante

Benzina e diesel, i prezzi sono ormai alle stelle. Il prossimo 8 luglio scadrà lo scontro sui carburanti. Per questa ragione, come spiega Today, entro la prima settimana di luglio il Governo deciderà di varare un nuovo scontro dal valore di 3,27 miliardi che riguarda anche aiuti per le bollette di luce e gas.

Visto l’attuale livello dei prezzi dei carburanti che hanno ampiamente superato la soglia psicologica dei 2 euro al litro, si sta ragionando sulla possibilità di portare lo sconto dai 30,5 centesimi di oggi a 35. Resta da capire se lo sconto varrà per due mesi (quindi quasi tutta l’estate) o solo un mese, quindi fino al weekend prima di Ferragosto. L’opzione più credibile è che si arrivi ad un provvedimento che duri due mesi.

Benzina, senza lo sconto del Governo ora costerebbe 2,40 al litro 

Senza l’intervento del governo sulle accise la benzina costerebbe ora 2,4 euro. Ai benzinai, l’ultimo anello della catena, vanno in media circa 3,5 centesimi al litro. Non sono di certo loro quelli che si stanno arricchendo in questo periodo. Al guadagno si devono togliere poi varie spese: amministrazione, manutenzione, elettricità, spurgo, imposte e commissioni che pesano per il 77% circa da quei 3,5 centesimi di euro per litro che viene incassato.

Il ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti ha intanto precisato che l’esecutivo “è impegnato a trovare nuovi strumenti per mitigare i rincari” escludendo però un intervento diretto sui prezzi che prevede l’inserimento di un tetto come chiesto da alcuni gruppi politici. Se venisse attuato, “le possibili conseguenze di un intervento del genere, date le strettissime interconnessioni fra le aziende del settore petrolifero e quelle degli altri settori produttivi, industriali e del terziario non sono prevedibili“.

Benzinai pronti allo sciopero

I benzinai sono nel frattempo pronti allo sciopero. “I prezzi dei carburanti continuano a correre, nonostante il taglio delle accise sia ancora attivo e l’Opec+ abbia annunciato l’incremento della produzione. A condizionare il mercato è il fenomeno speculativo a livello internazionale, che spinge sopra i 2 euro al litro i carburanti, con ripercussioni pesantissime per i consumatori e insostenibili per i gestori che vedono diminuire progressivamente la propria redditività, scesa all’1,5%, a fronte dell’esplosione dei costi di gestione”.

A dirlo è la Faib Confesercenti secondo la quale “ancora poche settimane e il settore rischia il collasso. L’Italia deve porre con urgenza in sede europea un argine alla speculazione internazionale e imporre un tetto ai prezzi d’acquisto di carburanti e gas. In un mercato globalizzato una scelta nazionale potrebbe determinare carenze di approvvigionamenti, costi insopportabili e conseguenze gestionali imponderabili”.

I prezzi li stabiliscono le aziende, non i gestori

I prezzi dei distrubutori li stabiliscono le aziende e non i gestori. Che a tal proposito spiegano: “Fa arrabbiare l’accanimento rivolto dalle autorità verso i prezzi praticati dai gestori che di fatto sono imposti dalle aziende fornitrici, e osservare che traders acquistano e vendono – indisturbati – titoli petroliferi e realizzano ingenti guadagni facendo innalzare i prezzi. Allo stesso tempo appare oggi insostenibile la gestione della rete carburanti fondata sul doppio prezzo in self e servito, quando quest’ultimo, ad accisa piena, sarebbe oltre i 2,5 euro al litro”.

“In questo scenario il modello italiano rischia di saltare, con conseguenze pesantissime per la filiera e i consumatori. E’ perciò necessario ridiscutere gli Accordi e prevedere clausole di salvaguardia per le gestioni”, continua la Faib.

Per Faib Confesercenti, “in un quadro così drammatico per le gestioni è inconcepibile che il Governo scarichi sui gestori il costo del taglio delle accise”.

I gstori chiedono quindi che venga “adottata una norma che stabilisca in modo strutturale, in caso di aumenti anomali, l’accisa mobile, con meccanismi di recupero automatico. Il caro benzina però non può essere scaricato sull’anello più debole e più malpagato della filiera. Il governo sappia che le proteste sono già in atto e che in assenza di rimborsi per le anticipazioni effettuate sono pronti allo sciopero e alla chiusura dei distributori”.

Se la chiusura dei distributori coincidesse con l’esodo estivo, la situazione rischia di diventare esplosiva. I benzinai chiedono che venga immediatamente riconvocato il tavolo interministeriale.

Chi si sta arricchendo dal caro petrolio

La Cina sta importando il 7% di meno, la Russia è bloccata per via dell’embargo. Gli Stati Uniti stanno ristrutturando alcuni impianti ed hanno rallentato l’immissione di greggio nel mercato globale. Gli altri operatori rimasti (e meglio attrezzati) si stanno avvantaggiando con profitti eccezionali e inattesi.

Ad incidere è anche la carenza di capacità di lavorazione che ha aggravato un’estrema compressione della disponibilità di prodotti come diesel, benzina e carburante per aerei, incentivando le raffinerie ad aumentare la produzione e quindi aumentare la domanda di greggio. Un aumento della domanda è poi dovuto alla stagione dei viaggi estivi che sta accelerando. A pesare sul prezzo finale contribuiscono infine anche gli aumenti legati a materie prime e logistica.