Accessibili a piedi, in bici, con mezzi pubblici, mezzi privati elettrici e in sharing. Grazie al piano della mobilità sostenibile al 2030
Nella città metropolitana di Bologna le aree attorno alle stazioni cambieranno volto e funzione come previsto nel Piano della mobilità sostenibile al 2030 (PUMS). Trenta stazioni ferroviarie diventeranno altrettante “porte” di accesso al territorio della provincia: l’obiettivo principale è quello di realizzare degli “hub urbani intermodali”. Le stazioni, i relativi piazzali ed edifici dovranno divenire “nuovi luoghi identitari e attivatori della qualità e della vitalità dei comuni”. Che cosa vuol dire? Chi viaggerà lo farà sempre meno passando caselli autostradali e attraversando poi centri commerciali, ma sempre più in treno, senza inquinare, accedendo direttamente ai centri urbani.
Stazioni ferroviarie hub
Per il PUMS bolognese il ridisegno della città attorno alle stazioni dovrebbe avere la funzione di riqualificare gli spazi pubblici, rigenerare il tessuto edilizio, migliorare la qualità architettonica
L’entrata e l’uscita della stazione dovrà diventare facilmente accessibile a piedi, in bicicletta o con mezzi pubblici e condivisi (sharing), con il taxi e infine “con mezzi privati a basso impatto ambientale”, cioè elettrici. Tutti questi mezzi, queste infrastrutture e servizi di mobilità dovranno servire non solo i cittadini, ma anche chi abita o lavora a 10 o 15 chilometri dalla stazione o per chi arriva da Milano o Rimini. Le stazioni diventano un nodo del “biciplan”, delle bicipolitane e del trasporto pubblico provinciale.
Accessi difficili
In tante cittadine l’attraversamento e l’accesso ciclopedonale alla ferrovia è pieno di ostacoli: mancano ascensori per disabili, la sosta bici è selvaggia o il parcheggio troppo piccolo, la stazione degli autobus nel punto più lontano ai binari. Spesso più vicino all’uscita ci si arriva ancora in auto, dove i parcheggi sono spesso al servizio del vicino supermercato. L’accessibilità ciclopedonale per tutti ai binari ferroviari deve essere la priorità.
Ridisegnare la città
Per il PUMS bolognese il ridisegno della città attorno alle stazioni dovrebbe avere la funzione di riqualificare gli spazi pubblici, rigenerare il tessuto edilizio, migliorare la qualità architettonica, ovvero costruire o ristrutturare gli edifici a zero emissioni (classe A e pannelli solari).
La vita con il Covid ci ha spinti a convertire rapidamente gli spazi a nuovi servizi alla persona, luoghi attrezzati per il lavoro e lo studio a distanza, moderni locali salubri e ventilati per incontri e riunioni in sicurezza. I centri urbani, anche piccoli, hanno necessità di nuove attività commerciali, anche per l’e-commerce. Al 2030 l’Europa ci chiede zero morti e feriti sulle strade e di dimezzare i gas di scarico. A questo obiettivo deve servire studiare, partecipare e approvare i PUMS nelle città. Se ci limitiamo alle “bretelle” autostradali, un po’ di piste ciclabili e a procedere a tentoni trasformando tutti gli incroci in rotonde per “fluidificare” il traffico, le città rimarranno indietro.
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