A Borgomanero è nato un modello di agroecologia sociale che mette al centro l’ambiente e le persone. Un’idea del circolo di Legambiente e altre realtà del terzo settore
Dal mensile di luglio/agosto – Può un orto nutrire le persone e al tempo stesso generare sviluppo sociale e culturale per una comunità? Ci stanno provando in Piemonte, a Borgomanero (No), dove ad aprile è stato inaugurato “Borgo Verde”: progetto di agroecologia sociale pensato e guidato dal circolo Legambiente “Gli amici del lago” in collaborazione con il Comune, il Centro servizi sociali dell’area e altri soggetti del terzo settore. Un campo di due ettari, messo a disposizione dall’amministrazione, in cui sono stati piantati oltre 100 alberi da frutta e decine di tipologie di ortaggi, tutti coltivati con metodi che si ispirano all’agricoltura organica. E mentre l’acqua impiegata per annaffiare viene prelevata dal fiume Agogna per evitare consumi da acquedotto o da falda, c’è già in cantiere un impianto agrivoltaico utile alla produzione e che potrà trasformarsi in una piccola comunità energetica. Ad aiutare anche cinque nidi di api osmie, che contribuiscono all’impollinazione e al mantenimento della biodiversità.
«L’idea è di far fare alla comunità di Borgomanero una riflessione sul consumo consapevole e di sensibilizzare le persone sulla necessità di cambiare abitudini alimentari – spiega Massimiliano Caligara, presidente del circolo Legambiente – Era però necessario farlo raccontando un percorso, facendolo vivere in prima persona. In futuro vorremmo avviare un processo formativo che parta dai bambini e veda partecipi anche i nonni». Un approccio già visibile nelle attività avviate con i partner in quella che è considerata l’estensione del progetto: “Borgo Verde 2”, una zona all’interno del Parco “Ivan Cerrutti” dove sono stati creati un orto didattico e un percorso di biodiversità destinati all’educazione ambientale. Ma i benefici non si fermano qui: uno dei pilastri è l’intento di creare opportunità di lavoro per chi si trova in condizioni di svantaggio o fragilità. Per il momento le persone impiegate sono sei, assunte con borse lavoro dalle cooperative partner e supportate da alcuni volontari. «Con il tempo cercheremo di diventare autosufficienti per garantire altre risorse da reinvestire per l’occupazione, la solidarietà sociale e l’ulteriore crescita del progetto», aggiunge Caligara. I prodotti a km 0 di “Borgo Verde” sono disponibili già da un mese nel mercato settimanale, mentre sono iniziate le attività per diffondere il modello nei dintorni. «Ci piacerebbe che ogni comune avesse il suo “Borgo Verde” – conclude Massimiliano Caligara – Stiamo già pensando a come strutturarli sulla base delle peculiarità locali, delle tradizioni e delle colture preesistenti». I primi frutti di una pianta da coltivare con cura.