Roma, 12 agosto 2026 – Carlo Freccero, autore televisivo ed ex direttore di Rai 2. Che ruolo gioca oggi un programma come Report nel panorama televisivo?
“Una trasmissione come quella di Ranucci ha avuto il merito e lo scopo di conferire un’identità perduta al canale. Tuttavia, noto un problema: questa identità tende oggi a confluire troppo sulla persona, sul singolo conduttore, e non sulla redazione che effettivamente crea il prodotto. Conosco bene Ranucci e la sua splendida redazione. Proprio per questo ritengo che dovrebbe tenere un profilo più basso, per dimostrare che la visibilità di Report nasce dal duro lavoro di un collettivo e non da influenze esterne”.
A proposito di influenze esterne, come valuta la posizione di Ranucci dopo l’arresto di Lavitola?
“Ranucci ha commesso un errore difendendo con forza Lavitola. Anche se nessuno pensa che abbia collaborato all’attentato nei suoi confronti, una difesa così strenua di una persona sotto inchiesta suggerisce una sorta di dipendenza quantomeno intellettuale. La mia paura è che l’identificazione di Report con la figura di Lavitola finisca per trascinare con sé il programma, danneggiando il lavoro della redazione”.
Come impedirlo?
“Suggerirei un’operazione di estrema trasparenza: un numero di Report dedicato proprio al “caso Report”, dando spazio soprattutto ai critici della trasmissione. Sarebbe una mossa capace di riconfermare quella trasparenza che oggi, a causa delle polemiche, è messa in dubbio”.
La redazione potrebbe risentire della vicenda?
“A me risulta che la redazione sia compatta. Una cosa è molto chiara: Ranucci non c’entra nulla. Si farà, come giusto, l’audit, ma la sua unica colpa è essere amico di Lavitola”.
Quindi, da ex dirigente, Ranucci non dovrebbe fare un passo indietro.
“Difficile rispondere, adesso è tutto cambiato. Con i generi televisivi il conduttore del programma acquisisce indipendenza, una autonomia tale da divenire direttore di sé stesso. Prima invece, nelle reti ogni programma costituiva una tessera di un piano editoriale. Ma difenderei Ranucci così come ho fatto in passato con Santoro e tutti gli altri conduttori che rappresentano il brand del programma”.
Certo è che RaiTre non è più quella di un tempo…
“La divisione della Rai in reti ha perso ogni significato e scopo. Gli anni d’oro erano quelli della tv-verità di Guglielmi, che metteva al centro l’informazione e l’analisi sociologica del presente. Oggi tutto questo è svanito perché il confronto con la tv commerciale non si gioca più sui contenuti, ma esclusivamente sull’audience. La Rai è diventata una tv industriale, pensata per generare profitti più che per il servizio pubblico. Il capitale economico prevale su quello culturale e sulle differenze politiche, ormai irrilevanti”.
La politica ha avuto un ruolo?
“Sulla Rai si è abbattuta come una mannaia la riforma Renzi, che ha reso esplicita e strutturale la dipendenza dell’azienda dal partito di maggioranza, dando al governo il potere di nominare i dirigenti. Quella che oggi viene chiamata TeleMeloni non è che l’ultima evoluzione di TeleRenzi. Il problema è che i governi tendono a premiare la fedeltà politica piazzando nei posti di comando persone spesso non qualificate, sacrificando la professionalità in cambio di pura propaganda”.