Roma, 26 settembre 2025 – La legge è una cosa, la sua interpretazione un’altra. E spesso diventa una questione politica. Se autorevoli giuristi considerano illegale il blocco navale imposto da Israele nelle acque di Gaza, non la pensa così Eran Shamir-Borer, direttore del Centro per la Sicurezza e la Democrazia all’Israel Democracy Institute, ed ex capo del Dipartimento di Diritto Internazionale dell’esercito israeliano. “Piuttosto è illegale la spedizione della Global Sumud Flotilla – sentenzia –, il governo israeliano ha il diritto di fermarla con ogni mezzo”.
Israele considera le acque davanti a Gaza parte della propria zona di controllo. Eppure molti Paesi hanno riconosciuto lo Stato di Palestina. Dal punto di vista del diritto internazionale, a chi appartengono?
“La Palestina non soddisfa le condizioni ben consolidate previste dal diritto internazionale per l’esistenza di uno Stato. E il presunto governo palestinese, l’Anp, non è presente nella Striscia di Gaza da oltre 17 anni”.
Quindi il passo compiuto da 157 membri dell’Onu non cambia nulla dal punto di vista formale?
“Il riconoscimento della statualità da parte di altri Paesi, anche se ampio, non può creare uno Stato ai sensi del diritto internazionale”.
Dunque il blocco navale imposto da Israele è legittimo?
“Sì, è un metodo di guerra lecito e fondato, e non è considerato una rivendicazione di uno Stato belligerante sulle acque di un altro. Inoltre, un blocco navale può essere imposto ed eseguito anche oltre le acque territoriali dello Stato costiero”.
Se la Flotilla tentasse comunque di avvicinarsi a Gaza, Israele avrebbe il diritto di fermarla?
“Quando è in vigore un blocco navale, nessuna nave – indipendentemente dalla sua natura, nemica o neutrale – può entrare o uscire dall’area bloccata. Non esiste un diritto a violare un blocco navale come forma di protesta”.
Vale anche per le operazioni umanitarie?
“Sì. Qualsiasi violazione, o anche un semplice tentativo, dà allo Stato che impone il blocco – in questo caso Israele – il diritto di intraprendere azioni militari per farlo rispettare anche in alto mare. Ciò include la cattura, e persino l’attacco se la nave resiste alla cattura”.
Israele può legalmente intervenire anche in acque internazionali, prima che le navi raggiungano la sua zona marittima?
“Secondo il diritto internazionale consuetudinario, un blocco navale può essere imposto e fatto rispettare in acque internazionali. È legale purché non impedisca l’accesso a porti o acque neutrali. Di conseguenza, le azioni di applicazione possono avvenire anche in alto mare”.
Quali sono le condizioni precise che rendono legittimo un blocco navale?
“Un blocco navale è un’operazione bellica che impedisce il traffico marittimo da parte di tutti gli Stati in entrata o in uscita da determinate aree costiere sotto sovranità, occupazione o controllo di una parte del conflitto. Può riguardare porti, intere coste o loro sezioni a patto che siano rispettati i seguenti requisiti: notifica adeguata; applicazione effettiva e imparziale da parte dello Stato che lo impone; garanzia di accesso ai porti e alle coste degli Stati neutrali; non può essere finalizzato ad affamare la popolazione civile o a negarle beni essenziali”.
Non crede che Tel Aviv li stia violando?
“Israele ha imposto il blocco navale a Gaza il 3 gennaio 2009, principalmente per impedire il contrabbando di armi verso i gruppi armati, compreso Hamas. Il cosiddetto Palmer Report del 2011, commissionato dalle Nazioni Unite, ne ha confermato la legittimità come misura di sicurezza, e ha stabilito che non era destinato a infliggere punizioni collettive. Lo stesso ha fatto la Commissione Turkel in Israele, con osservatori internazionali, affermando che Israele stava rispettando le condizioni previste”.
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