“Glielo dico da siciliano: il centro è una minchiata”. Testuale, senza filtri. Cateno De Luca ha il pregio della chiarezza e il pragmatismo di certi sindaci. Non si offende quando lo chiamano “Scateno“, anzi rivendica che è la sua “modalità di amministrazione, come l’elefante nella cristalleria che rompe il sistema”. E allo stesso modo rivendica, stando agli ultimi sondaggi, un potenziale ruolo da ago della bilancia, in Sicilia come altrove.
Partiamo dai numeri: un sondaggio dell’Istituto Piepoli accredita il suo movimento Sud chiama Nord dell’1,5%, al pari o sopra partiti nazionali già più strutturati. Che ambizione avete al di fuori della Sicilia?
“I sondaggi sono indizi, la fotografia di un percorso nato nei palazzi municipali e che si è sviluppato nel tempo. I nostri sindaci si sono distinti per la buona amministrazione e questo ha creato un consenso strutturato e post ideologico. Il nostro 1,5% nazionale, nato esclusivamente dall’esperienza siciliana, ha una caratteristica unica: non è di area. Quindi possiamo rappresentare un valore aggiunto”.
Sì, ma per chi? Per il centrosinistra o per il centrodestra?
“Quella percentuale è il frutto di un lavoro fatto al di là delle coalizioni, un voto identitario. Alle ultime amministrative siciliane abbiamo ottenuto una media del 22%, vincendo nuovamente a Messina da soli e aiutando invece il centrodestra e il centrosinistra a vincere in altri comuni”.
Quindi valutate caso per caso… Ma a livello nazionale che cosa volete fare?
“Intanto partiamo da un dato. Dal 1994 in poi, nessuna forza civica territoriale era riuscita a imporsi rispetto alla pressione mediatica e alla macchina da guerra dei due poli. Noi ci siamo riusciti nel 2022, eleggendo un senatore e una deputata a Messina. Oggi cerchiamo definitivamente uno sdoganamento a livello nazionale, infatti stiamo definendo alleanze con altri movimenti civici in altri territori. Anche forze autonomiste al Nord”.
Non può dire quali?
“No” (risposta secca, seguita da una risata, ndr).
Vabbè, ci abbiamo provato…
“Capisce che è una fase politica complessa e delicata”.
Quindi aspirate a essere voi il “centro“ decisivo?
“Glielo dico da siciliano: il centro è una minchiata. Le regole attuali non presuppongono alcun centro, infatti tutte le esperienze di questo tipo si sono rivelate insignificanti. La politica serve a incidere. Invece certe operazioni servono solo a quattro padroncini per continuare a esistere, megalomani che si sentono De Gasperi 4.0. Io non voglio fare ammucchiate per superare il 3% e poi non essere ago della bilancia o far pesare la mia storia all’interno di una coalizione”.
Glielo dico da siciliano: il centro è una minchiata. Le regole attuali non presuppongono alcun centro
E la storia sua e del suo movimento è quella degli amministratori locali. La politica ha un deficit di leadership, visto che poi, come sta succedendo nel centrosinistra, cerca appigli tra sindaci e assessori?
“Io sono nei palazzi comunali da 40 anni, ho il record nazionale di averne amministrati cinque (nell’ordine: Fiumedinisi, Santa Teresa di Riva, Messina e la città metropolitana, Taormina, ndr). Non sono un uomo di opposizione, sono un uomo di governo”.
Siamo già all’1,5%. Possiamo essere il valore aggiunto per le coalizioni
Siamo partiti dai numeri e lì torniamo. Lo ammetta: vuole fare il presidente della Regione Siciliana. Un sondaggio Swg dice che lei è percepito come il nome “più efficace”. Ma con chi si candiderebbe?
“Nei sondaggi Sud chiama Nord è il terzo partito in Sicilia e la stima su di me, da solo, è sopra il 20%. Siamo nella fase del “barbiere di Siviglia“: tutti ci vogliono, tutti ci cercano. Stavolta vogliamo incidere, quindi una cosa è certa: non faremo corse in solitaria. Io ho detto scherzando, ma neanche tanto, alle due coalizioni che quando sarà il momento di valutare il candidato dovremo mettere sul tavolo il curriculum. Io ci metto il mio”.
Senta, ma se la prende quando la chiamano “Scateno“?
“No, sono contento. Perché è una modalità di amministrazione, come l’elefante nella cristalleria che deve rompere il sistema che altri non hanno saputo gestire. Rispondo alla provocazione citando un proverbio cinese: non ha importanza se il gatto è nero o bianco, l’importante è che prenda il topo”.