Roma – “Nello stesso sogno è dura stare insieme” canta Claudio Baglioni, ma a lui quando incontra il suo popolo la convivenza riesce sempre. Prova ne sia l’euforia con cui s’è trovato a fare i conti nella prima delle sette notti romane che lo terranno sotto la luna di Piazza di Siena fino al primo novembre.
Nel verde di Villa Borghese, infatti, il Casino dell’Orologio, la Fontana dei Cavalli Marini, il Tempietto di Diana hanno fatto da cornice al ritorno sulle scene dell’uomo di “E tu” dopo la polmonite interstiziale acuta che l’ha messo fuori gioco nella prima parte di questo travagliato 2026 agitandogli addirittura davanti agli occhi lo spettro di non poter più tornare sul palco. Con quella predilezione che ha sempre avuto per gli anniversari, Baglioni è tornato a Piazza di Siena ieri sera nel 44° anniversario esatto di quell’“Alé-o-ó” che richiamò 250 mila fans. Stavolta saranno molti di meno, 44.800 in sette sere. Praticamente uno stadio.
Sul palco Claudio Baglioni propone una scaletta di circa quaranta brani, accompagnato da un’orchestra di quattordici elementi trascinata dalle chitarre di Paolo Gianolio e Chicco Gussoni e da quattro coriste. Alle sue spalle grafiche che, da architetto, spaziano dalle architetture razionaliste dell’Eur alle stazioni spaziali.
In apertura momenti di quell’evento del 1982 prima dell’ingresso di un figlio di quell’anno, Giovanni Baglioni, nato appena cinque mesi prima dello storico concerto di papà. Chitarrista di rango, Giovanni introduce la serata con due suoi brani strumentali, “Get up!” e “Roots”.
Poi è il momento della band e di una “Notte di note (note di notte)” affidata alle coriste e, nel finale, alla voce fuori campo dello stesso Claudio, che entra in scena cantando l’inedita “Che notte è questa!”, disponibile in digitale dal 13 novembre. “Che notte è questa / è una notte che non c’era stata ancora / che non si era mai vista prima / e così mai più nessuna / che ci inghiotte e s’accende e ci colora…” attacca il nuovo brano spazia legando luoghi, ricordi e generazioni.
Il clima celebrativo è lo stesso alimentato nello stesso posto nel 2010 da un altro amatissimo idolo capitolino quale Renato Zero e le otto serate di “Sei Zero”, organizzate per festeggiare i suoi sessant’anni. Nell’onda lunga di un repertorio cinquantacinquennale pure l’incontro col figlio in una “Con tutto l’amore che posso” voce e chitarra, e tre medley “cromatici” per colorare umori e sentimenti: quello Giallo de “Le vie dei colori”, “Un po’ di più”, “W l’Inghilterra” e “Porta Portese”, quello Rosso di“Amore bello”, “Solo”, “Niente più”, “Sabato pomeriggio” e quello Blu di “Poster”, “Cuore d’aliante”, “Uomo di varie età”, “Sono io”. La fine dei tempi regolamentari arriva con “Mille giorni di te e di me”, “E tu…” e “Questo piccolo grande amore”, mentre il bis è, come ormai abitudine, spazia da “Strada facendo”, “Via” e, Ça va sans dire, “La vita è adesso”.
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Intanto, lo sguardo dell’entourage di Claudio è già rivolto alla prossima estate, quando prenderà il via il GrandTour La Vita È Adesso: 80 giorni attraverso l’Italia, con 50 concerti in città d’arte, siti archeologici, luoghi monumentali e paesaggi di particolare interesse storico e ambientale spostato di un anno per motivi di salute. Un percorso che richiama lo spirito dei viaggiatori del Settecento con epiliogo a Roma il 23 ottobre, per una tappa conclusiva nella cornice dei Fori Imperiali. Per il concerto che chiuderà definitivamente una delle più fortunate storie del pop italiano, invece, bisognerà attendere il 2028. Carte ancora coperte, ma resta in piedi l’ipotesi aeroporto di Centocelle, il quartiere dove è cominciato tutto.