Claudio Cecchetto tra memoria e futuro: «Jovanotti meteora? Si è visto. De Martino a Sanremo? E’ tornato il coraggio»

Claudio Cecchetto arriva venerdì 17 luglio 2026 in piazza Cameroni a Treviglio, dentro l’Estate Trevigliese, con il suo Deejay-show: un viaggio in quarant’anni di musica italiana e televisione, tra intuizioni, artisti scoperti prima degli altri e una domanda che torna spesso: perché certi talenti, all’inizio, sembrava vederli quasi solo lui. Alla vigilia della serata, il produttore e talent scout ha ripercorso al Corriere della Sera alcune tappe della sua carriera, da Jovanotti agli 883, fino al giudizio sul nuovo corso di Sanremo con Stefano De Martino.

Jovanotti, la scommessa vinta contro chi lo dava per finito

Quando Lorenzo Cherubini iniziava a farsi conoscere come Jovanotti, in molti lo liquidavano come un fenomeno leggero, buono per una stagione e poco più. Cecchetto lo ricorda a modo suo, senza troppi giri di parole: «Dicevano che sarebbe durato una stagione. Infatti, si è visto». Una battuta secca, quasi una smorfia. Dentro, però, c’è la storia di una carriera che ha smentito i pronostici più freddi, trasformando un ragazzo da radio e discoteca in uno degli artisti italiani più riconoscibili dal vivo.

Per Cecchetto non era soltanto questione di canzone giusta o di ritmo del momento: «Lui non fa un concerto, ma un happening che dura da mattina a sera», ha spiegato.

Claudio Cecchetto parla di Jovanotti (TvBlog.it)

E proprio lì, nella capacità di creare comunità, vede una delle chiavi del percorso di Jovanotti. La serata di Treviglio, con brani dagli anni Settanta in avanti, si muove su quella stessa linea: non nostalgia da teca, ma memoria viva, per capire quali intuizioni hanno davvero resistito al tempo.

Da Fiorello agli 883: il metodo Cecchetto per riconoscere gli underdog

Il filo che unisce molte scoperte di Claudio Cecchetto è la fiducia negli underdog, quelli che partono di lato, senza garanzie e spesso senza credito. È accaduto con Fiorello in radio, con Gerry Scotti nel passaggio a Canale 5, con Fabio Volo prima che diventasse un autore da grandi numeri. Ed è accaduto, in modo molto concreto, con gli 883: una cassetta lasciata alla portineria di Radio Deejay, poi finita nelle mani di Pierpaolo Peroni, diventò l’inizio di una storia pop capace di parlare a una generazione cresciuta tra bar, motorini e provincia.

«Gli 883 sono stati i primi a raccontare i problemi della provincia, io ho dato ai loro brani una matrice dance», ha ricordato Cecchetto. Non un dettaglio da studio di registrazione, ma una scelta di linguaggio: prendere storie comuni e farle diventare ballabili, riconoscibili, radiofoniche.

Nel suo archivio ci sono anche Sandy Marton, Sabrina Salerno, Tracy Spencer, vincitrice del Festivalbar 1986 con Run to me, e Johnson Righeira, tra i volti simbolo della prima stagione di Radio Deejay. Nomi diversi, stessa idea: capire prima degli altri dove poteva nascere un pubblico.

Sanremo e Stefano De Martino: perché il cambio generazionale divide e rilancia l’Ariston

Il rapporto di Cecchetto con il Festival di Sanremo non è quello di un semplice spettatore. Lo ha condotto nel 1980, 1981 e 1982, quando aveva poco più di vent’anni, e proprio all’Ariston lanciò il Gioca Jouer come sigla della manifestazione, su intuizione del patron Gianni Ravera. Per questo il suo giudizio sul possibile nuovo corso affidato a Stefano De Martino pesa più di una frase da addetto ai lavori.

«Menomale, Sanremo è stato rappresentato solo da anziani nella conduzione e direzione artistica. Io avevo 27 anni quando l’ho condotto. Si capisce che è tornato il coraggio», ha detto. Parole nette, destinate a far discutere, perché toccano un nervo scoperto: il ricambio generazionale nel programma televisivo più seguito d’Italia.

Cecchetto non la mette soltanto sul piano della rottura con il passato. Il punto, nella sua lettura, è ridare all’Ariston una quota di rischio, quella che negli anni ha permesso al Festival di cambiare pelle senza perdere centralità. De Martino, volto cresciuto tra intrattenimento, danza e conduzione, per lui rappresenta un segnale chiaro di discontinuità. E in televisione, spesso, anche il segnale conta.

Radio Cecchetto, il nuovo progetto per una radio meno omologata

Lo sguardo, però, non resta fermo ai successi di ieri. Cecchetto continua a seguire la musica di oggi, dai Pinguini Tattici Nucleari alla svolta dance di Annalisa, passando per nomi della scena trap e rap come Sfera Ebbasta e Guè Pequeno, fino a realtà emergenti come i Tamango.

Nel suo racconto ha citato anche le persone che gli diedero fiducia quando era lui a dover essere notato: Vittorio Salvetti, Gianni Ravera, Silvio Berlusconi e soprattutto Mike Bongiorno, che lo cercò direttamente in radio nei primi anni di Canale 5. Da lì, in fondo, riparte anche il presente.

Il nuovo progetto si chiama Radio Cecchetto e viene descritto come «una radio diversa, non omologata, a disposizione della creatività e degli ascoltatori». Una formula semplice, quasi un manifesto. In un mercato dove playlist, format e algoritmi finiscono spesso per somigliarsi, Cecchetto prova a rimettere al centro l’istinto editoriale, quello che lo accompagna da decenni. Anche stasera, in piazza a Treviglio, il suo racconto passerà dalle casse e dalla console. Con qualche disco noto, qualche ricordo preciso e la solita idea di fondo: il talento va intercettato prima che diventi evidente.