Benevento – Cinquant’anni di politica. In Italia è un primato. Per Clemente Mastella, è solo l’inizio. Oggi, grande festa a Benevento per festeggiare l’highlander di Ceppaloni.
Sullo, De Mita, Cossiga, Andreotti, Moro: lei ha frequentato molti leader della Balena Bianca. Chi di loro le ha insegnato di più?
“Aldo Moro è stato un gigante. Congiungeva cultura,talento politico e umanità. Da lui ho appreso un valore universale, riferimento indissolubile per i cattolici in politica: la mitezza. Ciriaco De Mita è stato maestro per molti: avevo 28 anni quando divenni deputato, nel ‘76, grazie a lui. È stato il riferimento per molti, il simbolo di una provincia semplice che scala i gradini con un mix di cultura e sacrificio. I poteri forti ci guardavano sprezzanti, ci avversavano”.
Fece cadere il governo di Romano Prodi, nel mezzo dell’arresto ingiusto di sua moglie Sandra. Cosa risponderebbe a chi sostiene che fu un errore politico prima ancora che personale?
“È un falso storico. Prodi vinse grazie a me (l’Udeur ebbe 535mila voti, di cui 200mila solo in Campania, lo scarto del centrodestra fu di soli 25mila voti), ma non andò a casa a causa mia. Gli mancarono fatalmente i voti dei diniani, del rosso Turigliatto, di Pallaro e De Gregorio”.
Qual è la cosa che non ha mai detto pubblicamente su Silvio Berlusconi?
“Ci incontrammo a casa dell’editore Fabbri, era prima della sua discesa in campo. Mi disse: ’Hai talento televisivo, vieni al Nord, ti faccio diventare un personaggio nelle mie tv’. Gli risposi, tra il serio e il faceto: ’Scusi Cavaliere, ma al Nord avrei difficoltà’. Poi ci siamo ritrovati, dialogando sempre in maniera costruttiva. Del resto, quando Berlusconi aveva problemi con De Mita, ero il paciere e il mediatore”.
Meloni, Salvini, Conte, Schlein. Con chi prenderebbe un caffè e con chi non andrebbe mai al bar?
“Non bevo molto caffè. Ma non lo prenderei con Salvini che è molto distante dal mio modo di essere e fare politica: con lui, infatti, non c’è mai stato feeling”.
Vannacci bisogna ignorarlo, come dice Casini, o è un pericolo per la Repubblica?
“Da Vannacci mi divide tutto, ma il cordone sanitario contro l’estrema destra rischia di crollare a Parigi, Berlino, Londra, perfino nella Spagna che pure sembrava immunizzata dal franchismo. Il pericolo è generale e va ben al di là di Vannacci, che sfrutta il momento e l’ingenuo assist che gli ha servito Salvini”.
Da Vannacci mi divide tutto, ma il cordone sanitario contro l’estrema destra rischia di crollare ovunque in Europa
Ha cambiato partito, coalizione e alleanze più volte nel corso della carriera. Tecnicamente un voltagabbana?
“Ma quale voltagabbana! Ho teorizzato la strategia del viandante politico che segue la sua strada, le sue idee e i suoi riferimenti politici e culturali, come ho sempre fatto io, centrista e cattolico-democratico da sempre e per sempre”.
Con Matteo Renzi sembrava fatta. Poi qualcosa si è incrinato. Ha temuto di fare la fine di Calenda, divorato dall’abbraccio renziano?
“Matteo è un grande talento politico. Con lui è capitato di capirci al volo e anche di non capirci affatto. Nessun timore, comunque. In Campania i nostri consiglieri regionali sono insieme nel gruppo NdC-Casa riformista e lavorano splendidamente”.
Alla Regione Campania si è schierato con il campo largo di Fico, farà così anche nel 2027?
“Alle Politiche del 2027 si arriverà in volata e si vincerà per un’incollatura, visto l’equilibrio sostanziale delle forze in campo. La sinistra, comunque, senza il centro non vince. Ho inventato la ‘egge di Cardito’, un centro del Napoletano dove abbiamo vinto e il Pd senza centro ha perso. Schlein e gli altri del campo largo si ricordino di questo assioma, una costante della storia politica italiana”.
De Mita mi rimproverava per i calzini bianchi. Erano un vezzo, non li porto più
L’accusano di nepotismo. Anche suo figlio Pellegrino in Consiglio regionale.
“Mio figlio poteva svolgere tranquillamente la sua professione. Ha deciso di gettarsi nella mischia delle preferenze e ha vinto. Certamente il brand Mastella ha funzionato, è un dato elettorale oggettivo”.
Porta ancora i calzini bianchi corti come la rimproverava De Mita?
“No, non li porto più. Come Carducci che diceva di non tirare più sassi agli alberi, in quella poesia, così alcuni vezzi possono essere solo giovanilistici”.