Clementine, carne e acqua. Tutti i prodotti introvabili sugli scaffali

Roma, 22 ottobre 2026 – Dove sono le insalate fresche della Piana del Sele? Le clementine? I kiwi calabresi? Per non parlare dell’uva pugliese e siciliana. Prodotti freschi fermi che, a causa dei ritardi nelle consegne e delle difficoltà di conservazione, rischiano di non arrivare sui banchi dei supermercati, a causa del blocco dei tir e del braccio di ferro tra categoria e Governo sul ’nodo’ caro carburante. Questi prodotti, dunque, sono destinati a deteriorarsi provocando ingenti perdite per i produttori e disagi per i cittadini che devono fare i conti con scaffali dei supermercati vuoti.

Nelle grandi catene di distribuzione del Mezzogiorno i principali prodotti ’fantasma’ sono proprio quelli freschi come frutta e verdura. Ma nella lista delle merci introvabili figurano anche casse d’acqua, farina, latte e derivati, pesce e carne. Gli stessi surgelati sono per lo più introvabili nei banchi frigo. Nonostante tutto i cittadini stanno continuando ad acquistare quello che resta, puntando sul cibo in scatola e dirottando le attenzioni, per quello che manca, nelle botteghe locali. Un caso insolito è quello del Molise dove, per la crisi dei rifornimenti e degli scaffali vuoti, il pesce è arrivato a costare meno di un ciuffo di insalata. È quanto sta accadendo al mercato centrale di Termoli, la perla dell’Adriatico molisano, che da qualche giorno non riesce più a smistare il pescato fresco a causa del blocco dei tir dal Sud Italia e i banchi rionali sono più riforniti che mai.

Intanto , allo stato attuale “i danni sono ingentissimi – denuncia Fruitimprese, l’associazione delle imprese ortofrutticole – stimati in centinaia di milioni di euro, anche perché il prodotto nelle celle perde continuamente di valore”. E la distribuzione “si sta rivolgendo sempre più ai mercati esteri”. Per i kiwi, per esempio, Fruitimprese calcola un’ecatombe: “oltre 40mila tonnellate di prodotto a rischio distruzione, soprattutto le varietà gialle per le quali i produttori hanno lavorato un intero anno”.

“Le prime difficoltà – conferma il presidente nazionale Federlogistica Conftrasporto, Davide Falteri – riguardano i prodotti freschi e refrigerati: ortofrutta, carne, latticini e, più in generale, le merci con tempi di consegna particolarmente stretti. Possono essere coinvolte anche le imprese che lavorano con scorte ridotte e dipendono da forniture regolari di componenti, materie prime e imballaggi. Al momento parlerei di filiere sotto pressione e di rischi crescenti”. L’emergenza, che interessa soprattutto le regioni meridionali, rischia di allargarsi anche alle regioni del Centro-Nord. Veneto, Lombardia e Toscana accusano i primi sintomi legati ai problemi di approvvigionamento di frutta e verdura. “L’impatto – spiega Falteri – dipende dalla durata delle interruzioni e dalla capacità di riorganizzare le consegne. Se i rallentamenti si prolungheranno e coinvolgeranno i principali corridoi nazionali, i ritardi potrebbero propagarsi”.

Nel frattempo , Uil e UilTucs Sicilia hanno inviato una formale diffida alle principali catene della grande distribuzione attive nell’Isola, tra cui Lidl, Eurospin, MD, Gruppo Arena, Penny Market e Gruppo Rocchetta, chiedendo un riscontro scritto entro 48 ore. Al centro la “riorganizzazione del lavoro” nei punti vendita. “Dalle segnalazioni dei lavoratori emergono richieste di uscita anticipata, mancate presentazioni al turno e possibili rientri in servizio con preavviso minimo, in attesa dell’arrivo delle merci – denunciano i sindacati –. Si trattta di situazioni che rischiano di tradursi in decurtazioni salariali, imposizione di ferie e permessi o modifiche arbitrarie degli orari”.