Roma, 7 settembre 2026 – Dodici milioni di tonnellate di C02 verranno ‘catturate’, trasportate via nave e stoccate in modo permanente sotto il Mare del Nord norvegese. L’anidride carbonica verrà estratta e liquefatta direttamente dai gas generati durante la produzione di ammoniaca e fertilizzanti nel sito di stoccaggio di Sluisk, un villaggio nella provincia della Zelanda, nei Paesi Bassi.
Inaugurato oggi, Yara International è il più grande impianto di stoccaggio del carbonio o (CCS) in Europa. La CO verrà trasportata via nave e stoccata in modo permanente sotto il Mare del Nord norvegese presso l’impianto norvegese di Northern Lights: la C02 verrà trasportata via nave fino al terminal di Øygarden – vicino a Bergen, sulla costa occidentale – e poi depositata nel sito di stoccaggio sotterraneo situato a 2.600 metri sotto il fondo del Mare del Nord. Il progetto è finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del ‘Connecting Europe Facility’.
Come funziona: dal trasporto allo stoccaggio sotto i fondali norvegesi
Il progetto di stoccaggio della CO2 Northern Lights si trova in Norvegia, con un terminale di ricezione a Øygarden, nella contea di Vestland, sulla costa occidentale e un sito di stoccaggio sotterraneo situato a 2.600 metri sotto il fondo del Mare del Nord. La C02 liquida proveniente dai Paesi Bassi viene scaricata dalle navi cisterna e temporaneamente raccolta in grandi serbatoi prima di essere inviata al mare. Qui un tubo sottomarino lungo circa 100 chilometri collega il terminal di Øygarden con la zona di iniezione in mare aperto.
Il sito di stoccaggio offshore si trova a 100-110 chilometri al largo della costa norvegese. La CO₂ viene pompata in profondità – a 2.600 metri sotto il fondo marino – dentro una struttura rocciosa naturale chiamata acquifero salino.
Alleanza Verde UE-Norvegia sul clima
Si prevede che l’impianto industriale di fertilizzanti catturerà e liquefarà fino a 800.000 tonnellate di CO all’anno provenienti dalla produzione di ammoniaca. Questo progetto transfrontaliero è il risultato diretto dell’Alleanza Verde UE-Norvegia firmata nel 2023: un esempio concreto dei vantaggi della cooperazione europea, che combina investimenti privati e sostegno pubblico e riunisce industria, UE, Stati membri e Norvegia.
La cerimonia di inaugurazione di oggi – alla quale ha partecipato il Commissario per il Clima, le Emissioni Zero e la Crescita Pulita, Wopke Hoekstra – ha rispecchiato questa partnership con la presenza del primo ministro norvegese Jonas Gahr Stre, del premier olandese Rob Jetten e del presidente e Ceo di Yara International, Svein Tore Holsether.
L’obiettivo: bloccare le emissioni di 12 milioni di Co2 in 15 anni
L’impianto Yara di Sluiskil rappresenta un investimento strategico per la decarbonizzazione industriale e la competitività dell’Europa. Si prevede che catturerà e stoccherà circa 12 milioni di tonnellate di CO nei prossimi 15 anni. Promuoverà la riduzione delle emissioni provenienti da industrie ad alta intensità energetica come quelle dei fertilizzanti e dell’ammoniaca. Favorirà l’innovazione, la creazione di una solida base industriale e lo sviluppo di questa tecnologia pulita, come sottolineato nel ‘Clean Industrial Deal’ e nella recente proposta di revisione del Sistema di Scambio di Emissioni dell’UE.
Commissario Ue: “L’Europa ha bisogno di soluzioni climatiche concrete”
“L’Europa ha bisogno di soluzioni climatiche concrete che producano riduzioni reali delle emissioni, rafforzando al contempo la competitività industriale”, ha detto il commissario per il Clima Ue, l’olandese Wopke Hoekstra. E ha aggiunto: “Il progetto di cattura e stoccaggio del carbonio di Sluiskil dimostra cosa sia possibile realizzare quando innovazione e cooperazione transfrontaliera si uniscono. Questo è esattamente il tipo di progetto di cui l’Europa ha bisogno per coniugare l’ambizione climatica con una base industriale solida e resiliente”.
L’estate 2026 è la più calda dal 1950
Intanto il cambiamento climatico non si ferma. L’estate 2026 è la più calda dal 1950, con una temperatura media su tutto il territorio italiano di 24,3°C a due metri dal suolo. A confermarlo sono le sintesi delle analisi sui valori di temperatura registrati in Italia dal 1950 ad oggi fornite dall’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe). Le elaborazioni sono state implementate a partire dal dataset Era5 Land dell’Ecmwf (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts).
Il 2026 ha visto in rialzo le temperature di tutti i mesi, fino ad agosto, rispetto all’anno precedente. Proprio nello scorso mese di agosto si è registrato lo scostamento maggiore, con una temperatura media sul territorio nazionale di 25,6°C e un’anomalia termica di +5,2°C rispetto alla temperatura media nel mese di agosto della climatologia 1951-1980 (pari a 20.4 gradi) e di +3,5°C rispetto alla media di agosto della climatologia 1991-2020 (pari a 22,1).
“La media di 25,6 gradi Celsius registrata ad agosto 2026 supera i precedenti record di 24,6°C del 2024 e di 24°C raggiunti nell’agosto 2017 – spiega il ricercatore del Cnr-Ibe Lorenzo Arcidiaco –. I dati fanno presagire che il 2026 possa concludersi come l’anno più caldo dal 1950. Le Heat Map, che rappresentano una classifica mensile di temperatura media da quell’anno a oggi, mostrano per la prima volta consecutivamente il luglio e l’agosto più caldi in assoluto”.
“Quest’anno già in primavera si era raggiunta una temperatura media record per la stagione, 12,1 gradi a due metri dal suolo, pari a quella registrata nel 2024, anno più caldo in assoluto dal 1950”, prosegue il ricercatore Cnr-Ibe. Nel periodo gennaio-agosto, aumenta a circa il 70% anche la percentuale di territorio nazionale con anomalie di temperature superiori a un grado; e circa il 40% la percentuale di territorio nazionale con anomalie superiori a due gradi.
Cosa sta succedendo: il caso italiano
“Le superfici esposte ad anomalia termica sono molto significative, con una concentrazione nelle aree di pianura del nord-ovest e appenniniche – osserva Arcidiaco –. In gran parte si tratta di superfici coltivate che, esposte a una temperatura superiore e, in alcune aree, a un periodo di siccità, fa sì che il settore primario sia quello più colpito”.
A conferma di queste prospettive – continua il Cnr – giungono le elaborazioni dei dati Gsod (Global Summary of the Day) e Ogimet (basato in prevalenza su dati Noaa) riguardanti Roma, Firenze e Torino, che nei mesi di giugno, luglio e agosto 2026 sono state tutte e tre colpite più volte da ondate di calore, ossia periodi in cui le temperature massime hanno superato il 90esimo percentile per almeno sei giorni consecutivi.