Clima, il governo francese condannato per la sua inazione

Tra il 2015 e il 2018 registrato uno sforamento di 62 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Il tribunale amministrativo di Parigi ha stabilito che l’esecutivo transalpino dovrà rimediare entro la fine del 2022

L’aver abbattuto le emissioni di sostanze inquinanti meno di quanto promesso costerà caro al governo francese. Il tribunale amministrativo di Parigi, nell’ambito di un processo ribattezzato dalla stampa transalpina l’“Affaire du siècle”, ha infatti stabilito che l’esecutivo dovrà rimediare entro la fine del 2022 alla sua inazione climatica.

Dopo il richiamo del febbraio scorso, arriva dunque una sentenza storica in base alla quale il governo è obbligato sul piano legale a correre ai ripari con azioni concrete. Prima della Francia era toccato alla Germania, al cui governo è stato però imposto il più generico obbligo di proteggere le generazioni futuro e di puntare su piani di abbattimento delle emissioni più ambiziosi per i prossimi anni.

Tornando alla decisione del tribunale amministrativo di Parigi, l’avvio del procedimento risale al 2019 grazie alla perseveranza delle ong Notre affaire à tous, Greenpeace, la branca francese di Oxfam e la fondazione Nicolas Hulot. Sotto accusa le performance ambientali sotto le aspettative del triennio 2015-2018, nel corso del quale è stata sforata quota 62 MtCO2e (milioni di tonnellate di CO2 equivalente). Considerato che nel frattempo la pandemia ha contribuito parzialmente a compensare per gli sforamenti, entro la fine del prossimo anno la Francia dovrà rientrare di 15 MtCO2e. Entro la fine del prossimo anno, il governo deve adottare le misure necessarie per rientrare da questa quantità di gas serra rilasciata in eccesso.

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