Come funziona lo Stabilicum 2.0, premio di maggioranza e sbarramento. La nuova legge elettorale in Aula a giugno

Roma, 27 maggio 2026 – Doveva essere uno scatto da centometristi, e così sarà. I capigruppo di maggioranza alla Camera hanno fissato l’approdo della nuova legge elettorale per il 26 giugno. Montecitorio l’approverà a luglio; al Senato, invece, il via libera lampo resta solo una speranza, pur contingentando i tempi. L’opposizione va all’attacco sul metodo: il documento finale “è sbucato in commissione ieri alle 19:00”, insorge. Una versione simile, “ma non identica”, a quella di febbraio. Chiara Braga (Pd) si appella al presidente della Camera Lorenzo Fontana contro le forzature “sul testo e sui tempi”. Le fa eco Filiberto Zaratti (Avs): “Ci impediscono ogni discussione, vogliono andare al voto subito”. Per Riccardo Magi (+Europa) si ignorano i moniti della Consulta: “La Corte raccomanda di non varare leggi elettorali nell’anno del voto”. Dal centrodestra respingono le accuse: “Il provvedimento tiene conto delle osservazioni emerse durante le 70 audizioni in commissione”, taglia corto il relatore Angelo Rossi (FdI).

D’altronde, se Giorgia Meloni vuole correre, il campo largo mira al passo di tartaruga, sperando di sforare il calendario e votare col vecchio Rosatellum. Esigenze opposte, ma il pallino resta alla maggioranza e alla premier, che vuole arrivare a dama anche prima dell’autunno.

Come funziona lo Stabilicum

L’impianto normativo rimane lo stesso: scompaiono i collegi maggioritari, vero pomo della discordia che avrebbe favorito il centrosinistra. Al loro posto resiste il premio di maggioranza, anche se rivisto al ribasso. Nello Stabilicum 2.0, la soglia per agguantare il bonus sale dal 40 al 42% e spariscono i ballottaggi: se non c’è un vincitore, gli scranni si assegnano con un proporzionale puro. L’assegnazione scatta solo se i risultati coincidono nei due rami del Parlamento. Scende anche il tetto massimo per chi vince: da 230 a 220 alla Camera e da 114 a 113 al Senato, fissando il limite del 55% a Montecitorio e una quota analoga a Palazzo Madama (sembra più alta per via dei senatori a vita). In questo modo, sottolinea la maggioranza, non è più possibile raggiungere il 60% dei seggi complessivi. Visto che la dote di governabilità è fissa (70 deputati e 35 senatori), se la coalizione vincente dovesse sfondare il tetto massimo sommando quest’ultima e il proporzionale, i seggi di troppo verrebbero tagliati dalla quota proporzionale. Inoltre, dal calcolo nazionale restano fuori Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta. Spuntano poi due inediti. C’è una stretta sul voto all’estero contro furti o smarrimenti (misure per la stampa, qr code). E diventa obbligatorio indicare il candidato premier, pena l’inammissibilità della lista. Una scelta che costringerà Elly Schlein e Giuseppe Conte a sciogliere in fretta il nodo leadership. Resta intatto il doppio listino bloccato (di partito per il proporzionale, di coalizione per l’incentivo di maggioranza). Ancora: soglia di sbarramento inchiodata al 3%, per rispettare il patto Meloni-Calenda. Più che un regalo, un espediente per evitare che gli elettori di Azione fuggano verso il “voto utile” a sinistra. Mossa che rischia l’effetto boomerang a destra: se Futuro Nazionale restasse fuori dalla coalizione, farebbe al centrodestra lo stesso danno di Calenda.

Il nodo preferenze 

Il vero nodo restano le preferenze. Nel testo concordato nel centrodestra non c’è traccia, ma la maggioranza assicura che la palla passerà al Parlamento. Se ci sarà un emendamento – ed è certo – l’aula deciderà a scrutinio segreto. “Il testo è assolutamente emendabile, se arriva una proposta condivisibile la approviamo”, promette Giovanni Donzelli (FdI). In ogni caso, pur spingendo sull’acceleratore come vuole Palazzo Chigi, questa riforma sarà una corsa a ostacoli. Se la Corte costituzionale dovesse impugnare qualche articolo – ipotesi possibile – i margini per rimetterci mano sarebbero drammaticamente stretti. Ed è per questo che via della Scrofa la parola d’ordine è una sola: farsi trovare pronti. Per ogni evenienza. Anche un voto anticipato.