«Alla fine di questa settimana avremo, spero, il nuovo Governo. Dovrà essere all’altezza delle sfide di questo periodo. E dovrà essere un governo di persone capaci e meritevoli. Solo così l’Italia si salva»: concluse così Matteo Renzi nella Enews 1 febbraio, uscita mentre è sospesa la riunione sul programma di Governo alla Camera (riprenderà alle 14.15). Secondo le fonti del CorSera, il tavolo procede tra toni concilianti ma molto a rilento su punti del “contratto”: in tutta la mattina si sarebbe messo a punto solo il tema del Lavoro, rischio forte dunque che entro sera non solo non si avrà un programma in pillole ma nemmeno un nome unitario che Fico possa comunicare a Mattarella per il ruolo di nuovo Presidente del Consiglio.
Nella sua Enews, il leader di Italia Viva non si sbilancia ancora sul nome di Conte ma mette alcuni punti importanti e dirimenti per l’accordo finale: MES sanitario, via il commissario Arcuri, piano vaccini da rifare e Recovery Fund da correggere riportandolo al Piano Colao della scorsa estate. «Se non ci fosse stata Italia Viva questa discussione non l’avrebbe fatta nessuno. Ora molti si sono accorti che la nostra era una battaglia giusta nel merito, ma continuano a contestarci il metodo», attacca ancora Renzi.
PD “CONTE-GUALTIERI PUNTI FERMI”. IL NODO MEF
Alle 13 ci sarà una pausa sul tavolo tecnico delle Consultazioni alla Camera e così il Partito Democratico ha convocato l’ufficio politico centrale per dirimere alcuni punti sul programma da destinare al prossimo Governo. «Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri sono dei punti fermi, sono cose che non vanno nemmeno ripetute perché poi diventano una notizia», ha spiegato stamane il segretario Pd Nicola Zingaretti a margine di un evento di Regione Lazio.
Proprio il nodo dell’Economia è stato uno dei punti più affrontati dai partiti con il Presidente Fico, con il Ministero retto da Gualtieri che resta in “bilico”: «non c’è alcun veto nei confronti di nessuno, non è un problema di persone, non lo è nei confronti del presidente del Consiglio o dei singoli ministri, vogliamo discontinuità nella linea politica rispetto alla passato», fa sapere Ettore Rosato di Italia Viva, proprio uno dei nomi dati come possibile alternativa a Gualtieri qualora il MEF venisse cambiato nel prossimo Governo Conte-ter. Nei retroscena e totoministri fatti negli ultimi giorni in quel ruolo potrebbero ambire anche Fabio Panetta (board BCE) e Ernesto Maria Ruffini (Agenzia delle Entrate), entrambi nomi assai graditi a Renzi. Resta evidente che il tavolo sul programma di Governo non potrà esulare dai nomi forti per far nascere il Governo: per cui MEF e soprattutto Palazzo Chigi, con l’ipotesi Draghi che ancora non sembra tramontata.
Al lavoro a @Montecitorio in Sala della Lupa. pic.twitter.com/zg30FxYxIY
— Roberto Fico (@Roberto_Fico) February 1, 2021
COSA CHIEDE RENZI
Scatta in questi minuti il tavolo sul programma alla Camera, nel secondo giro di Consultazioni con il Presidente Roberto Fico: «Dagli incontri con le forze politiche è emersa la disponibilità comune a procedere su un confronto sui temi e punti programmatici per raggiungere una sintesi», lo ha ribadito l’esponente M5s incaricato da Mattarella entro domani di “risolvere” la crisi di Governo. È saltata ieri la riunione della “fronda M5s” anti-Renzi, mentre si sarebbe tenuta quella dei parlamentari grillini con i propri capigruppo che oggi siedono al tavolo di Governo con gli omologhi del Pd, Iv, LeU.
«Sul ricorso al Mes la trattativa non ci sarà, per il M5S la discussione su questo è chiusa: per noi attivarlo è impossibile perché non terremmo, il gruppo esploderebbe», dice all’Adkronos un esponente di primo piano del M5s. Nella Sala della Lupa a Montecitorio le trattative cominciano e la stessa fonte interna al M5s fa sapere all’Adn «Un punto di caduta potrebbe essere quella di dire a Renzi di non alzare la posta sul Mes, ma di riscrivere insieme i saldi del Recovery facendo in modo di destinare più fondi, più risorse alla sanità». Resta però il nodo Conte, con Renzi che ancora non ha sciolto le riserve sul nome dal proporre per guidare l’esecutivo fino al termine della Legislatura: condizioni programmatiche, squadra di Governo e commissario anti-Covid, al momento su questi tre punti Faraone e Boschi tratteranno con gli omologhi capigruppo, ben consci che però la partita più importante – quella di Palazzo Chigi – è ancora appesa ad un filo.
TAVOLO SUL PROGRAMMA DI GOVERNO
Si rinnova il secondo giro di Consultazioni per la crisi di Governo guidate dal Presidente della Camera Roberto Fico, incaricato lo scorso 29 gennaio dal Presidente Mattarella al “mandato esplorativo” per trovare all’interno della maggioranza uscente i “profili” giusti per continuare la Legislatura fino al 2023. Ieri si è chiuso il primo ciclo di incontri con tutti i partiti che hanno espresso l’intenzione di far parte della “nuova maggioranza di Centrosinistra”, e un risultato c’è stato: tutti i movimenti, compresa Italia Viva di Matteo Renzi, si sono detti disposti di sedersi ad un tavolo per tracciare il programma potenziale per il prossimo Governo. E così dalle ore 9.30 di stamane alla Camera il Presidente-esploratore Fico incontrerà le delegazioni dei capigruppo – senza leader dunque – dei principali partiti che già facevano parte del Conte-bis: Ettore Licheri e Davide Crippa per M5s; Andrea Marcucci e Graziano Delrio per Pd; Federico Fornaro e Loredana De Petris per LeU; Davide Faraone e Maria Elena Boschi per Italia Viva. Rimandato per il momento l’incontro-scontro con i 4 leader (Zingaretti, Crimi, Speranza e Renzi) anche se non è escluso che possa avvenire già in serata, qualora il tavolo sui contenuti del programma andasse bene.
IL FATTORE RENZI
«Questa non è la fase in cui dobbiamo discutere di nomi ma dobbiamo cercare una sintonia sui contenuti, sul programma. Abbiamo il problma di mettere il paese in condizione di affrontare le emergenze. Noi saremo molto categorici su questo: in questi due giorni che abbiamo davanti», così ieri il presidente di Italia Viva Ettore Rosato sottolineava quanto già ribadito da Renzi alle Consultazioni da Fico. Al momento di “nomi” – cioè di Premier – non si parla, bensì occorre tracciare un programma di Governo unitario che possa far ripartire l’Italia dopo la crisi stagnante degli ultimi mesi. L’impressione è che Renzi continui ad alzare la “posta”, ormai giunta ad un livello assai delicato: come ben spiega il direttore del Foglio Claudio Cerasa nella sua “lettura” della crisi, «Renzi alza il prezzo per il TrisConte puntando su 4 temi: giustizia, lavoro, scuola, Recovery (deleghe Mef). Perché la formula “contratto di governo”? Per poi dire: se siamo d’accordo sui temi un premier vale l’altro. Anche un Draghi? Dipenderà da FI. Prossime 24h decisive». Pd e M5s, come del resto anche LeU, Europeisti, Autonomie e Maie, puntano solo sul Conte-ter come opzione ma servono i voti dei renziani altrimenti l’esecutivo non potrà nemmeno concepire di poter nascere. Con lo spauracchio delle Elezioni che resta sempre vivo, tutti sanno che i cordoni di una maggioranza solida può avvenire riportando l’ex Premier fiorentino all’interno della maggioranza: ma le liti interne al M5s e un Pd tutt’altro che “deciso” sull’unica figura di Conte come opzione rendono ancor più firbillante l’attesa per il colloquio che tra domani e mercoledì il Presidente Fico dovrà svolgere al Quirinale da Mattarella.
CRISI GOVERNO: QUALI SCENARI RIMANGONO
Renzi ancora ieri ha insistito sull’opzione politica come principale per risolvere la crisi di Governo, anche se «nel caso in cui questa dovesse fallire accompagneremmo con rispetto le decisioni del capo dello Stato. Ora una cosa alla volta, prima proviamo a fare il governo politico». Resta dunque in pista l’ipotesi del Governo istituzionale con un possibile appoggio di Forza Italia e Lega per un esecutivo che traghetti l’Italia durante i primi mesi del Recovery Fund e verso le Elezioni nel prossimo anno. Mentre oggi alle Consultazioni da Fico si dovrà parlare con i capigruppo dei temi-cardine del prossimo “Contratto di Governo”, sul tavolo politico le opzioni in gioco restano sostanziale tre: un Conte-ter con un maxi-rimpasto e almeno 4 ministeri per Italia Viva; un Governo con l’attuale maggioranza ma con Premier diverso (con il totonomi su Franceschini, Guerini, Patuanelli o lo stesso Fico); infine il “piano C” di Mattarella, qualora fallissero le trattative, ovvero l’appello ad un Governo di unità nazionale con il “rientro” di Forza Italia e Lega e uno tra Mario Draghi, Marta Cartabia o Fabio Panetta (abile membro board BCE) a Palazzo Chigi.
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