Andrea Crisanti non usa mezzi termini per chiarire il suo punto di vista sull’epidemia e sul pericolo varianti: “La variante inglese in 15 giorni passa dal 10% tranquillamente al 60-70%, con le conseguenze che abbiamo visto in Inghilterra con più di 2mila morti al giorno. Bisogna mettersi una cosa in testa: l’agenda non la decidono né i politici né gli esperti, la decide il virus. Finché non lo controlliamo, la realtà è questa e bisogna mettersi l’anima in pace“. E’ con questa frase, pronunciata mentre era ospite di Agorà, su Rai 3, che il direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova ha chiarito come la scelta di chiudere gli impianti sciistici sia stato di fatto inevitabile: “Teniamo presente che questo è stato fatto per il bene degli italiani, non contro qualcuno. Se ad un certo punto la variante inglese è al 17%, che dobbiamo fare se lo abbiamo saputo 5 giorni fa? Dovevamo mantenere gli impianti aperti per fare in modo che si diffondesse e arrivasse al 30-40% con centinaia di morti?“. Un piccolo sassolino dalle scarpe, però, Crisanti ha voluto comunque toglierselo: “Se avessimo fatto il lockdown a dicembre e poi ora il controllo delle varianti, noi oggi avremmo gli impianti” sciistici “aperti probabilmente. Se lo avessimo fatto, non avremmo le varianti al 20% e potremmo programmare questo periodo in maniera completamente diversa“.
CRISANTI, “VARIANTE INGLESE TRA 15 GIORNI AL 70%”
Secondo l’esperto, come riportato da AdnKronos, “è stata una sfortuna che la decisione” di prorogare lo stop degli impianti sciistici “sia stata presa con così poco anticipo. Io sono il primo che ha sempre detto che ci vuole trasparenza e che bisogna dire le cose con largo anticipo per prepararsi. Però è anche vero che abbiamo saputo per la prima volta che la variante inglese aveva un’incidenza del 17-18% 5 giorni fa, perché finalmente 5 giorni fa è stato fatto il primo campionamento a tappeto in Italia ed è chiaro che una percentuale del 17-18% non poteva essere ignorata“. Crisanti, però, insiste sul fatto che chi, come Walter Ricciardi, abbia lanciato l’allarme, non abbia fatto inutile terrorismo mediatico, anzi: “Ha fatto benissimo a sollevare l’allarme” sulla necessità di un lockdown totale, “perché i politici anche nel passato si sono mossi sempre in ritardo, sempre. Speranza? Io penso che il ministro sia stato consigliato a volte bene, a volte meno bene, ma sicuramente se ha avuto un problema è stato quello di esitare di fronte a spinte di parte. Se noi a maggio avessimo prolungato il lockdown per altri 15-20 giorni avremmo azzerato i contagi e avremmo potuto blindare l’Italia e probabilmente oggi staremmo in una situazione vicina a quella della Corea del Sud o della Nuova Zelanda. Ma naturalmente c’era chi doveva aprire le spiagge, chi doveva fare le discoteche. Era un continuo. L’agenda, ribadisco, la detta il virus, non il politico o il commerciante. Non discuto, saranno sicuramente interessi legittimi, ma se continuiamo così non ne usciamo più“.
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