Dal pediatra fino a 18 anni, la proposta nella bozza della riforma dei medici di famiglia

Come chiesto anche dalla Federazione dei medici pediatri, l’ultima novità nella bozza di decreto sui medici di famiglia prevede che si possa andare dal pediatra fino a 18 anni (la legge oggi prevede come soglia i 14 anni, 16 per patologie particolari). Ad introdurla è l’articolo 3 che prevede che l’età di esclusiva per l’iscrizione al pediatra di libera scelta venga estesa dalla nascita fino al compimento del diciottesimo anno di età. Per le famiglie significa che un ragazzo potrà restare dallo stesso pediatra per tutta l’infanzia e l’adolescenza senza essere costretto a passare al medico di famiglia al compimento del 14esimo anno.

Oltre ai medici stessi, a chiederlo erano molti genitori che vedevano in questa norma la possibilità di offrire ai loro figli continuità assistenziale in fase di sviluppo. Anche perché con il calo delle nascite costringe a riorganizzare il lavoro di questa categoria.

Dal pediatra fino a 18 anni, la proposta nella bozza della riforma dei medici di famiglia
Foto Ansa

Dal pediatra fino a 18 anni, quanto costerà al Ssn

Il costo dell’operazione è consistente: mantenere i ragazzi in carico al pediatra fino ai 18 anni costerà al Servizio sanitario nazionale 523,7 milioni di euro in più all’anno. Ciò è dovuto alla remunerazione media per assistito dei pediatri che è di 175 euro l’anno contro i 91 euro l’anno dei medici di famiglia. Servirebbero inoltre circa 1.300 pediatri in più sul territorio. 

Oggi inoltre i pediatri possono avere al massimo 1.000 assistiti. La bozza prevede che il limite massimo di assistiti sia identico per medici di famiglia e pediatri di 1.500 pazienti ciascuno.

La bozza recepisce quanto chiesto dai pediatri

Estendere la fascia di competenza della pediatria di famiglia fino ai 18 anni aprirebbe nuove importanti prospettive a tutela del benessere dei ragazzi e delle famiglie dato che attualmente gli adolescenti sono considerati una “terra di mezzo” dell’assistenza sanitaria proprio nella fase in cui aumentano fragilità e bisogni di salute. A sostenerlo è Antonio D’Avino, presidente nazionale della Fimp (Federazione italiana medici pediatri) in apertura del 52esimo Congresso nazionale sindacale della federazione che si è svolto a Roma nel mese di marzo.

Per D’Avino “l’adolescenza è un passaggio complesso, caratterizzato da vulnerabilità biologiche, psicologiche e sociali, in cui si concentrano fragilità emotive, difficoltà identitarie e comportamenti a rischio. Oggi la transizione alla medicina dell’adulto è spesso disorganizzata e può tradursi in discontinuità assistenziali e abbandono dei percorsi di cura. Il pediatra di famiglia è il riferimento più adeguato: conosce il paziente fin dall’infanzia, intercetta precocemente i segnali di disagio e accompagna la crescita anche sul piano educativo e relazionale”.

A rendere ancora più urgente il tema è il cambiamento dei bisogni di salute: disturbi psicologici e dell’umore, comportamenti a rischio legati all’uso di alcol e droghe, disturbi alimentari, ritiro sociale, rapporto problematico con il web e i social, oltre all’aumento di patologie croniche come l’obesità. A questi fattori, come detto, si aggiunge un elemento strutturale: il calo della natalità, che sta ridisegnando il fabbisogno assistenziale sul territorio. In questo scenario, secondo la Fimp, l’estensione dell’assistenza pediatrica fino ai 18 anni rappresenta non solo una risposta ai nuovi bisogni degli adolescenti, ma anche una leva di sostenibilità, valorizzando competenze già presenti e adattandole ai cambiamenti socio-demografici.

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