Alberto Stasi sta scontando una condanna definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007. È l’unico condannato in via definitiva per quel delitto. Tuttavia, le recenti novità investigative riaccendono il dibattito. In particolare, l’avviso di conclusione delle indagini della procura di Pavia nei confronti di Andrea Sempio ha aperto nuovi scenari.
Secondo il suo legale, l’avvocato Antonio De Rensis, “ha una speranza sempre più crescente, ma anche un equilibrio che lo fa rimanere con i piedi per terra, consapevole della sua situazione attuale di detenuto, consapevole altrettanto che questa è un’indagine seria e che forse ci permetterà di lavorare intensamente e nel tempo più veloce possibile, compatibilmente con la mole degli atti, per preparare una richiesta di revisione”.
La complessità della revisione del processo
L’ipotesi di revisione del processo resta però complessa e tutt’altro che automatica. A chiarirlo è l’avvocato Giuseppe Ledda, esperto dell’Unione delle Camere penali italiane: “Bisogna portare degli elementi nuovi e immagino che, con la discovery del fascicolo, gli avvocati di Stasi cercheranno di trarre elementi di novità che vanno a collidere con quanto affermato dalle sentenze di condanna”.
La revisione, infatti, può essere concessa solo in presenza di prove realmente nuove e decisive, in grado di mettere in discussione l’impianto delle sentenze già passate in giudicato.
Possibili risarcimenti in caso di errore giudiziario
Se una revisione dovesse portare all’annullamento della condanna, si aprirebbero anche scenari economici importanti. Secondo Ledda, esistono diversi livelli di risarcimento. “Si può chiedere un risarcimento per l’ingiusta detenzione e, in astratto, il risarcimento viene computato per ogni giorno in cui si ha ingiustamente patito la pena, con un valore giornaliero, fino a 235 euro al giorno per un massimo di oltre 515mila euro”.
Ma non solo: “Se si ritiene che vi siano i presupposti, si può intentare una causa civile per chiedere il danno morale o esistenziale e che, in proporzione al danno patito, può essere molto superiore arrivando anche a milioni di euro”.
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