I sondaggi raccontano una sfida elettorale in Israele tutt’altro che “chiara”: urne aperte in tutto il Paese per le quarte Elezioni politiche in 2 anni, con più di metà della popolazione già immunizzata da una sbalorditiva campagna di vaccinazione anti-Covid. Proprio su questo – come raccontiamo nei vari focus alla vigilia del voto qui sotto – Bibi Netanyahu punta forte per ottenere quel gruzzolo di voti in più rispetto ad un anno fa evitando così la trafila delle alleanze che potrebbe portare ad un nulla di fatto per la quarta volta consecutiva dal 2019 fino ad oggi. L’impressione è che però “Bibi” al netto del successo delle vaccinazioni, potrebbe pagare il contraltare dei lockdown tra i più duri al mondo nei mese scorsi, con una crisi economica che si è fatta sentire pesantemente.
Ad oggi, secondo le proiezioni dei seggi frutto degli ultimi sondaggi disponibili, lo stallo alla Knesset potrebbe ancora profilarsi con un’incognita in più: il peso del voto arabo a poche settimane dalle Elezioni in Palestina potrebbe sconvolgere ulteriormente le già intricate lotte per la maggioranza in Parlamento. Come spiega l’editorialista e autore di diversi volumi sulla storia politica di Netanyahu, Anshel Pfeffer, nell’intervista odierna all’Avvenire «Netanyahu è sempre riuscito ad adattarsi a tutti i cambiamenti interni alla società israeliana, e i suoi 30 anni di carriera politica ne sono una conferma. Lo farà anche ora […] Ma ciò che fa di Netanyahu un leader indiscusso nella storia, non solo di Israele, è la sua capacità di tenere insieme l’impossibile. Per questa sua partita di poker, farà sedere allo stesso tavolo arabi ed ultraortodossi, in un casinó collocato nel bel mezzo del Medio Oriente».
ISRAELE, LE ELEZIONI DEL 23 MARZO 2021
Si profila ancora una volta una Knesset frammentata quella che potrebbe uscire dai risultati delle Elezioni Politiche in Israele: quelle di oggi 22 marzo 2021 sono le quarte in 2 anni, un autentico record per il Paese che sta provando ad uscire in maniera rapida dall’emergenza sanitaria con una delle più efficaci campagne vaccinali a livello mondiale. Urne aperte per tutta la giornata in Israele, con rigide misure anti-Covid ai seggi e un dispiegamento di mezzi e forze davvero ingente: il voto è ancora una volta un “referendum” sulla persona di Benjamin Netanyahu, leader incontrastato del Likud e Premier in carica ma impossibilitato ancora una volta a trovare l’alleanza giusta con le minoranze, motivo per cui si torna di nuovo al voto ad un anno praticamente dall’ultima volta (era il 2 marzo 2020).
I sondaggi al momento lo vedono ancora in testa più che altro per “mancanza” di avversari con il medesimo consenso alla vigilia: non c’è più Benny Gantz, leader della sinistra, sfiduciato dai suoi elettori dopo l’accordo di Governo espresso proprio un anno fa. Yair Lapid – leader del Yesh Atid – resta l’unico rivale reale che potrebbe scalzare il Premier alla guida di Israele in 12 degli ultimi 15 anni di potere. Likud nei sondaggi resta stabile a 29 seggi conquistabili alla Knesset, seguito dai 19 del partito di Csx Yesh Atid: al terzo posto Gideon Sa’ar con Nuova Speranza con 10 seggi, poi Avigdor Lieberman con Israele la Nostra Casa (7 seggi) e Naftali Bennet per Yamina (destra, 11 seggi).
NETANYAHU ALLA PROVA DEL COVID
Per evitare una quinta incredibile elezione, dovrebbero esserci delle maggioranze convincenti per Likud o Yesh Atid: così però non pare dai sondaggi della vigilia, il che costringerà nuovamente i partiti a tentare una coalizione una volta che saranno resi ufficiali i risultati in arrivo domani. In attesa del voto – con la consueta diretta sul nostro sito con aggiornamenti e proiezioni sia prima che dopo le Elezioni Politiche israeliane – le principali ipotesi vedono centrali le figure di Sa’ar e Bennett: entrambi hanno infatti scelto di sfidare “Bibi” all’interno del fronte nazionalista. Per il momento i due leader, in aggiunta anche Lieberman, hanno annunciato di non voler creare un Governo dove sia ancora Netanyahu il perno centrale: questo però vorrebbe dire per il Likud tentare una sponda con lo Yesh Atid di Lapid, una riedizione di quanto avvenuto a marzo 2020 con l’asse Bibi-Gantz poi non decollato definitivamente.
Se però alla fine neanche i voti di Bennett dovessero bastare a una delle due fazioni in gioco, si potrebbe creare lo scenario per cui decisivo sarebbe il piccolo partito islamico guidato dal parlamentare arabo Mansour Abbas. Se neanche con questi asset si riuscisse a trovare un accordo, allora le quinte Elezioni in 2 anni potrebbero essere di là da venire: per Netanyahu però, a differenza di un anno fa, si può giocare il “fattore Covid” con una vaccinazione da record che sta portando il Paese a riaperture e una vita se non come prima della pandemia sicuramente meglio del lungo lockdown che ha afflitto Israele per mesi. Come ha ben spiegato però Filippo Landi nell’intervista al nostro quotidiano, «La maggioranza degli israeliani nei tanti sondaggi alla domanda “lei vuole Netanyahu premier” risponde di no, ma alla domanda “lei per quale partito voterebbe” dicono Likud. C’è quindi una maggioranza relativa di destra che continua a votare per il Likud, facendo una scelta contraddittoria, ma la realtà è che non ci sono persone in grado di sostituire l’attuale premier».
ELEZIONI ISRAELE, QUARTA VOLTA IN 2 ANNI: I PRECEDENTI
Dal 9 aprile 2019 al 23 marzo 2021: due anni in cui è successo di tutto in Israele, pure una pandemia mondiale. La crisi politica si apre nel novembre 2018 quando il leader del partito ultra-nazionalista Avigdor Lieberman – all’epoca ministro della Difesa – abbandona il Governo costringendo il premier Netanyahu alle Elezioni anticipate. I risultati sono però ambigui: i due principali contendenti – Bibi e il nuovo partito Blu e Bianco di Benny Gantz – ottengono 35 seggi a testa sui 120 totali: dopo negoziati serrati durate settimane, il leader del Likud rimette il mandato al Presidente della Repubblica Reuven Rivlin convocando nuove Elezioni il 17 settembre 2019. Lo scenario però non cambia: 33 a 32 per Blu e Bianco, con Gantz che rifiuta l’unità nazionale con Netanyahu ma fallisce nel tentativo di formare un Governo di centrosinistra.
Si torna a riaprire le urne il 2 marzo scorso, con gli esiti che abbiamo imparato a vedere negli ultimi 12 mesi: 36 seggi del Likud contro i 33 di Gantz il quale però – con l’appoggio di 61 deputati complessivi – ottiene l’incarico e fallisce ancora nella tentata coalizione. Il 20 aprile, a sorpresa, i due rivali annunciano di aver trovato un accordo per un governo unitario d’emergenza per salvare Israele dalla pandemia Covid. 3 anni di Governo, 18 mesi di gestione a testa per Bibi e Benny: all’inizio sembra anche funzione l’intesa, ma il Blu e Bianco si rompe proprio per l’alleanza con l’odiato Likud e così la Knesset si trasforma in uno scenario di guerra politica costante che esplode a dicembre con la mancata approvazione della legge di bilancio. Elezioni anticipate, ancora una volta, con l’esito ancora tutto da scoprire.
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