Bologna, 20 ottobre 2026 – “Como va distrutta insieme” e “Bologna sabato prende fuoco come in guerra”. Annunci di guerriglie e scontri scritti in chat, una aperta in Emilia-Romagna e due in Lombardia, popolata da giovanissimi. Che hanno un obiettivo comune: replicare il ‘modello Milano’ e saccheggiare negozi, boutique e attività commerciali. Non è ancora rivoluzione, ma ‘rivolta’: “Movimento 17 ottobre”, il nome del gruppo su Telegram, già duplicato in “Movimento 24 ottobre”, data del “Acte 2”, come annunciato, in condivisione con profili simili francesi. La costruzione delle chat, nate inizialmente su WhatsApp e poi migrate su canali “più criptati e sicuri” per non essere intercettati dalle forze dell’ordine, come Signal, è la stessa: i ragazzi entrano attraverso un link d’accesso nella conversazione e votano dei sondaggi. In cui vengono riportati quali negozi prendere d’assalto.
A Como tra gli scambi sabato circolava anche un sondaggio con i negozi più ambiti da prendere di mira, dai monomarca di brand del lusso, fino alle catene di articoli sportivi. Chat scoperte dalla Digos, che si è infiltrata per avere informazioni in tempo reale, e per identificare organizzatori e partecipanti. Data e luogo non sono stati scelti a caso: “Sabato a Como è easy, perché c’è la partita e metà degli sbirri saranno impegnati”, dice uno dei partecipanti, che aggiunge “Voglio rubare da Lv e quei negozi lì”. Di furti e di assalti parlano, non di proteste. E poi raccomandazioni per procurarsi passamontagna. Ma verso sera il tenore cambia: “Si è saputo in giro di questa chat, sarà pieno di sbirri qui dentro”. Così le conversazioni vengono svuotate o chiuse, pronte a migrare su un altro account.
Nel magma dei social “l’organizzazione strategica e tattica spetta ad ogni città, in autonomia”, tramite Signal. Questa è l’indicazione generale, perché “più siamo diffusi, più siamo forti”: “Il nostro obiettivo e decentralizzare il più possibile questa rete, così che sia difficile per lo Stato reprimerci”, si legge. Tra i materiali scambiati in un ’topic’ specifico, vere e proprie guide: “Il manuale per smascherare uno sbirro in borghese”, “Ricette per il caos” e pure, in formato pieghevole, un volantino con consigli pratici su come bisogna comportarsi nelle piazze. “Safer in the street”. Così si intitola il documento. Più sicuri. Ma l’amministratore non sembra affatto avere intenzione di proteggere i ragazzini che popolano il gruppo. Non c’è scritto da nessuna parte di evitare le violenze. Tutt’altro. “Incanala la tua rabbia, buttala fuori, evita di tenerla dentro”. Questo uno dei consigli.
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Ancora suggerimenti come: scrivere il numero del proprio legale sul braccio, utilizzare acqua con malox per attenuare gli effetti dei lacrimogeni, e, naturalmente, non dire niente alla polizia se si viene arrestati. “Cerchiamo di sapere chi è stato preso ieri”. “Cinque persone rischiano 15 anni di galera”: questo il tam tam sul gruppo milanese nella giornata di ieri. Tra i consigli, d’altronde, anche “non lasciare da sol* chi avrà la sfortuna di non tornare a casa o verrà colpit* dalla repressione nei mesi successivi”.
A Bologna il copione non è molto diverso: nel pomeriggio di domenica, tre ragazzi (uno solo è maggiorenne, convocato poi in Questura quando la polizia ha scoperto il loro piano) aprono un gruppo WhatsApp. I partecipanti arrivano fino a 270 e, nel corso della serata, si iniziano a scegliere quali attività colpire. Per farlo, serve preparazione: “Passamontagna, tirapugni, picconi, mattoni e spaccavetri”. E nel delirio di luoghi e vetrine da distruggere, c’è qualcuno che punta alle forze dell’ordine: “Io ho un obiettivo: far saltare le camionette”. Dopo la scoperta del gruppo, gli organizzatori si sono spostati su Signal: “Non fermeranno la guerra”, assicura un utente.