ELEZIONI 2022, CALENDA ROMPE PATTO PD/ “Alleanza di Letta con sinistra non ha senso”

CALENDA ROMPE IL PATTO CON IL PD: DA PIÙ EUROPA INTANTO…

«Non intendo andare avanti con l’alleanza col Pd»: Carlo Calenda annuncia a “Mezz’ora in più” l’incredibile e clamoroso strappo con il patto costruito solo qualche giorno fa: «Sono stato ingenuo, ho creduto al PD. Letta ha detto no ai 5 Stelle che hanno votato la sfiducia a Draghi e hanno il 10% e dice si a chi ha un terzo del loro consenso e ha sempre votato contro». La politica – non solo nel Centrosinistra – guardava all’intervista di Carlo Calenda da Lucia Annunziata questo primo pomeriggio: si rincorrevano sempre più potentemente le voci di un possibile addio di Azione dall’accordo siglato con il Pd, temendo il fallimento del “campo largo” con la sinistra radicale, ma soprattutto quanto “sibilato” dal leader di Verde Popolare, Gianfranco Rotondi «Calenda fugge perché il PD ha l’accordo in tasca col M5S e lo tirerà fuori all’ultimo momento». Ebbene, il leader di Azione annuncia clamorosamente l’addio al patto con il Pd: «Ho fatto un negoziato con Letta avendo l’idea di costruire una alternativa di governo. Si sono aggiunti pezzi che stonavano nella consultazione»: dal M5s fino alla sinistra, «Mi trovo a fianco delle persone che hanno votato 54 volte no la sfiducia a Draghi». Calenda spiega a “Mezz’ora in più” di aver proposto a Letta di rinunciare ai collegi uninominali ma gli accordi poi trovati da Letta hanno fatto cambiare idea a Carlo Calenda: «eri avevo avvertito Letta, oggi Franceschini. Ero d’accordo ad una adesione di Sinistra Italiana-Europa Verde, ma senza un patto. Dal secondo dopo Bonelli e Fratoianni hanno bombardato non tanto me ma l’Agenda Draghi».

A rompere il silenzio era però stata Più Europa, che con Calenda avevano siglato il patto di Governo con il Pd di Letta: «La Segreteria di +Europa ribadisce il forte apprezzamento per il patto sottoscritto martedì scorso dalla Federazione +Europa/Azione con il Partito Democratico. In particolare – informa una nota che lancia una sorta di “avvertimento” al partner Azione – la Segreteria apprezza le parole usate ieri dal Segretario del PD Enrico Letta, che ha ribadito come il patto tra PD e Federazione +Europa/Azione sia un accordo di governo fondato sull’agenda Draghi e sulla collocazione europea e atlantica del nostro Paese, mentre gli accordi con altre liste siano accordi elettorali, finalizzati a non consegnare la vittoria a tavolino dell’alleanza guidata da Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Enrico Letta inoltre ha escluso qualsiasi tentazione di riapertura al M5S di Conte. Se dovessero emergere nuovi elementi di valutazione sul patto, la Direzione di +Europa si riunirà per discuterne e assumere decisioni». Il Pd subito aveva seguito a ruota: «Il Partito Democratico esprime forte apprezzamento per la nota diramata poco fa dalla Segreteria di +Europa, che ribadisce il proprio sostegno al Patto sottoscritto martedì scorso tra lo stesso Pd e la Federazione +Europa/Azione». Ora però il “campo largo” è tutto da rifare e a meno di 2 mesi dalle Elezioni 2022.

REBUS NEL CENTROSINISTRA: OK PATTO ANTI-DX PER ELEZIONI 2022, MA CALENDA…

Una settimana esatta fa si pensava che il patto imminente tra Calenda e Pd avrebbe spianato la strada alla larga coalizione di Centrosinistra, con magari anche Renzi e con un Centrodestra non più così certo di vincere le Elezioni 2022: fino alla giornata di ieri, dopo un’incredibile girandola di “emozioni” politiche, l’assunto iniziale sembrava realmente viaggiare verso la sua realizzazione. Letta infatti ieri ha incontro e siglato, in distinti momenti, nella sede del Pd i “patti elettorali” (dunque senza al momento coinvolgere incarichi di Governo eventuali dopo il voto) con Sinistra Italiana-Verdi e Impegno Civico (Di Maio-Tabacci). Oggi però, filtra da fonti di Azione, Carlo Calenda potrebbe clamorosamente strappare il patto conseguito solo qualche giorno fa, deluso dall’apertura del Partito Democratico alla sinistra radicale e agli ex M5s. Riavvolgiamo però il nastro e torniamo alle 24 ore precedenti di campagna elettorale: ieri il leader Pd dichiara «Sono molto contento di poter annunciare l’intesa con Impegno civico, per andare insieme negli uninominali della legge elettorale. Abbiamo convenuto una relazione fra noi che è stata identificata nel rapporto 92% a 8% nei collegi uninominali». Poco prima lo stesso Letta aveva ribadito come con questi accordi «chiudiamo la partita più complicata, con la costruzioni di alcune liste che potessero collegarsi tra di loro per competere con la destra. Un lavoro difficile e complicato. Ringrazio Azione e più Europa, con cui abbiamo siglato un patto di governo lungimirante. Da oggi si chiude un capitolo, da domani si corre per convincere gli italiani e le italiane, ci si rimboccano le maniche».

Da Bonelli a Fratoianni, fino allo stesso Di Maio, il patto sembra reggere convintamente: «Dobbiamo concentrare le nostre energie per battere la destra estrema, si apre una fase nuova», ha detto il Segretario di Europa Verde, seguito a ruota da quello di Sinistra Italiana, «ogni giorno ha la sua pena – ha però frenato Fratoianni dopo essersi detto soddisfatosi dell’accordo con Letta – per ora è un accordo elettorale per battere la destra, mancano 50 giorni al voto, poi vedremo». Per Di Maio con Tabacci, raggiunto a Rai News24, «Oggi inizia un lungo cammino che ci divide dalle elezioni politiche che sono un punto di partenza per una nuova Italia. Le coalizioni sono definite e chiare». In realtà quella stessa “certezza” potrebbe già oggi essere minata dal leader di Azione: il silenzio dopo il sabato di accordi in casa Pd, raccontano, suggerirebbe il pensiero di un possibile strappo e sarà forse oggi l’intervista a “Mezz’ora in più” su Rai 3 a sciogliere le ultime riserve.

ELEZIONI 2022: DA M5S A RENZI FINO AL CENTRODESTRA, LA SITUAZIONE

Secondo la Ministra ex Forza Italia Mariastella Gelmini, «Calenda non cerca la rottura dell’alleanza appena siglata con il segretario dem Letta, ma ha posto un problema di coerenza»: intervistata da La Stampa, la titolare degli Affari Regionali chiarisce, «Il Pd doveva fare chiarezza e assicurare il rispetto del patto sottoscritto con noi. L’alleanza si basa su due distinte aree: quella liberale, popolare e riformista rappresentata da Calenda e quella di sinistra, rappresentata da Letta». In vista delle Elezioni 2022, il “borsino” della campagna elettorale vede al momento l’area di Centro occupata “solo” da Italia Viva di Matteo Renzi, con il possibile affrancamento con “Lista Civica-Italia al Centro” di Pizzarotti. È proprio però dalla scelta che prenderà Calenda nelle prossime ore che potrebbe designarsi un potenziale “Terzo Polo” o se invece prevarrà la volontà anti-Centrodestra di formare una larga coalizione variegata e, al momento, ancora molto litigiosa.

Ieri intanto i rancori passati tra Pd e Renzi sono tornati ad emergere, con l’intento di convincere Italia Viva a rientrare nel “campo largo” sempre meno realizzabile: Renzi ha accusato i Dem di consegnare, con questa coalizione con la sinistra radicale, Palazzo Chigi «a Giorgia Meloni». Replica durissima dal Largo del Nazareno: «Renzi trova il tempo e l’audacia di dare lezioni al Pd. Quello stesso partito che da segretario ha tentato di affondare. Non stupisce che praticamente la totalità degli elettori e dei militanti del Pd abbia maturato un giudizio durissimo, senza appello, su di lui e sulla sua parabola politica». Contro-replica altrettanto netta di Italia Viva che sostiene, «Noi facciamo politica e non viviamo di rancori personali: pensiamo che la strategia di Letta sia un regalo alla Meloni. Ma ne parleremo il 26 settembre. Per adesso buona campagna elettorale. Anche a chi ha gli Occhi Di Tigre», sfottendo così l’autodefinizione datasi da Enrico Letta. E il M5s? In questi giorni è una sorta di continua corsa solitaria in attesa di vedere se da sinistra qualcuno si “stacca” per fondare un polo-progressista in grado di superare il 10% di cui attualmente “gode” Giuseppe Conte nei sondaggi: «Noi – scrive l’ex premier su Facebook – vogliamo difendere la dignità del lavoro, tutelare l’ambiente e la biodiversità, investire nella sanità e nell’istruzione, proteggere i cittadini non garantiti, il ceto medio che si impoverisce, le piccole imprese, le partite Iva. Sono tutte cose che la coalizione di destra non vuole fare. Sono tutte cose che le ammucchiate che si prospettano da Calenda a Letta a Gelmini non possono fare». In tutto questo, la corsa alle Elezioni 2022 vede mediatamente in secondo piano chi questo voto, ad oggi, potrebbe vincerlo con netto scarto: il Centrodestra è impegnato in stesura programma e nodo candidature, ma nel frattempo gode appieno del consenso manifestato da tutti gli ultimi sondaggi. Una stima attorno al 50% circa consegnerebbe il prossimo Governo, al netto del “campo largo” lettiano, alla coalizione di Meloni, Salvini e Berlusconi.

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