Elezioni 2022, patto Pd anti-destra/ Sì da SI-Verdi-Di Maio: Calenda medita strappo?

REBUS NEL CENTROSINISTRA: OK PATTO ANTI-DX PER ELEZIONI 2022, MA CALENDA…

Una settimana esatta fa si pensava che il patto imminente tra Calenda e Pd avrebbe spianato la strada alla larga coalizione di Centrosinistra, con magari anche Renzi e con un Centrodestra non più così certo di vincere le Elezioni 2022: fino alla giornata di ieri, dopo un’incredibile girandola di “emozioni” politiche, l’assunto iniziale sembrava realmente viaggiare verso la sua realizzazione. Letta infatti ieri ha incontro e siglato, in distinti momenti, nella sede del Pd i “patti elettorali” (dunque senza al momento coinvolgere incarichi di Governo eventuali dopo il voto) con Sinistra Italiana-Verdi e Impegno Civico (Di Maio-Tabacci). Oggi però, filtra da fonti di Azione, Carlo Calenda potrebbe clamorosamente strappare il patto conseguito solo qualche giorno fa, deluso dall’apertura del Partito Democratico alla sinistra radicale e agli ex M5s. Riavvolgiamo però il nastro e torniamo alle 24 ore precedenti di campagna elettorale: ieri il leader Pd dichiara «Sono molto contento di poter annunciare l’intesa con Impegno civico, per andare insieme negli uninominali della legge elettorale. Abbiamo convenuto una relazione fra noi che è stata identificata nel rapporto 92% a 8% nei collegi uninominali». Poco prima lo stesso Letta aveva ribadito come con questi accordi «chiudiamo la partita più complicata, con la costruzioni di alcune liste che potessero collegarsi tra di loro per competere con la destra. Un lavoro difficile e complicato. Ringrazio Azione e più Europa, con cui abbiamo siglato un patto di governo lungimirante. Da oggi si chiude un capitolo, da domani si corre per convincere gli italiani e le italiane, ci si rimboccano le maniche».

Da Bonelli a Fratoianni, fino allo stesso Di Maio, il patto sembra reggere convintamente: «Dobbiamo concentrare le nostre energie per battere la destra estrema, si apre una fase nuova», ha detto il Segretario di Europa Verde, seguito a ruota da quello di Sinistra Italiana, «ogni giorno ha la sua pena – ha però frenato Fratoianni dopo essersi detto soddisfatosi dell’accordo con Letta – per ora è un accordo elettorale per battere la destra, mancano 50 giorni al voto, poi vedremo». Per Di Maio con Tabacci, raggiunto a Rai News24, «Oggi inizia un lungo cammino che ci divide dalle elezioni politiche che sono un punto di partenza per una nuova Italia. Le coalizioni sono definite e chiare». In realtà quella stessa “certezza” potrebbe già oggi essere minata dal leader di Azione: il silenzio dopo il sabato di accordi in casa Pd, raccontano, suggerirebbe il pensiero di un possibile strappo e sarà forse oggi l’intervista a “Mezz’ora in più” su Rai 3 a sciogliere le ultime riserve.

ELEZIONI 2022: DA M5S A RENZI FINO AL CENTRODESTRA, LA SITUAZIONE

Secondo la Ministra ex Forza Italia Mariastella Gelmini, «Calenda non cerca la rottura dell’alleanza appena siglata con il segretario dem Letta, ma ha posto un problema di coerenza»: intervistata da La Stampa, la titolare degli Affari Regionali chiarisce, «Il Pd doveva fare chiarezza e assicurare il rispetto del patto sottoscritto con noi. L’alleanza si basa su due distinte aree: quella liberale, popolare e riformista rappresentata da Calenda e quella di sinistra, rappresentata da Letta». In vista delle Elezioni 2022, il “borsino” della campagna elettorale vede al momento l’area di Centro occupata “solo” da Italia Viva di Matteo Renzi, con il possibile affrancamento con “Lista Civica-Italia al Centro” di Pizzarotti. È proprio però dalla scelta che prenderà Calenda nelle prossime ore che potrebbe designarsi un potenziale “Terzo Polo” o se invece prevarrà la volontà anti-Centrodestra di formare una larga coalizione variegata e, al momento, ancora molto litigiosa.

Ieri intanto i rancori passati tra Pd e Renzi sono tornati ad emergere, con l’intento di convincere Italia Viva a rientrare nel “campo largo” sempre meno realizzabile: Renzi ha accusato i Dem di consegnare, con questa coalizione con la sinistra radicale, Palazzo Chigi «a Giorgia Meloni». Replica durissima dal Largo del Nazareno: «Renzi trova il tempo e l’audacia di dare lezioni al Pd. Quello stesso partito che da segretario ha tentato di affondare. Non stupisce che praticamente la totalità degli elettori e dei militanti del Pd abbia maturato un giudizio durissimo, senza appello, su di lui e sulla sua parabola politica». Contro-replica altrettanto netta di Italia Viva che sostiene, «Noi facciamo politica e non viviamo di rancori personali: pensiamo che la strategia di Letta sia un regalo alla Meloni. Ma ne parleremo il 26 settembre. Per adesso buona campagna elettorale. Anche a chi ha gli Occhi Di Tigre», sfottendo così l’autodefinizione datasi da Enrico Letta. E il M5s? In questi giorni è una sorta di continua corsa solitaria in attesa di vedere se da sinistra qualcuno si “stacca” per fondare un polo-progressista in grado di superare il 10% di cui attualmente “gode” Giuseppe Conte nei sondaggi: «Noi – scrive l’ex premier su Facebook – vogliamo difendere la dignità del lavoro, tutelare l’ambiente e la biodiversità, investire nella sanità e nell’istruzione, proteggere i cittadini non garantiti, il ceto medio che si impoverisce, le piccole imprese, le partite Iva. Sono tutte cose che la coalizione di destra non vuole fare. Sono tutte cose che le ammucchiate che si prospettano da Calenda a Letta a Gelmini non possono fare». In tutto questo, la corsa alle Elezioni 2022 vede mediatamente in secondo piano chi questo voto, ad oggi, potrebbe vincerlo con netto scarto: il Centrodestra è impegnato in stesura programma e nodo candidature, ma nel frattempo gode appieno del consenso manifestato da tutti gli ultimi sondaggi. Una stima attorno al 50% circa consegnerebbe il prossimo Governo, al netto del “campo largo” lettiano, alla coalizione di Meloni, Salvini e Berlusconi.

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