Elisa prende Campovolo con un megaconcerto: “La musica è militanza. Contro ogni ingiustizia”

Reggio Emilia, 29 maggio 2026 – “Francesco è da sempre un pensatore originale, fuori dal coro, e per me rappresenta un punto di riferimento assoluto da ascoltare con lo stesso rispetto che si deve a un filosofo, ma questa volta non sono molto d’accordo con lui” ammette Elisa sotto il sole a picco di quella RCF Arena in cui, con sedici mesi d’anticipo, annuncia di voler festeggiare l’11 settembre 2027 i suoi trent’anni di carriera, commentando le critiche dell’amico De Gregori a quegli artisti che, come Springsteen, si schierano a sostegno delle cause in cui credono.

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Elisa: “Musica strumento di libertà e presa di posizione”

È una posizione che colpisce, soprattutto se si pensa che la sua generazione ha attraversato un’epoca in cui la musica era il cuore pulsante dei movimenti giovanili più rivoluzionari della storia, dal ’68 a Woodstock. Io, invece, sento il bisogno di continuare a tenere viva la speranza. Esiste una critica diffusa secondo cui i cantanti dovrebbero limitarsi a fare musica, ed è una posizione comprensibile: in un tempo in cui tutti sembrano avere un’opinione su tutto, il rischio di alimentare confusione o disinformazione è concreto. Allo stesso tempo, però, chi si espone per portare attenzione su un’ingiustizia, contribuisce a renderla visibile e a costruire una consapevolezza collettiva. Ognuno è responsabile dell’uso che fa del proprio microfono. La musica non è soltanto intrattenimento: è anche uno strumento di libertà, di presa di posizione. Personalmente, non riuscirei mai a restare in silenzio. Di fronte alle ingiustizie storiche e presenti, il silenzio è sempre stato complice. Quando vedo una ragazza di sedici anni manganellata mentre manifesta pacificamente per la pace o per la tutela del clima, non posso voltarmi dall’altra parte. Francesco ha scritto canzoni che hanno contribuito a formare la coscienza di intere generazioni e forse la sua è solo una provocazione, ma io resto convinta che l’arte sia inseparabile dalla vita, e la vita è fatta anche di lotte per i diritti di tutti”.

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Donna di garbo e di princìpi. Inattaccabili. Come quello di prendersi Campovolo, prima “ragazza” della storia, che su quel palco c’era già stata da protagonista nel 2022, anche se per condividerlo con Fiorella Mannoia, Emma, Alessandra Amoroso, Giorgia, Gianna Nannini e Laura Pausini sotto l’egida del benefit contro la violenza di genere Una. Nessuna. Centomila.

Elisa: in arrivo anche un nuovo albume (Foto di ©elenadivincenzo)
© Elena Di Vincenzo

Perché questo posto?

Perché proprio lì nel 2005, quando l’RCF Arena non era neppure una scintilla nelle fantasie del più visionario dei promoter, Luciano Ligabue la volle con lui a festeggiare il suo primo Campovolo. L’idea di questo Soundtrack ‘97-‘27, come si chiama lo spettacolo, è nata dal desiderio di regalare al popolo della cantante monfalconese una giornata unica, dalle 9 di mattina fino a notte fonda: con piste da skate, una mostra sulla carriera di Elisa, spazi per karaoke, cinema, ambiente, famiglie, sessioni collettive di yoga e di meditazione. Tutto nell’attesa del concerto delle 20.30 a cui “Eli” non nasconde il desiderio d’invitare gli amici che l’hanno accompagnata in questi tre decenni di carriera.

Al Campovolo durante la conferenza di presentazione del concerto nel 2027
© Elena Di Vincenzo

Nuovo album in arrivo

Frattanto arriverà un nuovo album “molto personale, anzi un concept che parla di dolore, ricostruzione e rinascita” con riferimenti in bilico tra Kate Bush e Pina Bausch. Un album destinato a gettare uno sguardo obliquo sul presente come evidenziato dall’inedito Fomo 2 che con quella sua “ci vogliono deboli, ci vogliono stupidi” punta il dito su una società sempre più fragile, “schiacciata da ritmi disumani e da social media che influenzano il nostro modo di pensare più di quanto ammettiamo” spiega Elisa. Un passaggio del brano dice “Piango davvero, dici che fingo. M’importa anche se non è mio figlio”. “L’ho scritto dopo aver vissuto la mia prima, gloriosa, ‘shitstorm’ – spiega Elisa – a seguito del video sulla Flotilla”. “È questo il punto: difendere il diritto di manifestare pacificamente, una libertà fondamentale. Mio nonno, partigiano della Resistenza a Ronchi dei Legionari, fu deportato a Buchenwald a 21 anni come prigioniero politico. Mi ha insegnato che i diritti vanno difesi. Per questo mi colpisce leggere di ragazzi feriti durante le manifestazioni. A Trieste ho marciato per Gaza accanto a migliaia di giovani disarmati: ragazzi che chiedevano pace cantando. Alla violenza sento il dovere di rispondere con la musica”.