Roma, 23 aprile 2026 – È uscito il secondo episodio di Euphoria e la critica non sembra esaurirsi. L’attesissima terza stagione della serie creata da Sam Levinson nel 2019 e prodotta da HBO – famosa, tra le varie cose, per aver lanciato tre delle star del cinema più popolari del momento: Zendaya, Sydney Sweeney e Jacob Elordi – è arrivata a quattro anni dalla fine della seconda, uscita nel 2022. E, contro ogni pronostico, è stata accolta da una valanga di critiche e polemiche non da poco.
In effetti, lo show è cambiato. Nonostante il ritorno dei principali membri del cast e la narrazione delle loro storie dalla voce fuori campo di Rue (Zendaya), la terza stagione di Euphoria è molto diversa dalle prime due. Esteticamente, la palette rosa, viola e blu ha lasciato spazio al giallo e al rosso. Il font del titolo è cambiato. La colonna sonora pure, composta da Hans Zimmer e non più da Labrinth, compositore originale della serie – il quale ha espresso pubblicamente il suo dissenso e il suo allontanamento dalla produzione a causa di attriti con alcuni membri della crew. Anche il tono della regia di Levinson è cambiato: grandi inquadrature che richiamano i film western e un’azione da “gangster lisergico” creano una certa distanza stilistica dalle stagioni precedenti.

Ma non solo. Anche per i personaggi sono passati quattro anni dalla fine del liceo. Sono cresciuti, alcuni sono cambiati, non tutti si sono evoluti. E con loro, similmente hanno fatto i temi principali della serie. Già l’uscita della prima puntata, “Andale!”, non era passata inosservata. Anche chi non fa parte del fandom di Euphoria si sarà imbattuto in qualche still di Cassie (Sydney Sweeney) travestita da cagnolina “sexy” per Instagram, accompagnata da polemiche sullo sfruttamento e la degradazione del corpo femminile.
Grandi inquadrature richiamano i film western e un’azione da “gangster lisergico”
Testate della portata di The Guardian, The Telegraph e BBC si sono espresse paragonando lo show, ormai svuotato da quell’aura glitterata di teen-drama – che comunque non ne ha mai mascherato la sua vera natura, più oscura e controversa, e sempre molto esplicita – a niente di più che una “perversa fantasia sessuale” del suo creatore, Levinson. Il magazine britannico Dazed analizza i contenuti di “Andale!” una scena alla volta, sottolineando il “degrado” della rappresentazione femminile: donne che ingoiano palline di fentanyl, donne che posano semi-nude, donne che pensano di creare OnlyFans, donne che usano il sesso come mezzo per altri fini. Sicuramente il corpo della donna e l’utilizzo che lei, e chi le sta attorno, sceglie di farne, è argomento centrale e tema di riflessione di questa stagione.

Ma davvero il suo scopo è quello di rappresentarne il degrado? Lo show di Levinson è conosciuto per essere brutale – controverso, satirico, esteticamente iconico, ma brutale. Più volte accusato di romanticizzare l’utilizzo delle droghe, e al contempo di essere troppo grafico nel mostrare i lati peggiori della tossicodipendenza – motivo per cui Rue adesso si ritrova a trafficare ovuli di fentanyl al confine con il Messico, dovendoli ingerire e poi espellere. Perché se c’è una cosa da dire di Euphoria, è che nella rappresentazione dei temi che mette in scena è sempre andata fino in fondo, nel comfort e nel discomfort.
Nel secondo episodio della nuova stagione, “America My Dream”, si parla di sex work e mercificazione dei corpi femminili. Rue gestisce lo strip club del boss criminale Alamo (Adewale Akinnuoye-Agbaje); lì lavora Magick, nuovo personaggio interpretato dalla pop star globale Rosalìa; Jules (Hunter Schafer) è una sugarbabe; Maddy (Alexa Demie) insegna alle ragazze come sfruttare le proprie apparenze sui social per fare soldi; e Cassie la assume proprio per fare lo stesso, a discapito della volontà del futuro marito Nate (Jacob Elordi).
Che il corpo femminile può essere merce non è un concetto nuovo, e anche in Euphoria era già stato affrontato – basti ricordare la storia di Kat (Barbie Ferreira, adesso fuori dal cast per motivi non del tutto chiari), che nella prima stagione affrontava l’esperienza di essere una camgirl, con i suoi pro e i suoi contro. Non tutti i personaggi femminili della serie sono trascinati nel mondo del sex work a forza. Proprio Cassie, al centro delle polemiche e di cui si sottolinea sempre quanto presto arrivi una sua scena in topless, sceglie autonomamente di farlo; come Jules; come Kat nella stagione uno. Certo, tra il rappresentare la sessualizzazione del corpo femminile per criticare il marcio della società americana contemporanea, e il renderlo un’estetica inscenando una propria “fantasia perversa”, effettivamente il confine è labile.

Ma forse il disagio dell’America odierna sta anche nella sua perversione. Ogni aspetto del sex work presentato in Euphoria 3 viene problematizzato dai suoi stessi personaggi: Maddy definisce Jules, Cassie o qualsiasi altra ragazza che utilizzi il suo corpo per fare soldi una “prostituta”, nonostante lei stessa guadagni su questa economia; Rue chiede a Jules se il suo rapporto con il “fidanzato” somigli di più a una relazione o a una transazione bancaria. Il punto di questo episodio non sembra tanto lo squallore dello sfruttamento del corpo, quanto la normalità della sua mercificazione nell’era del capitalismo – “Io credo nel capitalismo” afferma Maddy – e il suo intrecciarsi con un’idea ormai sbiadita e distorta del “sogno americano”. È proprio il fantasma di quel sogno che Nate e Cassie stanno disperatamente cercando di perseguire, in quella che Rue definisce come “una bolla di estrema destra” adornata da piscine, vestiti di lusso e $50,000 di assetti floreali per il matrimonio.
Se davvero c’è qualcosa di osceno nella trama scritta per Sweeney è il fatto che sta per sposare un sociopatico violento e abusivo, piuttosto che il suo account su OnlyFans. Ma anche questa storia è realistica e, con soli due episodi rilasciati, sembra affrettato cercare di prevedere quale sarà il suo significato.
Levinson è un personaggio controverso: 41 anni, regista, sceneggiatore e attore statunitense, il suo debutto internazionale è segnato proprio dalla creazione di Euphoria nel 2019. Già regista e autore di due film – Another Happy Day del 2011 e Assassination Nation nel 2018 – ha consolidato la sua fama con il controverso Malcolm & Marie nel 2021: sempre con Zendaya protagonista, il film mette in scena quasi ogni possibile deriva tossica di una relazione sentimentale. Due anni dopo, il suo show “The Idol”, uscito nel 2023 con protagonista Lily-Rose Depp e The Weeknd, viene cancellato dopo una sola stagione a causa della critica estremamente negativa e dei contenuti troppo sessualmente espliciti e violenti senza alcun apparente motivo.

Tutto questo, insieme all’incessante rumore che ha accompagnato la produzione dell’ultima stagione di Euphoria, ha fornito delle basi solide alle critiche che ne stanno asfaltando i primi episodi. La stessa creazione di Euphoria, in realtà, è seguita da un’ombra – un’ombra di nome Petra Collins, fotografa canadese che, nel silenzio generale della stampa, nel 2019 aveva dichiarato che la serie aveva rubato l’estetica del suo lavoro artistico. Tuttavia, lo show è appena iniziato, e la fantasia perversa che vediamo in scena potrebbe non essere rappresentazione di un disagio personale quanto riflessione su una questione più grande che riguarda l’attuale società americana. “Tu non vorresti di più dalla vita?” chiede Cassie alla sua domestica Juana, che la fotografa mentre posa nuda con un gelato che le cola addosso. “No – risponde Juana – L’America è il mio sogno”.