Europa libera dal gas russo. Importazioni azzerate entro il 2027. “Giorno storico, danno per Mosca”

Roma, 3 dicembre 2025 – La quadra fra Mosca e Kiev non si trova, gli Stati Uniti sono in evidente difficoltà, ma l’Unione Europea e la Nato non mollano. E se la presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, da una parte, assicura di aver trovato il modo di finanziare l’aiuto europeo all’Ucraina, con l’esecutivo Ue che decide lo stop al gas russo, dall’altra, il segretario generale della Nato, Mark Rutte parla di Mosca “sempre più sconsiderata con la Nato”, appellandosi a Trump, perché “sblocchi la situazione”. Ma a Washington sembrano più impantanati che mai, con l’inviato speciale, Steve Witkoff, e il genero del presidente, Jared Kushner, che hanno lasciato Mosca e fatto ritorno a Washington senza incontrare il presidente ucraino Zelensky, dopo cinque ore di colloqui improduttivi.

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Missione fallita

Chi pensava che l’incontro fra Witkoff, Kushner e Putin potesse porre le basi per l’inizio di una mediazione è rimasto deluso. L’inviato speciale di Trump e il genero del presidente sono stati costretti a lasciare Mosca con un nulla di fatto. Non solo. Sono tornati direttamente negli Stati Uniti, saltando del tutto l’incontro che avrebbero dovuto avere ieri a Bruxelles con Zelensky. Secondo i media russi, evitare di incontrare il numero uno di Kiev sarebbe stata una richiesta esplicita del Cremlino che, nella tarda mattinata di ieri ha voluto diramare la sua versione dei fatti. A parlare questa volta è stato direttamente Yuri Ushakov, uno dei consiglieri più fidati dello zar. Sostanzialmente, Mosca è convinta di aver conseguito degli obiettivi importanti, anche se non confermati da ucraini e osservatori internazionali, per i quali sta alzando il prezzo. “I successi sul campo di battaglia in Ucraina hanno rafforzato la rafforzato la posizione negoziale di Mosca”. Ushakov ha sottolineato che la Russia ha rigettato solo “alcuni punti del piano” e che gli Stati Uniti “sono pronti a fare ogni sforzo per raggiungere una soluzione a lungo termine, che, di fatto, è in linea con i nostri obiettivi”. La colpa, secondo la narrazione russa, è dell’Europa, che non si mostra aperta al dialogo.

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epa12566883 Russian President Vladimir Putin meets with volunteers participating in the #WeAreTogether International Award at the World Trade Centre in Moscow, Russia, 03 December 2025. EPA/ALEXANDER SHCHERBAK/SPUTNIK/KREMLIN / POOL MANDATORY CREDIT

Fermento a Bruxelles

Lo stop al gas russo deciso dalla Commissione Ue (“Una giornata storica per la Ue, un danno per Mosca”, secondo Von der Leyen) si articola in fasi diverse a seconda dei contratti. Per quelli a breve termine conclusi prima del 17 giugno 2025, il divieto si applicherà dal 25 aprile 2026 per il Gnl (Gas naturale liquefatto) e dal 17 giugno 2026 per il gas. Per i contratti a lungo termine conclusi prima del 17 giugno, le date limite saranno l’inizio del 2027 e l’inizio di ottobre 2026, con una possibile proroga di un mese per i membri Ue che incontrano difficoltà a raggiungere i livelli di stoccaggio richiesti. Sulle barricate l’Ungheria di Viktor Orban, tra i Paesi strettamente legati al gas russo: “Faremo ricorso alla Corte Ue”. Non solo materie prime. Von der Leyen ha messo sul tavolo anche due opzioni per finanziare l’Ucraina: debito comune Ue garantito dal bilancio europeo, politicamente quasi impraticabile perché richiede l’unanimità dei Ventisette, e un prestito di riparazione basato sugli asset russi congelati. La numero uno di Bruxelles preme per la seconda opzione, considerata più rapida, più solida e più realistica. Ma la governatrice della Bce, Christine Lagarde, frena, spiegando che degli asset russi congelati possono essere utilizzati purché non vengano violati i trattati europei.

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