Roma, 14 settembre 2026 – Il governo argentino avvierà la costruzione di una base navale a Ushuaia, a 700 chilometri dalle isole Falkland-Malvinas. “Avrà un valore strategico”, annuncia il ministro della Difesa, Carlos Presti, che punta a iniziare i lavori all’inizio del 2027. Una notizia destinata a provocare la reazione di Londra, soprattutto dopo che il presidente Javier Milei – in calo di consensi interni al Paese – ha riaperto la questione della sovranità dell’arcipelago britannico.
Più che patriottico, quello che nuove Milei è un tema energetico legato alle concessioni di estrazione di petrolio e gas naturale. Se i contratti venissero dirottati sul governo di Buenos Aires, nelle casse argentine arriverebbero flussi di denaro per allentare la tensione sociale inasprita dalla politica di tagli del presidente. E, infatti, oltre arivendicare la sovranità di Buenos Aires sull’arcipelago, il presidente argentino ha annunciato sanzioni contro le compagnie petrolifere operanti nell’area.
A spalleggiare Milei sulla questione Falkland è Donald Trump. Prima aveva lasciato intendere che – in caso di un possibile conflitto tra Argentina e Regno Unito, come era giù accaduto con la guerra-lampo del 1982 – la relazione diplomatica fra Londra e Washington non poteva darsi per scontata dopo il “tradimento britannico” nella mancata assistenza nelle operazioni contro l’Iran a Hormuz. Poi il secondo atto sabato a Dublino, quando il tycoon ha annunciato pubblicamente, tra il serio e il faceto, come è nel suo stile: “Se richiesto, posso risolvere la disputa Gran Bretagna Argentina sulle Falkland”.
Il valore strategico della base navale
Secondo quanto riportato dall’agenzia Efe, il ministro della Difesa Carlos Presti ha affermato che la nuova base navale avrà un “valore strategico per posizionare e proiettare” l’Argentina nell’Atlantico meridionale, dove si trovano (appunto) le Isole Falkland, chiamate Malvinas dagli argentini. “Faremo circa cinque o sei gare d’appalto pubbliche per poter iniziare il prima possibile e cominciare i lavori il 2 gennaio”, ha precisato il ministrp Presti in un’intervista.
Il presidente Javier Milei aveva annunciato il 3 agosto la riattivazione del progetto, ideato nel 2022 e inizialmente bloccato per i tagli alla spesa. La struttura fungerà da “polo logistico” per l’Antartide, dove l’Argentina possiede sette basi permanenti e sei temporanee.
Gustavo Melella, governatore della provincia della Terra del Fuoco, ha confermato il proprio sostegno alla costruzione della base spiegando che, “al di là del fatto che si abbiano differenze politiche e ideologiche su alcune questioni”, su questo progetto “siamo totalmente d’accordo e bisogna farlo”.
Sea Lion, il giacimento offshore fa gola a Milei
Il giacimento offshore Sea Lion contiene enormi riserve di gas e petrolio che potrebbero iniziare ad essere estratte nel 2028: il progetto è gestito da due compagnie private in cui la Gran Bretagna non partecipa direttamente, ma licenze e royalties sono gestite dalle autorità dell’arcipelago e quindi, in ultima analisi, da Londra.
L’obiettivo del governo argentino sembra quindi quello di inserirsi nelle operazioni per poterne trarre qualche vantaggio economico attraverso le pressioni finanziarie e legali sulle compagnie interessate, in particolaer la Navitas Petroleum (di proprietà israeliana e socio di maggioranza del progetto) e la Rockhopper Exploration (britannica).
Sanzionate 60 compagnie petrolifere
Nei giorni scorsi, l’Argentina ha annunciato sanzioni contro altri 15 compagnie che operano nelle isole Falkland-Malvinas portando a 60 il numero delle entità colpite dopo l’improvviso annuncio del governo di Javier Milei nella disputa di sovranità con il Regno Unito. “La Repubblica Argentina non accetta, né accetterà, attacchi alla propria sovranità”.
Lo ha riferito un comunicato della presidenza, in cui si precisa che “tale iniziativa si aggiunge ai procedimenti già in corso contro altre 45 entità e riguarda sia persone fisiche che giuridiche coinvolte nello sviluppo illecito di attività legate agli idrocarburi sulla nostra piattaforma continentale”.
Nel mirino aziende israeliane, britanniche e tedesche
Nei giorni scorsi, dopo il discorso a reti unificate del presidente Milei in cui si annunciava l’avvio di procedimenti sanzionatori, era stato comunicato che i primi provvedimenti riguardavano la compagnia israeliana Navitas Petroleum e la britannica Rockhopper Exploration che operano il giacimento Sea Lion.
Tra le aziende e le persone raggiunte dalle sanzioni – secondo quanto riporta il portale Noticias Argentinas – igurerebbero adesso la israeliana Shlomo Eliahu Holdings, come azionista di Navitas Petroleum, oltre ad Aberdeen Group e Hbos Investment Fund Managers (entrambe con sede nel Regno Unito), Smr Advisors (Monaco) Sam (Monaco) e Mizrahi Tefahot Bank (Israele) in quanto azionisti di Rockhopper Exploration.
Milei rilancia la questione della sovranità
Javier Milei rilancia la questione delle Falkland: il presidente argentino ha deciso la settimana scorsa di riaprire politicamente la questione grazie a un mezzo assist verbale di Donald Trump e a una situazione interna non facile.
Nelle scorse settimane, Milei ha cercato di trarre vantaggio dalla situazione in un discorso televisivo alla nazione – dove ha riunito l’intero governo – ma senza tuttavia spingersi troppo oltre: ha citato le parole di Trump come prova di un “vento che sta cambiando”, rimandando di fatto il cambiamento di status dell’arcipelago a un futuro indefinito.
Ma, con una situazione economica interna precaria e alle prese con delle riforme impopolari, è assai improbabile che Milei voglia andare al di là dei proclami, tanto più che non ha certo le leve del potere coercitivo di cui poteva approfittare la giunta militare al potere all’epoca dell’invasione del 2 aprile 1982.
Usa a gamba tesa sulle Falkland come nell’82
In realtà quello di Washington non è un atteggiamento del tutto inedito. Nel conflitto lampo del 1982 tra l’Argentina governata da Leopoldo Galtieri e il Regno Unito di Margaret Thatcher, anche l’amministrazione Reagan aveva preso posizione.
Sul principio aveva assunto una posizione neutrale, cercando di mediare fra le parti, per poi schierarsi con il governo Thatcher, al quale fornì assistenza logistica e di intelligence, non certo trascurabili in un teatro di guerra così distante dalle basi operative della Royal Navy.
Londra: “Le Falkland sono britanniche”
Finora il premier britannico Andy Burnham non ha preso posizione. Londra si è limitata a ribadire che “le Falkland sono britanniche” in virtù della libera decisione dei propri cittadini con il referendum del 2013, il cui risultato non è mai stato riconosciuto da Buenos Aires.
La guerra lampo del 1982
Il 2 aprile 1982, le truppe argentine sbarcano sulle isole Falkland con l’Operazione Rosario, costringendo alla resa la piccola guarnigione britannica presente nell’arcipelago. La risposta Britannica non si fece attendere. Il governo inglese inviò immediatamente una task force navale per riconquistare i territori occupato, dando avvio all’Operazione Corporate.
La guerra-lampo si concluse con la resa argentina Dopo 74 giorni di scontri aeronavali e terrestri durissimi, le forze argentine si arresero a Port Stanley il 14 giugno 1982.