Francesco De Carlo da Jimmy Fallon dimostra che la satira, in Italia, è ancora viva ma facciamo finta di non vederla

Francesco De Carlo al Tonight Show di Jimmy Fallon è un evento che, in altri momenti, sarebbe stato accolto con giubilo. Un po’ come se l’Italia avesse partecipato ai Mondiali di Calcio. Un evento che, purtroppo per i tifosi dello Stivale, non si verifica ormai da diversi anni. Troppi. Quindi, se proprio volessimo trovare un’occasione per sventolare la bandiera tricolore in segno di gioia e orgoglio potremmo farlo per uno stand-up comedian italiano che approda negli Stati Uniti da protagonista.

Se non vi sembra abbastanza è perchè, forse, si conosce poco la situazione che gravita attorno alla satira in Italia e altrove. Nello Stivale la stand-up comedy vogliono (o vorrebbero) farla tutti, ma davvero pochi sono coloro che riescono a imporsi. La differenza rispetto alla comicità classica è il tipo di repertorio proposto: la satira è una forma costante di arte basata sulla provocazione pungente e viene fatta, solitamente, contro il potere e l’ordine costituito.

Francesco De Carlo e la satira in Italia

Nella storia c’è sempre stata, anche in Italia, non solo all’estero. Il genere, però, all’interno dello Stivale ha vissuto fasi concitate. In primis perché non sempre è possibile portarla in televisione, proprio perché un certo tipo di esibizione – anche per sviluppo e pathos – arriva meglio nei locali. Posti in cui si instaura un vero e proprio rapporto con il pubblico, quasi un legame, una sorta di legge non scritta, dove si può dire – anzi, si deve dire – tutto e il contrario di tutto. Anche in maniera forte, talvolta volgare e fuori dalle righe, senza che nessuno tra i presenti possa scandalizzarsi.

Jimmy Fallon fa esibire Francesco De Carlo nel suo show
Jimmy Fallon fa esibire Francesco De Carlo nel suo show (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

Questa prerogativa, ovunque (non solo in Italia), resta difficile da mantenere quando si fa spazio il mezzo televisivo. Portare la satira in tv significa sparigliare le carte e avere a che fare, il più delle volte, con “schegge impazzite” di talento che principalmente usano la lingua e la forza della retorica come arma per prendersela con chiunque. Indistintamente. La satira, espressione inflazionata ma vera, è libera perché fa ridere ma deve anche far riflettere.

Un’esigenza collettiva

Connubio che non tutti, nel mainstream di settore, riescono a portare avanti. Per essere satiri di professione bisogna avere il coraggio di dire le cose, anche come se fossero battute pungenti, che non sono state mai dette pubblicamente. La satira, dunque, diventa un’esigenza personale e collettiva che i più bravi (forse meritevoli) riescono a trasformare in arte facendone – con tutti i sacrifici del caso – una professione. I rappresentanti della satira in Italia sono diversi e tutti profondamente divisivi, tra questi c’è Francesco De Carlo.

Francesco De Carlo ospite di Jimmy Fallon
Francesco De Carlo ospite di Jimmy Fallon (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

Personalità che hanno passato gran parte della propria carriera a cercare di essere ascoltati e capiti, in Italia, per poi finire dentro qualche trasmissione comica più o meno importante che però spazio per la satira toutcour non l’ha mai avuto. Il motivo è semplice: la satira è interessante, coinvolgente, anche piuttosto dissacrante, ma resta in primis profondamente scomoda.

Il modello americano tra tv e teatro

Lo Stivale si è sempre smarcato dalla censura, nonostante negli anni ci siano stati episodi (come l’editto bulgaro nei confronti di Daniele Luttazzi) che potessero far pensare il contrario, perché tappare metaforicamente la bocca a chi fa satira è sconveniente. Sottovalutarlo, invece, diventa possibile e praticabile. Quindi la satira, all’interno della Penisola, non viene censurata. Viene, semmai, ignorata. Non sempre, chiaramente, ma quasi sempre. E si parla, in questo caso, di televisione perchè – invece – nei teatri la satira impazza. Così come nei locali, nei club si direbbe all’estero.

Da tempo l’Italia guarda, in termini di intrattenimento, al modello americano e cerca di portare sul piccolo schermo satiri (ambo sessi perchè la ribalta deve essere democratica e paritaria) di ogni sfumatura possibile. Un microfono, un pubblico e tanta speranza. Le risate possono arrivare, ma può calare anche il gelo. Questo esercizio sembra scontato e superfluo, ma resta l’unico motore a disposizione (anche tramite il mezzo televisivo) per far evolvere un determinato tipo di arte.

La stand-up comedy nei format

La satira comincia nei locali e prosegue nei teatri, ma la televisione deve sancirne la dignità artistica a livello popolare. Altrimenti chi vuole vivere di questo passerà sempre la vita a inseguire un sogno, lo stesso di De Carlo, definito utopia. Il comico satiro è un performer, una voce scomoda da alimentare anziché soggiogare nelle dinamiche di palinsesto e necessità editoriali. Un satiro, in altre parole, deve potersi esprimere.

La televisione italiana questo concetto lo ha capito, ma non riesce a interiorizzarlo. Sono ancora pochi i format che concedono spazio ai satiri. Sulla generalista troviamo Propaganda Live, lo ha fatto per diverso tempo anche EPCC su Sky, diventato poi Stasera C’è Cattelan su Rai2. Nove porta avanti un discorso satirico, anche piuttosto irriverente, con Crozza ma è basato – in larga parte – sulle parodie. Nulla vieta di continuare su questa linea, se lo Share indica una preferenza chiara degli utenti.

Un valore aggiunto

La stand-up comedy, però, è un’altra cosa: non è né meglio né peggio di tutto il resto. È solo diversa dall’intrattenimento più classico. Lo stand-up comedian è solo contro il mondo, idealmente. Unico contro una platea che può battere le mani, può ridere o può dispensare fischi. Non esistono applausi a comando così come non esistono frasi da non dire o battute inammissibili.

In Italia De Carlo non è l’unico a farla, è possibile citare anche Saverio Raimondo o Giorgio Montanini. Il resto di personalità recenti, tra cui Michela Giraud, Edoardo Ferrario, Valerio Lundini, Martina Catuzzi ed Emanuela Fanelli (per citare alcuni nomi tra i più in voga recentemente) sono anche satiri. Dietro quell’avverbio c’è un mondo intero e interno che va dall’orizzonte professionale all’attitudine emotiva di ciascuno.

Nemo profeta in patria

Professionisti e professioniste che sono principalmente attori, in grado di fare satira fra le altre prerogative artistiche che hanno. Quindi lavorano in più contesti e hanno maggiori possibilità di mostrarsi. I satiri puri, se vogliamo integralisti, come De Carlo invece in Italia sono tenuti – televisivamente parlando – in disparte. Vengono, il più delle volte, utilizzati meno del previsto per timore di incappare in qualche monologo scomodo o qualche numero non previsto.

In America, invece, la satira televisiva è ancora possibile. Non senza difficoltà, perchè tutto il mondo è paese e non sempre è tutto oro quel che luccica, ma vedere De Carlo da Fallon è segno di due cose importanti: la prima è che la satira di qualità in Italia esiste ed è ancora viva, la seconda è che per accorgercene abbiamo dovuto aspettare che qualcuno ce lo ricordasse dall’America. Talvolta basterebbe osare di più, rispetto ai talk show di casa nostra, e mettersi idealmente in casa una voce irriverente che possa fare comicità pungente e satira di un certo livello per fare davvero la differenza in tv.

Malinconia televisiva

Un assunto semplice, ma nello Stivale ancora troppo difficile da digerire. Così la gloria degli artisti italiani la celebrano all’estero e da noi avranno sempre l’etichetta di visionari. Sono loro, in qualsiasi ambito, che possono cambiare il mondo. L‘importante è rendersene conto prima e non solo a cose fatte. Se non altro per evitare di incappare nell’effetto malinconia televisiva che, spesso, coincide con l’anticamera del rimpianto. “Se lo avessi invitato io”, “Se lo avessi visto prima”, “Se me ne fossi accorto in tempo”.

Queste e altre valutazioni, oggi, sono nella testa di qualche direttore di rete che vedendo De Carlo da Fallon si è reso conto, ancora una volta, che l’Italia è arrivata in ritardo nell’omaggiare un suo fiore all’occhiello. Meglio tardi che mai, ma uno sguardo lungimirante avrebbe potuto portare De Carlo e non solo dove meriterebbero di stare prima che a farlo fosse qualcun altro.

Tra palco e realtà

L’amor di patria non può essere soltanto legato alla retorica, talvolta deve andare di pari passo con una dignità professionale e artistica che non sempre viene riconosciuta appieno. Nell’intrattenimento e nella quotidianità perchè tra palco e realtà, spesso, ci passa una vita e credere negli istanti è l’unica cosa che resta. Anche quando si tratta di raccogliere gli applausi.