Futuro da decifrare

Manifestazione clima Glasgow

“Non applichiamo le conoscenze scientifiche acquisite. Abbiamo una mappa ma continuiamo a orientarci a naso”

“Lei ha speranza?”, mi chiede una ragazza dagli occhi spaventati al termine di una mattinata di discussione con una trentina di studenti. Praticamente, l’intera scolaresca di un liceo scientifico in un paese appenninico di quattromila persone. Frequento le scuole con il duplice intento di discutere sulle problematiche ambientali e conoscere meglio i giovani esplorando il loro sentiment sulla natura, l’ecologia e la scienza in genere. Questa volta, però, sono io a dover esprimere un sentiment, addirittura verso il futuro dell’umanità. “Certo che ho speranza – rispondo – altrimenti non sarei qui”. Ma più che di speranza, parlerei di fiducia. Nei nostri mezzi. Dico alla ragazza che, a differenza di un secolo fa, l’umanità conosce bene come funziona il nostro pianeta e sa come agire per mantenerlo abitabile anche per gli esseri umani.

Ma questa fiducia è sterile se la nostra realtà rimane condizionata dalla mancata applicazione delle conoscenze acquisite. A che serve una mappa dettagliata di un territorio se continuiamo a orientarci a naso? La ragazza, dopo averci pensato su, mi risponde che dobbiamo cambiare il modo di condurre il nostro percorso quotidiano e provare a coinvolgere in questo cammino consapevole quante più persone possibile.

I giovani d’oggi sono la vera avanguardia della nostra evoluzione culturale. Sono la risorsa più preziosa che abbiamo a disposizione per sopravvivere come comunità globale e non solo come una semplice specie biologica, perché a differenza di noi anziani loro sono realmente preoccupati del futuro, proprio perché sempre più informati sui problemi ambientali. Dobbiamo però aiutarli. E proprio per questo chi fa ricerca ecologica ha il dovere di cercare sempre più spesso i loro sguardi trasferendo le proprie conoscenze.