Gli interessi delle lobby fossili dietro la Cop28 di Dubai

Dopo la nomina dell’ad della Abu Dhabi National Oil Company, Sultan Ahmed al-Jaber, a capo dei negoziati della prossima conferenza sul clima delle Nazioni Unite, fa discutere l’ingresso nel suo team di un’altra dozzina di dipendenti dell’azienda emiratina. Le informazioni raccolte dal gruppo investigativo Center for Climate Reporting pubblicate dal Guardian

Almeno una dozzina di dipendenti della compagnia petrolifera di Stato degli Emirati Arabi Uniti Adnoc (Abu Dhabi National Oil Company) farà parte del team di esperti che sta lavorando all’organizzazione della Cop 28, in programma a Dubai dal 20 novembre al 12 dicembre. A rivelarlo è un’analisi effettuata su una serie di account LinkedIn dal gruppo investigativo indipendente Center for Climate Reporting (Ccr), di cui ha dato notizia in esclusiva a inizio febbraio il quotidiano britannico The Guardian.

Lo scoop in realtà non dovrebbe sorprendere considerato che l’uomo scelto dal governo degli Emirati Arabi Uniti per presiedere la conferenza internazionale sul clima delle Nazioni Unite è Sultan Ahmed al-Jaber, ministro dell’Industria e della Tecnologia avanzata del paese del Golfo di cui è anche inviato speciale per il cambiamento climatico, nonché amministratore delegato proprio di Adnoc. Poltrona, quest’ultima, a cui Al Jaber non ha rinunciato nonostante le richieste di un passo indietro da parte di diverse organizzazioni ambientaliste che al momento della sua investitura hanno subito denunciato il palese conflitto di interessi che ha accompagnato questa nomina.

Era dunque prevedibile che Al Jaber nel prepararsi a condurre i prossimi negoziati internazionali sul clima si sarebbe attorniato di gente di cui poteva fidarsi. E così è stato. Tra le figure finora rintracciate dal Ccr, almeno due avrebbero nel proprio curriculum un passato da ingegneri in Adnoc. La compagnia petrolifera, da parte sua, negli ultimi mesi avrebbe aperto delle posizioni in cerca di figure di caratura internazionale che avrebbero potuto mettere a disposizione dell’azienda il proprio “impegno diplomatico” durante i giorni della conferenza, garantendo ad Adnoc un collegamento costante tra i piani alti della Cop28 e le ambasciate degli Emirati Arabi Uniti all’estero. La compagnia avrebbe inoltro organizzato dei colloqui per assumere circa 100 figure specializzate in politiche sul clima per presentarsi preparata alla conferenza.

Sempre secondo quanto riportato dal Guardian, poco dopo la discussa nomina di Al Jaber, l’agenzia di public relations statunitense Edelman ha scritto a decine di giornalisti promuovendo gli investimenti nelle energie rinnovabili da parte degli Emirati Arabi Uniti. Un assist che rientra nell’accordo che la Edelman ha stretto con Masdar, società emiratina specializzata in rinnovabili di proprietà di Adnoc, di un’altra compagnia statale attiva nel settore dei combustibili fossili chiamata Taqa e di un fondo sovrano di Abu Dhabi.

Tra le leve mosse dagli Emirati negli ultimi mesi per migliorare il proprio profilo energetico in vista della Cop28 ci sarebbe stato anche l’ex primo ministro britannico Tony Blair, tra i primi a congratularsi con Al Jaber per la sua nomina e da anni in affari con gli Emirati attraverso la sua no-profit Tony Blair Institute for Global Change.

Negli Stati Uniti il deputato democratico Jared Huffman è stato il primo firmatario di una lettera inviata all’inviato speciale per il clima della Casa Bianca John Kerry, in cui si chiede all’ex segretario di Stato di fare pressioni sugli Emirati affinché costringano Al Jaber a fare un passio indietro. “Fingere che tutte queste persone e tutte queste connessioni con il settore dei combustibili fossili non siano una minaccia enorme per l’intera conferenza va oltre l’ingenuità” c’è scritto nella lettera. Un messaggio inequivocabile che, però, appare destinato a cadere nel vuoto. Ormai i giochi per l’organizzazione di questa conferenza sembrano essere fatti. E le lobby del petrolio e del gas faranno sentire il loro peso al tavolo dei negoziati.