Roma, 1 giugno 2026 – Donald Trump prende tempo sul memorandum con l’Iran, mentre il Medio Oriente resta sull’orlo di una nuova escalation. La Casa Bianca ha inviato a Teheran, attraverso i mediatori, una bozza con correzioni “piuttosto significative”, secondo fonti citate da Cbs News. Axios parla di impegni più stringenti richiesti sul programma nucleare e sul materiale fissile altamente arricchito. Il testo fisserebbe 60 giorni per negoziare sul nucleare iraniano e sulla revoca delle sanzioni Usa. Ma il New York Times parla di condizioni inasprite, difficili da accettare per gli ayatollah.
I punti della discordia
Gli scogli sono sempre gli stessi. Il primo è il programma atomico: Trump vuole la garanzia che l’Iran non possa mai costruire una bomba nucleare né procurarsela da un altro Stato. Collegato a questo c’è il tema dell’uranio già arricchito e stoccato nel Paese, con Washington che vuole definire tempi e modalità dello smaltimento.
Poi c’è lo Stretto di Hormuz, che gli Stati Uniti e la comunità internazionale chiedono di riaprire senza pedaggi, mentre Teheran rivendica quelli che considera i propri diritti. Il tempo stringe, ma la trattativa richiederebbe margini più larghi. Anche perché l’Iran non si fida. “Non ci fidiamo delle dichiarazioni e delle promesse del nemico”, ha detto il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. “Non approveremo alcun accordo finché non saremo certi di aver garantito i nostri diritti”.
Teheran ha riaperto 18 siti missilistici
Intanto, secondo Cnn, Teheran starebbe riaprendo 18 siti missilistici sotterranei colpiti dai raid americani e israeliani. Intanto, è giallo sulle presunte dimissioni che il presidente iraniano Masoud Pezeshkian avrebbe presentato alla guida suprema, l’ayatollah Mojtaba Khamenei. Lo rivela una fonte a Iran International, sito dell’opposizione iraniana con sede a Londra, subito smentita dal governo di Teheran, che ha accusato “i media bugiardi”. Nella lettera inviata ieri, Pezeshkian avrebbe scritto che il presidente e il governo sono stati di fatto esclusi dai processi decisionali più importanti e vitali.
Il fronte libanese: Israele avanza
A complicare tutto c’è il fronte libanese. Israele ha esteso l’offensiva nel sud del Libano, dichiarando “campo di battaglia” un’area fino a 50 chilometri dal confine e ordinando l’evacuazione della zona a sud del fiume Zahrani. L’obiettivo dichiarato è sottrarre territorio e infrastrutture al controllo di Hezbollah. Il simbolo dell’avanzata è la fortezza di Beaufort, dove ieri è stata issata la bandiera con la stella di David.
Il sito domina Nabatiye e le vie verso Tiro e Sidone, ed era stato abbandonato da Israele nel 2000. Benjamin Netanyahu ha rivendicato la conquista come un cambio di fase: “Ho dato istruzioni all’Idf di estendere la manovra in Libano. Hanno attraversato il Litani e conquistato Beaufort. Ora il mio ordine è di consolidare ed estendere la nostra presa sui territori che erano sotto il controllo di Hezbollah”. Il movimento sciita respinge però la versione israeliana e sostiene che la fortezza sia un sito archeologico, non militare.
La Franchia chiede riunione lampo all’Onu
La Francia ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, accusando Israele di non rispettare il cessate il fuoco del 17 aprile. Intanto i raid proseguono nel sud e nella Bekaa. Secondo il Ministero libanese della Sanità, dall’inizio della nuova fase della guerra, il 2 marzo, i morti sono 3.412 e i feriti 10.269. Fonti citate dai media libanesi riferiscono che il segretario di Stato americano Marco Rubio potrebbe annunciare martedì un nuovo cessate il fuoco tra Tel Aviv e Beirut. Il problema sarà farlo rispettare.