Castel Maggiore (Bologna), 3 maggio 2026 – “Che figlio che abbiamo fatto, noi due”. La mano di mamma Anna, ottantotto primavere, accarezza la foto del marito (scomparso prematuramente nel 1994) che si trova su una credenza della casa di famiglia di via Dante, a Castel Maggiore (Bologna). Con quelle dita che sfiorano uno scatto in bianco e nero, condivide con lui non solo il dolore per la perdita improvvisa del loro Alex, ma soprattutto la fierezza e la soddisfazione di aver avuto in dono – nella vita e oltre – Alessandro. Non Zanardi, il campione. Nemmeno ‘Zanna Bianca’, per gli appassionati. Solo e semplicemente Alessandro. Un amore, quello di una mamma per un figlio, che non si spegne mai. Neanche di fronte alla morte.

Anna, come sta?
“Confusa (gli occhi sono colmi di lacrime, anche se sulle labbra spunta un sorriso, ndr). Quando ho saputo della scomparsa, non me ne sono resa conto. Sembrava quasi una notizia che non appartenesse alla mia vita, che non riguardasse mio figlio. Poi ho realizzato e da quel momento non faccio altro che pensare che avrei voluto averlo qui, con me. In quella struttura (dove Zanardi si trovava in degenza, ndr) gli volevano tutti bene, ma ormai non era più vita”.
Chi le ha detto che il suo Alessandro si era spento?
“Daniela (compagna di Zanardi) ha avvisato mio fratello, che vive qui a Bologna e si è precipitato da me. Aveva il viso sconvolto e poi mi ha solo detto: ‘Anna, Alessandro ci ha lasciati’. E mi ha abbracciato fortissimo, mi è stato vicino. Il gesto di Daniela è stato di grande sensibilità, l’ho apprezzato molto. Perché nel dirmi di questa tragedia, non ha voluto lasciarmi da sola”.
Al di là del campione, che figlio era Alex?
“Il mio Alessandro è sempre stato dolcissimo, molto affettuoso sin da bambino. E soprattutto era curioso, pieno di inventiva: una ne pensava e cento ne faceva”.
Quale ‘marachella’ le viene in mente?
“Quando era piccolo, fregò quattro rotelline da un cassonetto e prese quattro tubi dall’armadio di suo padre, che era un idraulico. Creò così il suo carrellino e cercava di giocarci con il nostro cane, un pastore tedesco. Era così, il mio Alessandro, che era tanto generoso”.

Anche da bambino?
“Sì, tantissimo, soprattutto con i suoi amici. Pensi che io gli davo cinque lire di paghetta a settimana. Un giorno mi chiese dieci lire, perché voleva prendere il ghiacciolo per gli amichetti che si erano ritrovati tutti nel nostro giardino. Erano in undici: lo comprò a tutti e rimase senza lui, pur di renderli felici. Era tanto altruista. Anche con me e con la nonna Gisella è sempre stato dolce e affettuoso. Una persona con tanto sentimento”.
È orgogliosa di lui?
“Da morire (gli occhi si riempiono ancora di lacrime, ndr). Mi ha dato delle soddisfazioni enormi: vederlo vincere i Mondiali, le Olimpiadi, tutti quei servizi per televisione. Quando andavo in America e vedevo le persone che tifavano per lui e i grattacieli con le scritte ‘Go Alex’, mi sentivo importante anche io. Ne abbiamo passate tante, dai momenti belli a quelli più drammatici e spaventosi”.
Come il tragico incidente del 2001…
“Quel primo incidente, in cui perse le gambe, è stato tosto. Io in quel periodo mi ero dedicata totalmente a Nicolò, mio nipote, con il quale sono stata tre mesi interi a Monte Carlo. Era un po’ birichino (sorride, ndr), ma lui ha trascorso l’infanzia con me”.
Come ha fatto a sostenere Alex anche nei momenti di difficoltà?
“Ho fatto il possibile per esserci e per dare il mio meglio nel momento del bisogno. Io credo di esserci sempre stata, per lui. Ho perso mio marito, suo papà, nel ’94 e mi sono dedicata totalmente a loro. I successi sono arrivati, umani e sportivi. Stamattina ascoltavo in televisione i servizi su di lui. Ho apprezzato molto l’omaggio di Kimi Antonelli: forse non avevo mai pensato a che grande fosse diventato. Allora ho preso la foto di mio marito e gliel’ho detto: ’Che figlio che abbiamo’”.
Quanti sacrifici ci sono stati dietro quella carriera?
“Molti, perché noi siamo persone umili e modeste. In un libro che ha scritto, Alessandro racconta che mi vedeva, alle quattro del mattino, mentre facevo le asole per le camicie da uomo. Poi smisi, perché il guadagno era poco e iniziai ad assemblare i polmoni per gli impianti a gas delle macchine. Guadagnavo poche lire al giorno, ma quei soldi che riuscivo a racimolare finivano nelle gomme da pista di Alessandro”.
Se potesse scegliere un momento da rivivere con suo figlio, quale sarebbe?
“Dovrei sceglierne troppi. Ma ripenso al fatto che è diventato un campione grazie alle sue capacità e mai grazie al denaro, anche quando scelse di andare a correre in Formula 3000. Un talento innato, quello del mio Alessandro”.

Il funerale di Alex Zanardi
L’ultimo saluto ad Alex Zanardi si terrà martedì 5 maggio alle 11 nella basilica di Santa Giustina, in Prato della Valle, a Padova. La stessa in cui sono stati celebrati anche i funerali di Giulia Cecchettin e dei carabinieri morti nella strage di Castel D’Azzano, nel Veronese. Per quel giorno, il sindaco Marcello Bano ha proclamato il lutto cittadino.
Nel 2021 l’ex campione bolognese era infatti tornato nel Padovano, dove viveva ormai da oltre vent’anni, subito dopo aver lasciato l’ospedale San Raffaele di Milano a seguito del secondo incidente. Sono attese migliaia di persone e la città ha approntato un piano straordinario per gestire il grande afflusso. Annunciata da ambienti vicini alla famiglia la presenza di Fabio Fazio e Gianni Morandi, oltre a Bebe Vio, come Zanardi oro alle Paralimpiadi.
Il funerale sarà officiato da don Marco Pozza, grande amico di Alex. I familiari hanno scelto per Alex una cassa di legno chiaro che lascerà, alle 10:30, la residenza sanitaria assistita Opera Immacolata Concezione dove Zanardi ha vissuto gli ultimi anni protetto dal massimo rispetto della privacy, gelosamente custodita dalla moglie Daniela.