Il boss dell’Ufc Dana White non sarà il nuovo portavoce della Casa Bianca: rifiutata la proposta di Trump

Roma, 8 novembre 2026 – È durata meno di 24 ore l’ipotesi di vedere il boss dell’Ufc, la principale organizzazione globale di arti marziali miste, come portavoce della Casa Bianca: secondo i media statunitensi, fonti vicine hanno dichiarato che Dana White non è interessato all’incarico. Continua dunque la difficoltà dell’amministrazione nel trovare un sostituto a Karoline Leavitt dopo la brevissima parentesi di Katie Zacharia, durata appena 5 giorni per lo scandalo attorno alla sua qualifica di avvocata. 

Ieri Donald Trump in persona – probabilmente tra il serio e il faceto – aveva annunciato l’insolita assunzione sul suo social Truth: “Sono lieto di annunciare che al grande Dana White, un combattente e guerriero violento, è stato offerto l’incarico di portavoce degli Stati Uniti”. Il tycoon aveva invitato a portarsi dietro degli ‘assistenti’, elencando diverse star della Ufc e pubblicando le loro fotografie. “Abbiamo bisogno di queste persone per difenderci dalla sinistra folle. Dana sarà un portavoce come nessun altro. Dana, ti prego, accetta l’incarico!”, aveva aggiunto. Il direttore delle comunicazioni della Casa Bianca, Steven Cheung, aveva rilanciato l’invito.

(FILES) US President Donald Trump and UFC CEO Dana White arrive for the “UFC Freedom 250” mixed martial arts event on the South Lawn of the White House in Washington, DC, June 14, 2026. Donald Trump announced on social media on November 7, 2026, that he has offered the position of White House Press Secretary to Dana White, a close associate of the Republican president who heads the UFC, the leading mixed martial arts (MMA) organization. (Photo by Kent NISHIMURA / AFP)

Ma il muro di White è stato quasi immediato: già ieri, durante una conferenza stampa, aveva eluso una domanda sull’incarico, annunciando semplicemente che lunedì si recherà a Washington per incontrare Trump. Non è infatti segreto che il boss dell’Ufc sia amico e un grande sostenitore del tycoon, essendo intervenuto a tutte e tre le convention che lo hanno incoronato come candidato del Partito repubblicano. Il suo ruolo è stato indispensabile per guadagnare il supporto dei giovani maschi bianchi, che potrebbero però aver abbandonato i repubblicani alle midterm di qualche giorno fa. 

Dopo la débacle, non si esclude un rimpasto più ampio nel governo di Trump. La prima a pagarne le conseguenze è stata la storica capa di gabinetto Susie Wiles, che domani lascerà il posto a Stephen Miller, uno dei principali fedelissimi del tycoon.