Roma, 12 ottobre 2026 – Rispondere all’ “emergenza salariale” e rilanciare gli investimenti, senza compromettere la “credibilità finanziaria del Paese”. Giancarlo Giorgetti indica le priorità della manovra: iperammortamento rafforzato, detassazione degli aumenti contrattuali e un contributo da chi può permetterselo. Ma la legge di Bilancio resta sospesa al responso Ue sulla clausola per energia e difesa. Non soltanto un problema di tempi: la dimensione e la natura delle risorse determineranno quali promesse potranno diventare misure. “La credibilità finanziaria, ancora più in fasi come questa, è una risorsa che va preservata”, avvisa il ministro davanti alle commissioni Bilancio. La Commissione Ue ha valutato positivamente la richiesta italiana, ma manca l’autorizzazione del Consiglio.
Giorgetti non esclude perciò uno slittamento rispetto al 20 ottobre e parla di “un piano B, un piano C e un piano D“. La flessibilità non è un assegno in bianco: va usata senza intaccare la fiducia dei mercati, mentre gli interessi aumentano. Lo spazio richiesto vale circa 28,8 miliardi nel 2027-28, vincolati a energia e difesa. Giorgetti ne propone una lettura attenta alle conseguenze sociali dello shock: “Vorremmo che ci sia la possibilità di utilizzare la Nec anche per andare incontro alle esigenze delle famiglie”. Poi incalza: “Se in Europa dicono: ‘no, le famiglie sopportino’, secondo me è una scelta sbagliata”. È un segnale politico alla Commissione, non l’annuncio di un bonus già autorizzato: bisognerà stabilire quali interventi rientrino nelle spese ammissibili.
La certezza più netta riguarda le imprese. L’iperammortamento sarà “sicuramente non solo prorogato ma ulteriormente rafforzato”, promette Giorgetti. Dopo gli oltre sette miliardi di investimenti già oggetto di richieste richiamati da Confindustria, l’obiettivo è dare continuità a innovazione e macchinari, mentre il Pnrr si avvia alla conclusione. Un sostegno alla produttività, non solo uno sconto fiscale. L’altro cardine sono i salari. Il ministro conferma il rifinanziamento della tassazione al 5% sugli aumenti da rinnovi contrattuali, un “grande successo”, dice, contro l’”emergenza salariale“.
L’Istat certifica il problema: nel 2026 retribuzioni contrattuali attese a +2,5%, contro il 3% di inflazione acquisita; nel secondo trimestre i salari reali erano ancora sotto del 9,4% rispetto all’inizio del 2021. La ripresa dei redditi si è fermata e il carovita rischia di indebolire i consumi.
Sulle coperture il ministro sceglie una formula: “Chi potrà contribuire, contribuirà”. Il riferimento è a banche, assicurazioni e società energetiche. Salvini punta ad almeno cinque miliardi dal settore finanziario, FI insiste sull’accordo volontario e gli istituti ricordano gli impegni già assunti. Non sono somme acquisite: fra disponibilità dichiarate e gettito effettivo resta una trattativa da chiudere. I numeri spiegano la prudenza.
L’Ufficio parlamentare di bilancio valida le previsioni, ma segnala rischi sulla crescita e sul rientro dalla procedura per deficit eccessivo. La Corte dei conti prevede oltre 20 miliardi di maggiori interessi nel triennio, fino al 4,6% del Pil; Bankitalia chiede di privilegiare gli investimenti rispetto alla spesa corrente. Il vertice di maggioranza dovrà distinguere priorità finanziabili e richieste da rinviare. Il messaggio di Giorgetti agli alleati è netto: prima il perimetro Ue, poi le coperture, infine le misure. Una manovra a geometria variabile, nella quale la prudenza non viene contrapposta alla crescita, ma presentata come la condizione per difendere salari e investimenti senza far pagare ai contribuenti i nuovi tassi più alti.