Il Governo eviti misure spot

Roma, 3 agosto 2026 – Eppur si muove. Pare l’abbia detto Galileo, e se lo dice il Governo è chiaro che va fatta la tara all’inevitabile surplus di ottimismo. Però, guardando alla nostra economia, è vero che nonostante i fuochi di guerra e un Medio Oriente in cui l’instabilità tende ad aumentare piuttosto che ad attenuarsi, trascinando in alto i costi dell’energia; nonostante tutto questo, il Pil cresce più del previsto e l’occupazione si mantiene sui massimi storici. Cresce però anche il debito pubblico, resta il peso del superbonus (174 miliardi, quasi come i 194 miliardi del Pnrr!) e non aumentano abbastanza i salari rispetto all’inflazione che resta comunque (2,8%) più bassa della media europea. Insomma, si galleggia tenendo lontana una possibile stagnazione. Con una domanda che il cittadino, quello che ragiona con il buon senso, non con gli slogan, si sta ponendo: cosa può/deve fare il governo prima della fine della legislatura per migliorare la nostra situazione? Risposta seria: poco. Intanto perché da qui alla scadenza delle Camere, visti i calendari parlamentari, restano non più di 5 o 6 mesi di lavori; poi, perché la Manovra, strumento principe di politica finanziaria, viaggia soprattutto sui binari decisi da Bruxelles e non da Roma; infine, perché bisogna sperare che la Bce continui a tenere fermi i tassi, cosa che il quadro internazionale non garantisce. Dunque, meglio una buona gestione dell’esistente di qualche decreto acchiappavoti, che andrebbe solo a ingigantire il debito pubblico. Meglio un periodo di coesione governativa, ora piuttosto fragile, che dia garanzie ai mercati, e ai risparmi. A proposito dei quali andrebbe incoraggiato (lo ha fatto di recente il presidente Abi, Patuelli) l’esistenza del Siu, il progetto Ue per indirizzare proprio i risparmi dei cittadini in investimenti produttivi: più industria, più consumi, più ricchezza. Perché qualcosa si muova. Con giudizio.