Il ministro Urso: “Caro-energia? Subito le riforme. L’Ue è lenta, non può continuare a discutere mentre il conflitto imperversa”

Roma – Quanto costerà agli italiani la gita del Primo Maggio? Più in generale, quali prezzi del carburante dovremo attenderci per le prossime settimane?

“Impossibile prevedere cosa accadrà nei prossimi giorni: il paradigma dell’epoca in cui viviamo è proprio l’instabilità, l’incertezza – avvisa il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso –. Ma possiamo constatare che nei primi due mesi di guerra, con il blocco dello Stretto di Hormuz che perdura, l’aumento dei carburanti alla pompa in Italia è stato molto più contenuto rispetto agli altri Paesi europei. Il prezzo medio dei carburanti nel nostro Paese – come emerge dai dati Eurostat – è cresciuto a marzo del 3,7%, contro il 12,9% della media Ue e, in Germania, addirittura del 19,8%. Per questo abbiamo assistito al fenomeno, del tutto inedito, di automobilisti che dalla Svizzera e dalla Francia, persino dalla Slovenia, hanno attraversato la frontiera per fare rifornimento nei nostri distributori”.

La differenza è dovuta al taglio delle accise, che la Germania ha deciso solo venerdì?

“Il taglio delle accise è stato introdotto verso la fine di marzo e le sue conseguenze sul prezzo medio alla pompa si sono avvertite per lo più in aprile. I dati cui faccio riferimento, disponibili sul sito della Commissione europea, si riferiscono al primo mese di guerra, quando non vi erano ancora gli effetti del taglio delle accise. La differenza poi è ancora più marcata in questo mese di aprile: ieri la benzina era a 1,74 €/l. Più significativo l’aumento per il gasolio, ora fermo a 2 euro. Siamo stati più efficienti e tempestivi di altri”.

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Resta il fatto che l’aumento del gasolio potrebbe avere ripercussioni sull’inflazione. Gli italiani temono quel che accadde nel 2022, dopo l’invasione della Russia in Ucraina.

“Oggi siamo più attrezzati a fronteggiare la spirale inflattiva e molti Paesi ci hanno imitato in queste settimane, introducendo analoghe misure di prevenzione e di controllo, ma tutto ovviamente dipende dai tempi e dall’estensione del conflitto. Se il negoziato in corso dovesse fallire, se perdurasse il blocco della navigazione per altre due settimane, allora sì, saremmo davvero in emergenza, con gravi conseguenze anche sul Pil e sulla tenuta produttiva del Paese”.

Il livello dei prezzi è già in risalita.

“A marzo l’inflazione su base annua registrata in Italia è stata dell’1,7%, appena 0,2 punti percentuali in più rispetto all’1,5% di febbraio, molto meno di quanto si sta registrando negli altri Paesi europei: la media Ue è infatti del 2,8%. Per capire quanto sia stato fatto in questa legislatura basta ricordare che, quando giungemmo al governo, nell’ottobre 2022, l’inflazione era al 12,6% e, malgrado il taglio delle accise, falcidiava il potere d’acquisto delle famiglie e dei lavoratori”.

Lo Stretto di Hormuz
TOPSHOT – In this picture obtained from Iran’s ISNA news agency on April 24, 2026, Iranians are seen at Suru Beach in Bandar Abbas along the Strait of Hormuz. (Photo by RAZIEH POUDAT / ISNA / AFP)

Lei, però, è preoccupato?

“Sì, certo, se il blocco dello stretto di Hormuz dovesse perdurare dovremmo affrontare una vera grave emergenza, non solo sul fronte dell’inflazione per effetto del caro energia, ma anche su quello delle materie prime necessarie alle nostre filiere industriali. Penso all’elio, fondamentale per la microelettronica, all’alluminio, allo zolfo, ai fosfati e quindi ai fertilizzanti: intere filiere rischiano di saltare”.

Da qui la richiesta alla Commissione di sospendere il Patto di Stabilità?

“Sì, per questo abbiamo chiesto margini fiscali per realizzare subito le misure necessarie a fronteggiare l’emergenza, e per questo abbiamo chiesto la sospensione del sistema perverso degli ETS, che paghiamo più di altri non potendo disporre di energia nucleare prodotta nel nostro Paese, come Francia e Spagna”.

La Commissione si è detta disposta ad anticiparne a luglio la revisione. Non basta?

“Sì, ma temiamo che il processo sia troppo lungo: occorre fare subito le riforme, a cominciare dal mercato unico dell’energia, così come quelle necessarie a preservare la nostra industria, per esempio l’Industrial Accelerator Act. L’Europa è indietro, mentre assistiamo a un’accelerazione della storia, dove predomina il conflitto. Non possiamo più inseguire, dobbiamo prevenire, anticipare, agire. Un’antica massima della seconda guerra punica recitava: ‘Mentre Roma discute, Sagunto viene espugnata’. La storia dovrebbe averci insegnato qualcosa… Bruxelles non può continuare a discutere mentre il conflitto imperversa”.