Il paradosso dei giovani nel calcio italiano: finché sei under servi, poi sparisci – VIDEO di Chiara Aleati

Quote Under tra Serie D e Serie C: il nodo della valorizzazione dei giovani. Il paradosso del calcio italiano: giovani valorizzati fino a quando conviene

Un calciatore arriva a 18 o 19 anni, trova spazio tra Serie D e Serie C, accumula presenze e sembra avere finalmente completato il passaggio dal settore giovanile al calcio dei grandi. Poi, però, cambia la stagione, cambia la fascia d’età di riferimento e quella stessa società può avere maggiore convenienza a puntare su un ragazzo più giovane.

È uno dei temi più discussi quando si parla di valorizzazione dei giovani nel calcio italiano: quanto incidono realmente talento e rendimento e quanto, invece, pesano l’anno di nascita e i meccanismi regolamentari?

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Come funzionano le quote Under in Serie D

Nella Serie D 2026/27 ogni squadra deve avere in campo, dall’inizio e per tutta la partita, almeno tre giovani appartenenti alle fasce previste dal regolamento: un classe 2006, un 2007 e un 2008, oppure calciatori ancora più giovani.

Il principio è quello di garantire minutaggio ai ragazzi e favorirne l’ingresso nel calcio senior. Il rischio, però, è che il valore sportivo del calciatore possa finire per intrecciarsi inevitabilmente con quello della sua data di nascita.

Un giocatore può quindi risultare particolarmente prezioso non soltanto per il proprio rendimento, ma anche perché permette alla squadra di rispettare i parametri richiesti.

Serie C, il sistema degli incentivi

In Serie C il funzionamento è differente. Non esiste lo stesso obbligo di mantenere un numero prestabilito di giovani sempre sul terreno di gioco, ma sono previsti incentivi economici legati all’impiego e alla valorizzazione di determinate categorie di calciatori.

Anche in questo caso, dunque, l’età può incidere sulle valutazioni effettuate dai club.

Il problema emerge soprattutto quando un giocatore esce dalle fasce premiate. Un ragazzo che per alcune stagioni aveva rappresentato contemporaneamente una risorsa tecnica ed economica può perdere improvvisamente una parte della propria convenienza per la società.

Il dato FIGC sui giovani in Serie A

Il dato FIGC sui giovani in Serie A – CalcioNews24.com

Il paradosso diventa ancora più evidente osservando quanto accade nella massima categoria.

Secondo una relazione FIGC pubblicata nel 2026, la Serie A occupa il 49° posto su 50 campionati analizzati nel mondo per percentuale di minuti disputati da calciatori Under 21 selezionabili per la Nazionale italiana.

La percentuale si ferma all’1,9%.

Nelle categorie inferiori, quindi, vengono introdotti obblighi o incentivi per aumentare il minutaggio dei giovani, mentre una volta raggiunto il massimo livello lo spazio destinato agli Under 21 italiani diventa estremamente ridotto.

Il confronto con la Spagna

De La Fuente bacia la Coppa del Mondo (1)
Il confronto con la Spagna – CalcioNews24.com

Anche negli altri principali Paesi europei esistono strumenti dedicati allo sviluppo dei giovani, ma spesso sono costruiti con criteri differenti.

In Spagna, per esempio, l’intervento riguarda soprattutto la composizione delle rose.

Nella Primera Federación, su un massimo di 25 giocatori, non più di 18 possono essere Over 23. Una rosa completa deve quindi riservare almeno sette posti agli Under 23.

In Segunda Federación il limite degli Over 23 scende invece a 16, lasciando almeno nove posti ai più giovani.

La differenza sostanziale è che l’allenatore mantiene poi libertà nelle proprie scelte: il regolamento determina la costruzione della rosa, ma non impone necessariamente quali annate debbano rimanere in campo durante la partita.

Germania, incentivi inseriti nella formazione

In Germania, nella 3. Liga, vengono utilizzati contemporaneamente regole e incentivi.

Per le prime squadre dei club classificati come dilettantistici devono essere presenti almeno quattro Under 23 nella distinta di gara.

A questo si aggiunge un investimento economico specifico. Dalla stagione 2026/27 il fondo destinato dal DFB allo sviluppo dei giovani nella categoria è passato da 3 a 5 milioni di euro.

Nel sistema vengono valorizzati anche i minuti disputati dagli Under 21 tedeschi, il percorso formativo effettuato all’interno del club e le convocazioni nelle Nazionali giovanili.

Francia e Inghilterra: due modelli differenti

In Francia l’attenzione si concentra invece sulla struttura societaria. Per partecipare alla Ligue 3, un club deve avere una formazione riserve e almeno due squadre giovanili a undici, di cui almeno una appartenente alla fascia Under 17 o Under 19.

Il mancato rispetto dei requisiti può portare anche a penalizzazioni in classifica. L’obiettivo diventa quindi obbligare le società a costruire un vero percorso di formazione.

In Premier League, invece, gli Under 21 possono essere utilizzati senza occupare uno dei 25 posti della lista principale. Viene così facilitato il loro ingresso in prima squadra senza imporre al tecnico un numero minimo di giovani da schierare.

Cosa succede quando un calciatore smette di essere Under

È probabilmente questo il punto più delicato dell’intero sistema italiano.

Un calciatore può trascorrere diversi anni risultando particolarmente utile perché rientra nelle fasce previste. In Serie D contribuisce al rispetto degli obblighi regolamentari; in Serie C il suo impiego può incidere sui contributi destinati alla società.

Poi arriva il momento in cui la sua annata esce dai parametri.

Il giocatore può essere più pronto, conoscere meglio la categoria e avere già accumulato decine di presenze tra i professionisti. Allo stesso tempo, però, un ragazzo più giovane può risultare economicamente o regolamentariamente più conveniente.

Nasce così il rischio di una continua sostituzione generazionale nella quale alcuni calciatori, proprio quando dovrebbero completare il passaggio definitivo al calcio adulto, possono trovare meno spazio.

Quote Under, formazione o meritocrazia?

La questione non riguarda la necessità di investire sui giovani, principio difficilmente contestabile, ma quale sia il sistema migliore per farlo.

Da una parte ci sono obblighi e incentivi capaci di garantire minuti che probabilmente, senza regole specifiche, molti ragazzi non riceverebbero. Dall’altra esiste il rischio di trasformare l’anno di nascita in un criterio che pesa quasi quanto il rendimento.

Il nodo resta quindi aperto: meglio obbligare i club a utilizzare determinate annate oppure investire maggiormente sulla formazione, sulla qualità dei settori giovanili e sulla costruzione delle rose, lasciando poi al merito la scelta di chi deve giocare?

Perché valorizzare un giovane dovrebbe significare accompagnarlo verso il calcio professionistico anche dopo la fine dello status di Under. Il talento, del resto, non dovrebbe avere una data di scadenza.