Roma, 9 luglio 2026 – Previsioni rispettate. Fin dall’inizio iI superfavorito è stato sempre lui, Michele Mari con I convitati di pietra (Einaudi) ed è stato lui a vincere l’ottantesima edizione del Premio Strega. Quindi, nonostante le polemiche e la bufera che lo hanno investito dopo le sue presunte offensive affermazioni su Michela Murgia con conseguente lite con Teresa Ciabatti, anche lei finalista con Donnaregina (Mondadori), Mari, alla sua prima partecipazione allo Strega, si è aggiudicato il riconoscimento letterario italiano più importante.
Un successo che, per la verità, a un certo punto non appariva più così scontato, visto che la vicenda ha tenuto banco per giorni, con chi sosteneva che bisognava distinguere tra l’autore e la sua opera e valutare soltanto questa, e chi riteneva inaccettabili le considerazioni attribuite a Mari. Una brutta storia a cui aveva posto fine la Fondazione Bellonci prendendo le distanze da eventuali affermazioni denigratorie verso la scrittrice morta tre anni fa e invitando tutti a tornare a parlare solo di libri e letteratura. Ma evidentemente quanto accaduto, nonostante il clamore suscitato, non ha spostato più di tanto il voto degli Amici della Domenica. Alla proclamazione della vittoria, sul palco allestito eccezionalmente quest’anno nella piazza del Campidoglio, con cerimonia trasmessa in diretta da Raitre, Mari ha infranto la tradizione: ha evitato di sorseggiare in pubblico il giallo liquore che dà il nome al Premio. E, come sua abitudine, non ha concesso alcun sorriso.
Nell’ultima votazione, Mari si è imposto su tutti raccogliendo 190 voti e Matteo Nucci – che nel corso della serata non ha mancato di ricordare “l’ingiustizia del genocidio palestinese” – è arrivato secondo con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), 152 voti, a soli 38 da Mari che si era già aggiudicato a maggio lo Strega Giovani. Al terzo posto Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani) con 84 voti, al quarto con 78 voti Alcide Pierantozzi che con Lo sbilico (Einaudi), parlando di malattia mentale, ossessioni e cure, in primis le sue, si è aggiudicato il Premio Strega Deutschland, prima edizione di un nuovo premio Strega internazionale che, partendo dalla Germania, punta a promuovere in altri paesi europei i libri italiani. Quinta (75 voti) Teresa Ciabatti – che anche ieri sera ha parlato dell’amicizia con Murgia, sottolineandone il coraggio – sesta, infine, ripescata perché nella cinquina non figurava una piccola casa editrice indipendente, si classifica Elena Rui con Vedove di Camus (L’Orma), 64 voti.
Un premio, lo Strega, non solo prestigioso ma straordinario moltiplicatore delle vendite: oltre il 100 per cento in più dopo l’annuncio della dozzina e dal 30 al 309 per cento in più dopo l’annuncio della sestina. “È come avere un superpotere”, sostiene il vincitore dello scorso anno, Andrea Bajani, il cui libro, L’anniversario, è stato tradotto in trentacinque paesi.
Il romanzo di Mari, milanese, 70 anni, fino al 2020 docente di Letteratura italiana alla Statale, racconta, in poco più di 150 pagine scritte – ha rivelato l’autore – in un mese, il “patto scellerato“ che nel 1975, dopo la maturità, stringono i compagni della terza A del liceo milanese Berchet (lo stesso frequentato da Mari): ogni anno, il 22 luglio, si ritroveranno per una cena e verseranno dei soldi in una cassa comune. Quella somma andrà ai tre che vivranno più a lungo. I convitati di pietra, commedia nera sulla memoria e il fluire del tempo, sono quelli di loro che, di anno in anno, sono scomparsi. Fino ad arrivare a un finale a sorpresa in cui gli ultimi tre superstiti ormai novantenni si ritrovano nel 2050. Una consuetudine, quella delle cene con gli ex compagni, che Mari ha condiviso con i suoi personaggi.
“Ho partecipato alle cene per una trentina d’anni. Poi ho iniziato a diradare la mia presenza e alla fine non sono più andato. Perché non ci si rivedeva più per rievocare gli anni passati, con relativa aneddotica, ma si parlava del presente, del Duemila, dei figli o perfino dei nipoti, e questo a me interessava poco. Il senso di rivedere i miei compagni era ricreare un’illusione, tornare un po’ indietro nel tempo e, per una sera, riprendere le antiche conversazioni”. Lo ha fatto, a modo suo, con I convitati di pietra.