Il riarmo spacca di nuovo il Pd. E con i riformisti è ancora scontro: Conte e Schlein si giocano la premiership

Roma, 6 agosto 2026 – Non c’è pace per il centrosinistra. Anzi sì. Perché la maggioranza del Campo largo sceglie di sostenere la linea pacifista e contro il riarmo nella discussione alla Camera sullo scostamento di bilancio per le spese in campo energetico e di difesa. Così facendo, però, riduce ulteriormente il proprio modesto perimetro, dato che si perde per strada la componente riformista dem: favorevole agli impegni per i fondi Safe, come gli alleati centristi di ‘Italia viva’ e +Europa.

Risultato: le comunicazioni del ministro dell’Economia Giorgetti sullo scostamento di bilancio forniscono al leader 5 stelle Giuseppe Conte un pulpito per presentarsi con l’autorevolezza della pochette da ex premier e insieme come miglior interprete dei sentimenti popolari pacifisti della sinistra, che la segretaria dem Elly Schlein confidava di incarnare in esclusiva.

A dimostrazione del fatto che quella sta venendo davvero precipitando è la sfida per la premiership del centrosinistra, sempre più ridotta ai soli due leader di Pd e M5s destinati probabilmente a misurarsi in elezioni primarie dall’esito per nulla scontato.

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Le risoluzioni della minoranza

Solo il regolamento della Camera ieri ha salvato il Pd da una dolorosa spaccatura, dato che la risoluzione Pd-M5s-Avs è risultata preclusa data l’approvazione di quella di maggioranza. Altrimenti i riformisti dem si sarebbero astenuti, come mette agli atti Lorenzo Guerini: “Non l’avrei sostenuta, il testo resta non condivisibile”. I deputati della minoranza dem (oltre a Guerini, Lia Quartapelle, Virginio Merola, Nicola Carè, Piero Fassino) hanno invece votato a favore degli impegni per il Safe contenuto nelle risoluzioni di ‘Italia viva’ e +Europa, su cui l’indicazione del Pd era l’astensione, e si sono astenuti su quella di Azione.

Lo scontro Conte-Schlein: è in gioco la leadership

L’approccio rispetto alla politica estera e il riarmo europeo è un parte in tema di dissidio reale tra la cultura riformista e quella radicale del centrosinistra ancora in fieri in mezzo a cui si trova il Nazareno. Ma ancora di più – più dei migranti, su cui i 5 stelle hanno posizioni securitarie, e delle politiche sociali, che il centrosinistra non riesce a imporre all’agenda – è diventato l’elemento paradigmatico dello scontro per la leadership tra Schlein e Conte; che ha appunto scippato alla leader dem il ruolo di campione del pacifismo, ma indossando al contempo l’abito e l’aplomb da ex premier.

Il presidente del Movimento 5 Stelle (M5s) Giuseppe Conte durante la discussione della Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla domanda di autorizzazione al sequestro di corrispondenza (chat) nei confronti del l’ex sottosegretario della Giustizia e deputato di Fratelli d’Italia (FdI) Andrea Delmastro Delle Vedove, Roma, 05 agosto 2026. ANSA/ANGELO CARCONI

Il diretto interessato smentisce vittorie parlando coi cronisti: “Qui si parla di politica, non è una gara”, dice in Transatlantico. Ma è lui che sta sempre più prendendo le redini del centrosinistra. È lui che si sbilancia contro il riarmo anche dell’Ucraina. È lui che fa filtrare la notizia del pranzo con Schlein. È lui che diffonde la risoluzione unitaria che non piace ai riformisti. È lui che prende la parola in aula per accusare il governo di vincolare il Paese alla spesa militare Nato e il riarmo “senza uno straccio di difesa comune” che accontenta le “mai sopite” nostalgie militariste della Germania dove avanzano i neo-nazisti di Afd.

Prima dell’ex premier aveva parlato per il Pd il responsabile esteri Peppe Provenzano, rivendicando la convergenza su una risoluzione unitaria del Campo largo improntata alle “posizioni già più volte espresse”, a cominciare dal no al 5% del Pil per la Nato e il no “alla corsa al riarmo dei singoli Stati mentre sosteniamo la necessità di costruire una vera difesa europea”. Mentre per Avs Nicola Fratoianni rivendica di fronte ai cronisti l’impegno a pervenire a un testo unitario. Ma non condiviso da una parte del Pd, oltre che dell’alleanza necessaria.