Il Tavolo di Che Tempo Che Fa si stacca dal programma originario per diventare format a sé stante. Una scelta che incarna tutta la voglia di osare di Fabio Fazio e Michele Serra. Il noto conduttore televisivo infatti ha detto che, per l’ultimo anno di contratto in Skydance, vuole concedersi un esperimento. Il Tavolo, dunque, diventa una sorta di spin-off di CTCF. Nella sostanza, la parte dedicata all’intrattenimento e alla conversazione più leggera con vari protagonisti intorno alla tavola rotonda viene scorporata dal contenuto della domenica per passare al mercoledì.
Le ragioni che hanno portato a questo cambiamento sono sostanzialmente due: la prima riguarda l’orario del formato domenicale, terminare il programma oltre l’una di notte (come accadeva spesso lo scorso anno) stava diventando eccessivamente pretenzioso. Tanto per il pubblico quanto per chi lavorava alla trasmissione. Il lunedì è impegnativo per tutti e rimanere davanti alla tv tutto quel tempo di domenica poteva essere troppo. Quindi Il Tavolo non veniva recepito a dovere e talvolta rischiava di essere inglobato in qualcosa di più grande senza dargli il giusto tributo e respiro.
Che Tempo Che Fa, Il Tavolo tra certezze e miglioramenti
L’altro motivo è più di natura tecnica: il segmento di programma è stato spostato al mercoledì per cercare di prendere più Share. Dal punto di vista numerico, infatti, le percentuali del Tavolo domenicale erano incoraggianti. Quindi la produzione ha pensato di metterlo in prime time per coltivare ulteriormente quel “seme” di interesse mostrato nel recente passato dal pubblico.
Allora Che Tempo Che Fa passa dalla domenica in versione maxi a un bis catodico tutto da scoprire: l’aggiunta del mercoledì deve servire a mettere in difficoltà con una leggera pressione i competitor diretti. Sulla carta è tutto possibile e auspicabile, la realtà presenta qualche problema. La prima puntata di questo esperimento televisivo porta Il Tavolo a raggiungere il 3,7% di Share. Una partenza sottotono per una trasmissione che, alla domenica, raggiunge il 9% di Share (talvolta anche il 10%) in maniera agile.
Gli ostacoli del mercoledì sera
Cosa è cambiato oltre alla collocazione di palinsesto? Si sono modificate le esigenze dei telespettatori. La funzione domenicale del format sul Nove è ben precisa: Che Tempo Che Fa mette ordine, attraverso le interviste e il dibattito, alle vicende accadute durante la settimana con le parole dei protagonisti che popolano il costume e la società italiana. Fin qui tutto bene, altrimenti la trasmissione non sarebbe durata più di vent’anni tra Servizio Pubblico ed emittenti private.
Le difficoltà maggiori iniziano il mercoledì: Fazio vuole ricreare un talk show in purezza sulle orme del Maurizio Costanzo Show. Ci sono le sedie, c’è un tavolo quasi a ferro di cavallo (unica differenza rispetto al formato che ha segnato un’epoca su Mediaset) e permane un dibattito costante fra risate, goliardia e qualche riflessione. Oggi, però, il mercoledì ha due grandi ostacoli: il primo si chiama UEFA Champions League, il secondo Tale e Quale Show. Considerando che le coppe europee sono di interesse comune, cercare di distogliere il pubblico dalle partite di calcio sulle PayTv è assai difficile. Bisogna cercare di rosicchiare utenti dagli altri tipi di formato concorrente.
Impensierire i competitor
Chi guarda Tale e Quale Show è mosso da un’esigenza primaria: divertirsi senza pensieri, magari godendosi qualche esibizione dal vivo. I siparietti di Malgioglio e le risposte di Elettra Lamborghini con le battute di Siani fanno ridere e l’utente medio passa la serata in leggerezza e parziale libertà di staccare la spina dopo una giornata di lavoro. Fazio con Il Tavolo intende perseguire lo stesso intento, intrattenere il pubblico diversificando l’offerta, ma eccede in un aspetto. Lascia troppo poco spazio all’intrattenimento in purezza.
Se decidi, come trasmissione, di dividere le parti del programma in due, la domenica affronti temi importanti (dall’approfondimento giornalistico allo spettacolo italiano) e il mercoledì alleggerisci il clima. Questo deve essere il copione. Se, invece, il mercoledì viene dato ulteriore spazio ad approfondimenti giornalistici e temi scottanti per poi passare alle risate più sfrenate, il pubblico rimane spiazzato. Il talk show di approfondimento, sul Nove, al mercoledì ha già fatto fatica nel recente passato con altri interpreti. Fazio, in quel caso, non c’entrava nulla ma la lezione – anche solo da spettatore che lavora nella stessa azienda – avrebbe dovuto impararla.
Una cena fra amici senza invito
Il mercoledì è un giorno difficile perchè l’incognita del calcio europeo, sia in chiaro che sulle PayTv, è difficile da gestire. Quindi o si cambia registro, oppure sarà sempre una rincorsa faticosa. In mezzo alla settimana, l’utente medio – di sera – vuole ascoltare aneddoti e curiosità. Non gli interessano, in larga parte, poi ci sono sempre eccezioni, ulteriori riflessioni su cosa pensa tizio o caio della legge elettorale o delle evoluzioni all’interno della geopolitica attuale.
Dopo una giornata di lavoro, Il Tavolo di Che Tempo Che Fa dovrebbe essere l’equivalente di una cena fra amici senza invito. Le persone si sintonizzano istintivamente sul Nove e devono avere l’impressione di partecipare a una rimpatriata senza obblighi e pressioni. Quindi gli editorialisti e opinionisti devono tornare a dibattere alla domenica, nella versione classica del programma. Il mercoledì spazio alla capacità di intrattenere e discutere di artisti sempre sul pezzo e pronti. Al format di Fazio non mancano.
Rimescolare le carte
L’ultimo consiglio importante riguarda la rotazione dei volti: Il Tavolo di Che Tempo Che Fa ha alcune presenze fisse, ma deve imparare a cambiare interpreti settimana dopo settimana. Altrimenti si rischia di cadere nella ripetitività. Attualmente il ritmo c’è, così come le idee. Il programma va solo leggermente asciugato e centrato rispetto alla proposta generale.
Il 3,7% di Share è un primo passo che può portare a guadagnare ulteriore terreno sapendo cosa offrire ai telespettatori. Quello che vogliono è noto. Fazio lo ha capito nel momento in cui ha scelto, con la produzione, di spostare Il Tavolo in prima serata. Ora deve solo garantirlo senza tendere a un ibrido, tra informazione e intrattenimento, che non rende giustizia a una nobile causa catodica.