Milano, 28 aprile 2026 – L’indagine che sta scuotendo il mondo del calcio non riguarderebbe partite di questa stagione e sarebbe relativa solo a 4-5 match, fanno sapere fonti investigative; in più, non ci sarebbe nessuno dell’Inter tra gli indagati.
Il giorno più atteso è dopodomani, giovedì, quando ci sarà il primo interrogatorio chiesto dal pm Maurizio Ascione: convocati il designatore arbitrale Gianluca Rocchi e il supervisore Var Andrea Gervasoni, entrambi autosospesi, loro saranno i primi sentiti dalla procura.
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Gli indagati
Al momento, si sa che nell’inchiesta sono accusati di ipotesi di concorso in frode sportiva, oltre a Rocchi e Gervasoni, anche gli addetti al Var Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca, mentre Daniele Paterna è indagato per false informazioni al pm. Resta ancora il mistero sulle persone “in concorso” che avrebbero, secondo i capi d’imputazione, contribuito ad alcune designazioni arbitrali pilotate di fischietti graditi all’Inter.
Si tratta di un unico fascicolo di indagine formato anche a seguito della denuncia nel 2024 di un avvocato e tifoso veronese dopo Inter-Verona, cioè la partita del gennaio di due anni fa dell’ormai nota gomitata del difensore nerazzurro Alessandro Bastoni. Nell’indagine, tra l’altro, è confluito l’esposto dell’ex guardalinee di serie A, Domenico Rocca, ascoltato come teste dal pm a luglio.

Le contestazioni a Rocchi
Rocchi risponde di frode sportiva per tre ipotesi: oltre al noto caso di un presunto condizionamento con le “bussate” sulla sala Var in Udinese-Parma del primo marzo 2025, riprese dalle telecamere, è accusato di aver “favorito” l’Inter con la designazione arbitrale per la trasferta a Bologna del 20 aprile 2025 e di essersi mosso affinché il “poco gradito” ai nerazzurri Daniele Doveri, secondo il pm, non li arbitrasse nella fase finale del campionato e nell’eventuale finale di Coppa Italia. In queste due ultime contestazioni si parla di un presunto accordo di Rocchi allo stadio di San Siro “con più persone”, il 2 aprile 2025.

Gli altri
Gervasoni, invece, è indagato per Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025 per un rigore prima dato agli emiliani e poi revocato su intervento della sala Var. Paterna fu convocato come teste dai pm per la vicenda di Udinese-Parma, ma il verbale fu sospeso e lui iscritto per false informazioni al pm.
Di Vuolo è stato iscritto perché era assistente Var nella partita Inter-Verona, match in cui era “varista” Luigi Nasca, il quale lo era anche in Salernitana-Modena. L’ex arbitro Pasquale De Meo racconta poi all’Agi quello che nell’ambiente “tutti sapevano e vivevano con malumore”, cioè che ci sarebbe stato un codice che il designatore, il supervisore Var Gervasoni e altri avrebbero utilizzato dalla vetrata della Sala di Lissone per comunicare con gli addetti al Var e correggere le loro decisioni ritenute sbagliate. “Quella di fare dei gesti dalle vetrate era una consuetudine”, aggiunge De Meo: il codice era “pugno-carta-forbice”.
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Le strategie
Intanto Rocchi, al contrario di Gervasoni intenzionato a parlare, sta valutando con il suo legale se avvalersi o meno della facoltà di non rispondere: “Dobbiamo ancora decidere se rispondere alle domande del pm. Le contestazioni sono generiche”, dice l’avvocato Antonio D’Avirro.
“Non sappiamo chi sono le persone che avrebbero concorso all’ipotesi di reato. L’eventuale frode sportiva riguarderebbe una gara il cui risultato non è stato alterato, il rigore c’era”. Quanto ai mezzi di prova che potrebbero essere stati utilizzati per carpire i presunti accordi sulle designazioni a San Siro, il legale afferma che il l’ipotesi di reato di frode sportiva “le consente”. Tensione c’è anche al 4° piano di Palazzo di Giustizia tra il pm Ascione e il procuratore capo Marcello Viola, legata alla gestione dell’indagine da parte del pm rispetto ai vertici dell’ufficio.