Articolo di Anthony Watts – Venerdì 11 Luglio 2025 – Tempo di lettura 4 minuti
Da anni, su Watts Up With That, sfatiamo le narrazioni allarmiste sul cambiamento climatico, in particolare l’ossessione per il ghiaccio marino come presunto indicatore chiave del riscaldamento globale. Un recente articolo di Space.com (10 luglio 2025), intitolato “L’esercito americano taglia fuori gli scienziati del clima dai dati vitali del ghiaccio marino satellitare”, ha riacceso il dibattito, lamentando la perdita di accesso ai dati dello Special Sensor Microwave Imager/Sounder (SSMIS) gestito dal Dipartimento della Difesa. Ma è davvero la catastrofe che si vuole far credere?
Figura 1: Mostra i valori minimi estivi dell’estensione del ghiaccio del Mar Artico derivati dai satelliti dal 1979 al 2023, con una linea tratteggiata che mostra la tendenza lineare. La linea di tendenza aggiunta in rosso non mostra cambiamenti nell’estensione minima estiva dal 2007. Fonte immagine: NSIDC. Esempi di linee di tendenza rosse del 2007 e linee di tendenza sotto il titolo aggiunto da A. Watts
Analizziamo i fatti, smontando l’iperbole. L’articolo di Space.com descrive come il National Snow and Ice Data Center (NSIDC) dell’Università del Colorado perderà i dati SSMIS, che monitorano l’estensione del ghiaccio marino. Questa perdita viene dipinta come un disastro per la scienza climatica, con riferimenti a scioglimenti catastrofici dei ghiacciai, innalzamento del livello del mare e persino vantaggi commerciali come rotte marittime più brevi. Si cita il passaggio dell’NSIDC ai dati giapponesi dell’Advanced Microwave Scanning Radiometer 2 (AMSR2), ma si paventa una temporanea lacuna di dati. Il tono è allarmistico, con accenni a tagli di bilancio, minacce alle missioni NASA e attacchi alla scienza.
Figura 2: (clicca per ingrandire)Confronto dei dati satellitari per la perdita di massa di ghiaccio in Antartide. Perdita cumulativa di massa di ghiaccio a sinistra e gli stessi dati rispetto alla massa totale di ghiaccio a destra. Fonte dei dati: http://imbie.org. Grafici originariamente di Willis Eshenbach, adattati e annotati da Anthony Watts.
Perché il ghiaccio marino non è l’oracolo climatico. Il ghiaccio marino è un cavallo di battaglia dell’allarmismo climatico, ma è un proxy imperfetto e rumoroso del cambiamento climatico. Ecco perché:
- Stabilità del ghiaccio artico: Contrariamente alle previsioni catastrofiche, l’estensione del ghiaccio marino artico non è crollata. Dopo il minimo record del 2007, si è stabilizzata su un plateau più basso, senza una spirale verso un’Artico “senza ghiaccio” (Figura 1, NSIDC). Le fluttuazioni annuali sono normali, ma la tendenza lineare dal 2007 mostra stabilità, non collasso.Figura 1: Minimi estivi dell’estensione del ghiaccio artico (1979-2023). La tendenza dal 2007 (linea rossa) mostra stabilità. Fonte: NSIDC, adattata da A. Watts.
- Crescita del ghiaccio antartico: I modelli climatici prevedono una perdita di ghiaccio in un mondo più caldo, ma il ghiaccio marino antartico ha mostrato periodi di crescita, come nel 2014, quando ha raggiunto un’estensione record. Questo contraddice la narrativa di uno scioglimento universale legato al riscaldamento globale.
- Fattori complessi: Il ghiaccio marino non è un semplice termometro. Venti, correnti oceaniche e variabilità naturale, come l’oscillazione artica, influenzano l’estensione del ghiaccio più della temperatura globale. Ad esempio, i cambiamenti nei modelli di vento spiegano molte variazioni del ghiaccio antartico.
- Problemi di misurazione: I dati sul ghiaccio marino sono soggetti a errori di calibrazione, deriva dei satelliti e modifiche agli algoritmi, che possono distorcere i risultati. L’articolo di Space.com ignora queste complessità, presentando il ghiaccio marino come un indicatore diretto del clima.
L’articolo esagera il panico per la temporanea perdita dei dati SSMIS. Nel 2009, un guasto al satellite dell’NSIDC causò una lacuna simile, ma all’epoca Walt Meier dell’NSIDC minimizzò il problema, definendolo “non degno di nota” (Watts Up With That, 2009). Ora, una situazione analoga viene dipinta come apocalittica, evidenziando un’ipocrisia selettiva. Inoltre, il passaggio ad AMSR2 non è insormontabile. I dati giapponesi sono già disponibili e comparabili. La scienza climatica non dipende da un unico set di dati, e metriche più robuste, come temperature globali o contenuto di calore oceanico, offrono informazioni più affidabili. Il monitoraggio quotidiano del ghiaccio marino ha un’utilità limitata:
- Rumore e variabilità: Le fluttuazioni giornaliere riflettono venti, correnti e condizioni locali più che le tendenze climatiche a lungo termine.
- Utilità pratica limitata: Per la navigazione o l’industria, servono dati locali in tempo reale, non medie globali.
- Valore scientifico marginale: Per la scienza climatica, i dati a lungo termine sono più utili, ma il ghiaccio marino resta un indicatore indiretto e rumoroso, meno informativo di altre metriche.
L’insistenza sul ghiaccio marino come “misura significativa del cambiamento climatico” ignora la sua complessità e sopravvaluta il suo ruolo. La decisione del Dipartimento della Difesa di dare priorità alle esigenze militari non è un attacco alla scienza, ma una scelta pragmatica che potrebbe spingere gli scienziati a concentrarsi su indicatori più affidabili.
L’articolo di Space.com è un esempio di allarmismo climatico mascherato da scienza. La perdita dei dati SSMIS è un inconveniente, non una catastrofe. Il ghiaccio marino artico è stabile, quello antartico è cresciuto in passato, e la variabilità naturale supera le narrazioni semplicistiche. Come sostenuto da anni su Watts Up With That, il clima è troppo complesso per essere ridotto a titoli sensazionalistici.
È tempo di abbandonare il dogma del ghiaccio marino e puntare su metriche più solide.
Fonte: WUWT
Fonte: INTERRUZIONE DEI DATI SUL GHIACCIO MARINO: CRISI REALE O PANICO ESAGERATO? (Autore: Enzo Ragusa)
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