Intervista, Enrico Intra a Piano City, “La musica unisce e evita le guerre” | Un maestro di novant’anni ci insegna la musica

C’è qualcosa di quasi rivoluzionario nel sentire un musicista di novant’anni parlare di improvvisazione, ascolto e formazione musicale con la stessa urgenza di chi stesse descrivendo un problema da risolvere oggi. Non nostalgia, non celebrazione del passato: una diagnosi sul presente e una scommessa sul futuro.

Chi è Enrico Intra

Il Maestro Enrico Intra, pianista, compositore, fondatore dei Civici Corsi Jazz di Milano, figura centrale del jazz europeo per oltre cinquant’anni, è tra i protagonisti di Piano City Milano 2026, che chiude oggi, domenica 17 maggio, la sua sedicesima edizione con un programma record di oltre 250 concerti gratuiti in 140 location della città.

Il video che pubblichiamo nasce da un’intervista registrata alla presentazione di Piano City: pochi minuti in cui Intra dice cose semplici ma di enorme importanza allo stesso tempo.

 

Enrico Intra appartiene a una generazione di musicisti che non considerava la musica soltanto spettacolo, ma anche trasmissione di conoscenza, educazione all’ascolto e costruzione di sensibilità. Una generazione che a Milano ha lasciato tracce concrete: il Derby Club, i Civici Corsi Jazz, Musica Oggi, i seminari aperti alla Civica, le collaborazioni con Gerry Mulligan e il meraviglioso sodalizio con Franco Cerri in quello che è stato forse il binomio più alto e ‘pop’ del nostro jazz.

Una costruzione paziente di una didattica jazzistica moderna in un paese che faticava a riconoscere il jazz come materia degna di studio. Intra ha fatto tutto questo senza mai separare il musicista dal didatta, considerando l’insegnamento non un mestiere parallelo ma una parte naturale dell’essere artista. E oggi l’Italia, e in particolare Milano, vantano club, intere rassegne, decine di appuntamenti di valore internazionale.

Si parla di musica e dio scuola italiana con quella franchezza diretta di chi il problema lo conosce da dentro: “La musica nelle scuole si insegna pochissimo, nelle scuole superiori sparisce. La musica è una cosa importante. Immaginate un pianeta senza musica: sarebbe veramente incredibile, triste, vuoto. La musica unisce ed evita le guerre. Il pensiero rivolto alla musica è un pensiero profondo, pieno di amore e di tolleranza.”

Parole che soprattutto in questo contesto storico sono tutto tranne che retoriche. Dette da Intra, dopo novant’anni in cui ha passato la vita a costruire strutture, scuole, occasioni, hanno il peso delle cose vissute.

“Guardiamo al futuro con ottimismo”

A chi gli chiede se stiamo attraversando un periodo musicalmente barbaro risponde con ironia e saggezza insieme: “Lo scopriremo tra cinquant’anni. Comunque ci sono molti giovani compositori che stanno lavorando per il presente e per il futuro, come del resto faccio e ho sempre fatto io.”

Non è autocompiacimento: Intra continua a comporre, continua a insegnare, continua a discutere di armonia e improvvisazione con una lucidità che impressiona. Non come custode nostalgico di un’epoca andata, ma come uomo che continua a interrogarsi sul presente.

La sua idea di improvvisazione non è mai stata libertà assoluta o caos: è ascolto, memoria, disciplina: “La musica ci rende liberi, ma non anarchici”, ripete agli studenti della Civica. Una distinzione che vale molto di più di quanto sembri: in un tempo in cui tutto appare improvvisato ma raramente è davvero pensato, l’insistenza di Intra sul rigore come condizione della libertà ha qualcosa di profondamente controcorrente.

Enrico Intra
Enrico Intra, novantanni e una pienissima attività artistica – Credits Corsi Civici Jazz Milano (TVBlog.it)

La città che suona

Su Piano City dice una cosa sola, ma decisiva: “È la città stessa che suona. Una città che ha una potenza sonora straordinaria pensate allo sforzo di trasportare pianoforti, accordarli renderli disponibili e fruibili per artisti di generi, stili e provenienze diverse. È una iniziativa enorme. Un’esperienza veramente formativa, che può cambiare anche le persone e riempire i teatri per ascoltare musica.”

L’obiettivo non è il festival in sé, ma quello che il festival produce dopo: il bambino che ascolta sul prato, la persona che non era mai entrata in una sala da concerto, il ragazzo che scopre il pianoforte per caso e l’anno dopo vuole imparare a suonarlo. È esattamente la logica con cui Piano City esiste da sedici anni: non un evento, ma un innesco.

La giornata conclusiva di oggi offre ancora molti appuntamenti gratuiti in tutta Milano. Nel pomeriggio alle 15.30 alle Torri Bianche del Gratosoglio, una delle zone più popolari della città, Nicolas Horvath porta le musiche di Assassin’s Creed in versione pianistica. Alle 16 al Volvo Studio Milano Sergio Cammariereche abbiamo intervistato pochi giorni fa – sarà  protagonista di una Piano Lesson. La chiusura è affidata a Tigran alla GAM, Galleria d’Arte Moderna, sullo sfondo del parco. Il programma completo è su pianocitymilano.it.