Sanremo la vuole giovedì, terza serata, accanto a Carlo Conti e Laura Pausini: Irina Shayk, übermodel internazionale nata e cresciuta a Yemanzhelinsk, al confine con il Kazakistan, figlia di Valery, minatore, e di Olga, pianista. Notata fuori da una scuola di estetica e a 19 anni atterra a Parigi per il primo set. Nel 2011 diventa la prima russa sulla copertina di Sports Illustrated, un passaporto visivo che la fa conoscere nel mondo dell’alta moda. Poi la vita da copertina: cinque anni con Cristiano Ronaldo, quindi Bradley Cooper, e una figlia, Lea. La privacy, invece, se la tiene stretta. All’Ariston si scommette su look tutti italiani con Armani in prima fila, un brand che ha già indossato in campagne e sui red carpet.
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Irina, ha mai guardato il festival Sanremo?
«Mi è capitato di vederne qualche momento: la scalinata, l’orchestra, l’emozione in sala. Ma quando ho saputo che l’avrei co-condotto, mi sono immersa davvero nella sua storia. Mi colpisce l’atmosfera: un mix di glamour, nervi tesi e passione: un elettrocardiogramma collettivo. Non sali su un palco, entri in una tradizione che respira».
Sanremo è un rito pop, la moda è un rito privato che diventa pubblico. In quale si sente più a tuo agio?
«Da modella impari a essere un camaleonte. Ti muovi tra identità, umori, palcoscenici. Mi sento a mio agio in entrambi i riti perché parlano di trasformazione ed emozione. E sono davvero onorata di far parte di un festival così iconico».
Da russa, cosa l’ha sorpresa di più dell’Italia vista attraverso la moda?
«Quanto la moda sia radicata nella cultura italiana. Non è solo industria: sono atelier di famiglia, artigianato, generazioni che si passano tecniche come un segreto. Nella sartoria italiana c’è emozione. In ogni dettaglio c’è orgoglio. È una cosa viva».
E vista attraverso la musica?
«La musica italiana è sentimento allo stato puro. Anche se non capisci ogni parola, senti la passione, il dramma, il romanticismo. È teatrale e, allo stesso tempo, intima».
La musica italiana è sentimento allo stato puro. Anche se non capisci ogni parola, senti la passione, il dramma, il romanticismo
In passerella non devi rubare la scena ai vestiti. In tv non devi sparire dentro di loro. Come si fa a bilanciare?
«Domanda bellissima: in passerella sei al servizio della visione dello stilista. In tv porti personalità dentro il look. Il punto è il rispetto: rispetto per gli abiti, ma anche consapevolezza che il pubblico si connette alla persona che c’è dentro».
Crede che gli abiti siano un linguaggio universale?
«Assolutamente. La maestria artigianale è un linguaggio universale. Quando qualcosa è fatto con vera arte e con cura, parla oltre i confini. La moda italiana celebra creatività, tradizione ed eccellenza, e questo si capisce ovunque».
Ha appena compiuto 40 anni. Si sente già un’icona o ancora un apprendista?
«Credo che 40 siano i nuovi 20. Una donna è bella a ogni età. Mi sento fortunata a vivere nuovi capitoli, entrando in aree nuove della mia carriera e diventando, anche in piccola parte, parte di una storia culturale italiana più grande».
A Cannes ha indossato Armani Privé. Come sceglie un look sapendo che sarà visto in tutto il mondo?
«Quando so che un look sarà visto globalmente, scelgo qualcosa senza tempo. L’eleganza viaggia meglio delle tendenze».
Hai mai avuto la tentazione di diventare cantante?
«La musica è sempre stata parte della mia vita. A otto anni ero già seduta al pianoforte, mia madre era insegnante di musica. Mi sento profondamente legata alla musica, fa parte della mia quotidianità. Che io canti o no, la musica ci sarà sempre».