Si sono rivolti alla Corte suprema per annullare un accordo che prevede l’attracco. A rischio la barriera corallina
Israele come “ponte terrestre” per il petrolio tra il Mar Rosso e il Mediterraneo. A battersi contro questo progetto tre organizzazioni impegnate nella difesa dell’ambiente. Il primo passo è stato rivolgersi alla Corte Suprema affinchè annulli un accordo che prevede fra l’altro l’attracco di decine di petroliere al porto di Eilat: da là intendono inoltrare il greggio con una pipeline fino ad Ashkelon. La preoccupazione maggiore è che una fuga di greggio anche dell’1% del loro contenuto possa danneggiare in maniera irreparabile la barriera corallina e la intera industria turistica di Eilat.
Secondo gli ambientalisti, finora ogni anno attraccavano ad Eilat al massimo 5 petroliere. In seguito all’accordo alcune petroliere sono già giunte negli ultimi mesi nel porto israeliano e adesso è prevedibile che il ritmo degli arrivi salirà a 100 navi all’anno.
L’accordo per l’attracco
L’accordo di attracco – spiega il giornale Haaretz – è stato firmato mesi fa nel contesto degli Accordi di Abramo tra “Med-Red Land Bridge”, che gestisce la pipeline, ed investitori degli Emirati arabi uniti. Il governo, secondo il giornale, non ha esaminato preventivamente le sue ripercussioni ambientali, e non lo ha sottoposto a votazione.
Secondo gli ambientalisti, finora ogni anno attraccavano ad Eilat al massimo 5 petroliere. In seguito all’accordo alcune petroliere sono già giunte negli ultimi mesi nel porto israeliano e adesso è prevedibile che il ritmo degli arrivi salirà a 100 navi all’anno.