

“Io la colpivo ma lei non moriva e resisteva”. Così l’amico di Chiara Gualzetti che ha confessato di averla uccisa ha raccontato agli investigatori i particolari del terribile delitto. “Ricordo che la colpivo, ma non non moriva e mi sono stupito di quanto fosse resistente il corpo umano”, avrebbe spiegato il giovane, che subito dopo l’arresto aveva detto di essere stato spinto all’omicidio da voci demoniache che sentiva dentro di lui.
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Il ragazzo, anche lui minorenne, ha colpito Chiara a calci e con un coltello che si era portato da casa. “Ricordo che non moriva”, ha insistito, ribadendo che tra le voci demoniache interiori che lo hanno indotto a colpire la sua amica ci sarebbe anche quella di Samael, l’angelo del giudizio con cui “parlo da molto tempo” e che “ho anche visto, un uomo di fuoco”.
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Il giudice ha convalidato il fermo. Ma il papà di Chiara non ci sta: “Conosco quel ragazzo, il dubbio è che si stia preparando una difesa. Non credo affatto che sia pazzo e chiedo giustizia”, ha detto.
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