La giusta distanza

foto di lupi

Un airone ucciso e appeso a un tondino di ferro con proiettili calibro 12 nel corpo. È il macabro ritrovamento avvenuto sul Gargano poche ore prima di mandare in stampa questo numero. L’ostentazione di animali uccisi è una vile abitudine di chi vuol marcare con arroganza la propria presenza sul territorio. Una brutta fine che spesso tocca ai lupi, protagonisti insieme agli orsi della nostra storia di copertina. La presenza dei due grandi carnivori, possibile in Italia grazie a tanti uomini impegnati nei programmi di tutela, come scrive Giulia Assogna, ha impatti positivi sulla biodiversità, fa bene alle altre specie e all’equilibrio degli ecosistemi.

foto di Francesco Loiacono
Francesco Loiacono

Il lupo cattivo siamo noi.
Schiacciamo tutte le altre specie sul pianeta, dimenticando di essere parte del tutto

I numeri dicono che lupi e orsi non attaccano l’uomo, se non nei casi in cui è questo ad avere comportamenti “scomposti”. Eppure sono minacciati e in pericolo. Non tanto per via di un immaginario collettivo che i naturalisti ancora non sono riusciti a estirpare, piuttosto per la nostra incapacità di convivere con la natura selvaggia. Nella bella illustrazione di Andrea Calisi in copertina, l’uomo e i due animali si guardano come a ricercare la giusta distanza, per trovare un equilibrio. Ma chi è il vero predatore?

L’uomo veste sempre più i panni del “cattivo” e schiaccia l’esistenza di tutte le altre specie sul pianeta. Fino a schiacciarsi da solo. La pandemia è “una conseguenza della nostra irresponsabilità verso la natura” dice a Nuova Ecologia Filelfo, il misterioso autore del caso letterario “L’assemblea degli animali”. Nel libro, ricco di citazioni del pensiero occidentale e orientale, gli animali decidono di mandare un monito agli umani in modo che imparino dalla sciagura di essere parte del tutto. “Chi dimentica la cultura – confida Filelfo nell’intervista concessa a Luca Cirese – non può che finire col dimenticare anche la natura, sua prima musa e fonte di ispirazione”.

La natura non ha soltanto ispirato Max Casacci, intervistato da Fabio Dessì, ma ha dato qualcosa di più al suo ultimo disco, qualcosa di stupefacente. Per la sua sinfonia della Terra, “Earthphonia”, il fondatore dei Subsonica ha infatti esclusivamente manipolato i suoni dell’ambiente per ricavarne otto brani che ci portano dentro i rispettivi ecosistemi. Immersi nella natura, con tutti i sensi, possiamo dunque riconoscere la giusta distanza, in cui vivere e svolgere le nostre attività produttive, fra noi e ciò che è selvatico.