«La La Land» torna in tv: i retroscena del musical che ha rilanciato Hollywood

Un film tornato spesso al centro dell’attenzione, non solo per i suoi retroscena, ma anche per il modo in cui ha rimesso il musical hollywoodiano davanti al grande pubblico. A dieci anni dall’uscita, conserva ancora un posto tutto suo nell’immaginario recente: i colori accesi, il jazz, i provini, il traffico di Los Angeles e quella malinconia leggera che si riconosce fin dalle prime note.

La trama: un pianista jazz e un’aspirante attrice nella Los Angeles dei sogni

Al centro di La La Land ci sono Sebastian, pianista jazz legato a un’idea quasi romantica della musica, e Mia, cameriera in un bar degli studios che passa da un’audizione all’altra in cerca del ruolo giusto, quello capace di cambiarle la vita. Si incontrano a Los Angeles, prima si respingono, poi finiscono per cercarsi. La città non resta sullo sfondo: entra nel racconto, con le sue autostrade, i locali mezzi vuoti, le feste sulle colline e quei tramonti che sembrano arrivare sempre al momento esatto.

Damien Chazelle parte da temi classici — l’amore, l’ambizione, il prezzo dei sogni — e li racconta con un passo moderno, meno patinato di quanto appaia a prima vista. Mia e Sebastian si sostengono, litigano, cambiano strada. “A volte inseguire un sogno significa lasciare indietro qualcosa”, ha spiegato Chazelle in diverse interviste parlando del finale. Una chiave utile per capire perché quella chiusura, discussa e amatissima, sia rimasta impressa anche a chi di solito non frequenta il musical.

Dal no di Emma Watson all’arrivo di Emma Stone: come nacque Mia

Uno dei retroscena più raccontati riguarda Emma Watson, all’inizio accostata al ruolo di Mia. L’attrice britannica non entrò nel progetto anche per gli impegni con La Bella e la Bestia, il film Disney uscito nel 2017, dove interpretava Belle. In seguito Watson ha spiegato che quel musical richiedeva una preparazione lunga e serrata, tra canto, danza ed equitazione. Di fatto, non c’era spazio per un altro lavoro così impegnativo.

La scelta cadde poi su Emma Stone, che aveva già recitato con Ryan Gosling in Crazy, Stupid, Love e Gangster Squad. La loro intesa, già rodata, diventò uno dei punti di forza del film. Stone portò in Mia una fragilità concreta: i sorrisi tirati dopo un provino andato male, l’entusiasmo trattenuto, l’attesa nervosa di una telefonata. Nel 2017 vinse l’Oscar come miglior attrice protagonista, mentre La La Land arrivò alla cerimonia con 14 candidature, eguagliando il record di Titanic» e Eva contro Eva.

Ryan Gosling al pianoforte: così Sebastian è diventato credibile

Per interpretare Sebastian, Ryan Gosling studiò pianoforte per mesi, ogni giorno, seguito dal musicista e compositore Randy Kerber. L’idea era evitare controfigure nelle scene più ravvicinate. E non era un dettaglio da poco: nel film le mani del personaggio finiscono spesso in primo piano, e Chazelle voleva che lo spettatore sentisse una continuità vera tra volto, gesto e musica. Gosling ha raccontato di essersi esercitato a lungo sui brani jazz della colonna sonora, firmata da Justin Hurwitz, collaboratore storico di Chazelle dai tempi di Whiplash.

La La Land, dalla scelta del casta a tutti gli altri retroscena (TvBlog.it)

Anche qui il film cerca un equilibrio tra stile e concretezza. Sebastian non è solo “il musicista sognatore”: accetta lavori che non ama, suona pezzi chiesti dai clienti, viene licenziato, si arrabbia. Piccole sconfitte, molto quotidiane. È anche per questo che il personaggio resta credibile, perfino quando la messa in scena si solleva da terra e prende la strada della fantasia.

Locandine, citazioni e dettagli nascosti: perché «La La Land» fa ancora parlare

Negli anni «La La Land» è stato riletto anche attraverso le sue immagini promozionali, le locandine e i richiami al cinema classico. Alcuni materiali pubblicitari furono modificati nei vari mercati internazionali, con grafiche più concentrate sulla coppia o sull’atmosfera da musical romantico. Il richiamo visivo, però, resta evidente: Jacques Demy, Gene Kelly, Vincente Minnelli, i colori di un’Hollywood che Chazelle guarda con affetto, ma senza nostalgia cieca.

Poi ci sono i dettagli che i fan continuano a cercare a ogni passaggio in tv: il numero iniziale girato sull’autostrada, le scarpe bicolori di Sebastian, gli abiti di Mia, il locale jazz chiamato Seb’s, il planetario del Griffith Observatory, omaggio diretto a Gioventù bruciata. E resta, inevitabile, l’episodio degli Oscar 2017, quando per errore venne annunciato La La Land come miglior film prima della correzione a favore di Moonlight. Una scena fuori copione, entrata nella memoria collettiva quasi quanto il film.

Rivederlo oggi significa anche capire quanto abbia retto il tempo: La La Land non ha riportato il musical al centro di Hollywood in modo stabile, ma ha dimostrato che una storia cantata, ballata e malinconica poteva ancora parlare a un pubblico vasto. Non poco, in un’industria già dominata da franchise e universi seriali. Qui bastano un pianoforte, un provino e una strada di Los Angeles. Poi la musica fa il resto.