Bologna, 18 ottobre 2026 – Indomabili. Instancabili. E soprattutto violenti. Contro la città – con danni che è impossibile stimare –, ma soprattutto contro le forze dell’ordine, che hanno dovuto fronteggiare questi trecento facinorosi. Con i volti coperti, travisati e pronti a trasformare qualunque cosa in arma con cui bersagliare gli agenti. Prima carabinieri dell’Investigativo e poliziotti della Digos; poi agenti, militari e finanzieri in tenuta anti sommossa.
Tantissimi ragazzini tra i rivoltosi
Rivoltosi, tantissimi ragazzini, anche di seconda generazione, affiancati da molti provenienti da fuori città e i soliti professionisti del disordine tra collettivi e centri sociali, che hanno dato vita a cinque ore di guerriglia, ininterrotta.
Il bilancio
Il bilancio, alla chiusura del giornale, è di quattro minorenni arrestati, sette denunciati, 40 identificati e dieci accompagnati in Questura. Feriti: almeno 36 agenti di vari reparti, di cui 2 operatori della Digos medicati e 10 poliziotti del Reparto mobile al pronto soccorso. Almeno due, invece, i manifestanti feriti. Dieci le vetrine danneggiate. Bologna è di nuovo sotto assedio, travolta da un’ondata d’odio incontrollabile che ha messo a ferro e fuoco la zona della stazione. Ancora una volta, il tratto da viale Pietramellara e viale Masini si è trasformato in un terreno di battaglia e scontri, feroci e interminabili. Il motto era “facciamo come in Francia”. Non ci sono andati troppo lontano.
Scalo ferroviario preso d’assalto
Lo scalo ferroviario è stato preso d’assalto alle 16.15, per un lungo periodo i passeggeri sono potuti uscire solo da via Carracci, essendo impossibile percorrere viale Medaglie d’oro. Con l’elicottero della polizia a monitorare lo scenario di guerra. Come in un film. Non c’è stato modo, se non verso le 21.15, di reprimere i violenti. Che però hanno lambito anche Piazza Dalla. Non sono bastati 400 lacrimogeni impiegati dalle forze dell’ordine.
Il pretesto per seminare il panico è stata la manifestazione ‘Bologna in piazza’
Il pretesto per seminare il panico è stata la manifestazione ’Bologna In Piazza’, costola nostrana della mobilitazione che ieri ha preso il via in diverse città e che dalla Questura risulta non fosse preavvisata. In piazza Minghetti è partito un corteo che ha sfilato in via Farini. E fin da subito è stato chiaro l’intento della manifestazione. Peccato per gli organizzatori della piazza iniziale, che avevano chiesto un evento pacifico e apartitico. Il proseguo del presidio tutto è stato tranne che pacifico. A capo del serpentone si sono posizionati una ventina – numero cresciuto nel corso del movimento – di ragazzini di seconda generazione, la maggior parte minorenni. Tutti coi visi coperti e mascherati. Sono loro ad avere aizzato la folla, con alcuni volti dei collettivi, che man mano è cresciuta. Lanciando bottiglie di tempera e di plastica contro la decina di poliziotti e carabinieri in borghese.
L’arrivo in Montagnola
Fino a via Indipendenza, davanti alla Montagnola. Dove il gruppo di facinorosi ragazzini, con altri attivisti per un totale di 300 persone, ha preso la rincorsa per assalire la stazione. E da lì sono iniziati gli scontri. Con i manifestanti, che nel frattempo sono diventati un migliaio, che hanno creato delle barricate, tra cassonetti e bici elettriche incendiate, negozi distrutti e muri completamente imbrattati.
Lancio di lacrimogeni e basolato distrutto a colpi di picone
Le ore successive sono un continuo confronto tra polizia e antagonisti, scandito dal lancio di lacrimogeni, dal fragore degli idranti, ma soprattutto dal simbolico avanzare in direzione della stazione delle barricate formate accatastando bici elettriche e pezzi del cantiere del tram, con il basolato divelto a colpi di piccone. Nel mirino, si diceva, le forze dell’ordine: una squadra del Battaglione dei carabinieri, ad esempio, è stato aggredito sotto il portico di viale Masini, con cartelli stradali e bombe carta a distanza ravvicinata. Stessa sorte per i Reparti: i mezzi blindati, piegati dai colpi lanciati dai violenti, parlano da sé.
Idranti nel piazzale della stazione
Gli idranti si scatenano di nuovo contro i manifestanti, i quali però sono ormai arrivati in meta, nel piazzale della stazione: alle spalle dei primi incursori, le barricate di biciclette elettriche e taniche riempite di lacrimogeni vengono date alle fiamme. Il fuoco, alimentato dalle batterie elettriche, non tarda a diventare enorme: nell’arco di una manciata di minuti si sviluppano fiamme di cinque metri d’altezza, e una densa colonna di fumo nero avvolge l’intera porzione di città che circonda la stazione.
La premier Meloni: “Manifestare è un diritto ma mettere a ferro e fuoco le nostre città no”
“Manifestare è un diritto – ha detto la premier Giorgia Meloni –, ma mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è. Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: non siano ambigue su questo. Ogni reticenza diventa giustificazione”.
Lepore: “Le scene a cui stiamo assistendo sono inaccettabili”
Anche il sindaco Matteo Lepore ha espresso la sua contrarietà alla violenza: “Le scene a cui stiamo assistendo in queste ore nella zona della stazione sono inaccettabili. La devastazione dei beni pubblici, i danneggiamenti e la violenza non hanno alcuna giustificazione”. Il primo cittadino ha provato a rivolgere un appello, inascoltato: “Ragazzi che manifestate, siate i primi a isolare chi usa un corteo come pretesto per sfogare la propria rabbia e devastare la vostra città. Chi usa la violenza scredita per prima cosa le ragioni di chi manifesta. Siamo vicini alle forze dell’ordine che stanno provando a contenere i disordini e una manifestazione che non ci risulta fosse autorizzata”. Su chi fosse in prima linea lavoreranno gli investigatori, che dovranno visionare cinque ore di filmati e scandagliare migliaia di immagini.