Bologna, 31 ottobre 2026 – Un gesto banale, come raccogliere i rifiuti lasciati lungo il tragitto della manifestazione che venerdì a Bologna ha bloccato la tangenziale, è diventato virale sui social, con migliaia di like e commenti, tra cui tanti ringraziamenti. Quasi cinquantamila giovani (secondo gli organizzatori) hanno invaso l’asse viario cruciale per la città. Una marea.
Alla fine, sulla strada, tanti rifiuti. Maria Vittoria Terrosi, studentessa fuori sede di 25 anni, era lì. Anche lei aveva manifestato. La differenza l’ha fatta il suo gesto: senza che nessuno glielo chiedesse, si è girata, ha guardato il selciato, e ha iniziato a raccogliere le bottiglie di plastica gettate in terra. “Volevo cambiare l’immagine che sarebbe rimasta della nostra manifestazione”.
Il suo gesto è stato la chiosa dello sciopero generale voluto da Usb che ha paralizzato l’Italia per quattro ore. Con Maria Vittoria qualche amico. Qualcuno la riprende con lo smartphone mentre raccoglie i rifiuti e posta il video sui social. E il volto della studentessa toscana fa il giro del web.
Un viso giovane e sorridente. Nelle ore successive al boom in rete si scopre il nome della giovane. Maria Vittoria Terrosi studia Scienze della Comunicazione all’Università di Bologna ed è caposcout nella sua città, Grosseto. È lei uno dei volti positivi della manifestazione che ha attraversato Bologna. “Non ho fatto niente di eclatante – sorride –. Ma sono contenta: con quel video è passato di nuovo il messaggio della bellezza della manifestazione”.
Si aspettava di essere immortalata?
“In realtà no. Non mi sembra di aver fatto nulla di speciale”.
Perché lo ha fatto?
“È un gesto che cerco di trasmettere come caposcout. È frutto dell’etica che ho ricevuto dall’educazione in famiglia, un gesto che avevo già visto in Italia e anche all’estero”.
Come ha iniziato a raccogliere i rifiuti?
“Stavamo uscendo dalla tangenziale, mi sono guardata in giro e ho visto la spazzatura, anche se devo dire che non era tantissima. Allora ho pensato che non avrei voluto che della manifestazione rimanesse quell’immagine. Così ho iniziato, con l’aiuto dei miei coinquilini”.
È la prima volta che partecipa a una mobilitazione in piazza?
“Da quando sono a Bologna (quattro anni) partecipo alle manifestazioni a cui tengo particolarmente. L’anno scorso per la Palestina e adesso per il carovita. Non ho preso parte però alle due precedenti (del 17 e del 24 ottobre, ndr), perché non c’ero”.
Che valore ha un movimento di questo tipo?
“Penso che sia educativo manifestare il proprio pensiero e i propri diritti. E mi ha fatto piacere l’epilogo pacifico dello sciopero, senza scontri. Il nostro obiettivo era quello di manifestare il nostro disagio, creandolo di riflesso alla società, ed è stato raggiunto con la tangenziale. Non per forza dobbiamo tornare a casa malmessi”.
Il carovita è una problematica che colpisce anche lei?
“Per fortuna no, ma è un tema a cui faccio molta attenzione. Io ho trovato una stanza a un prezzo accessibile e ho la fortuna di essere sostenuta dai miei genitori, ma ho persone vicine che fanno difficoltà. Per quanto sia agevolata, è sempre più difficile arrivare a fine mese”.