Selva di Cadore (Belluno), 17 ottobre 2026 – Ci sono messaggi che attraversano il tempo senza perdere la loro forza. Quello affidato a una cartolina da Orlando Dell’Andrea, originario della località L’Andria, ha impiegato 82 anni per raggiungere idealmente la propria destinazione.
La cartolina spedita dal lager nazista
La cartolina, datata 5 giugno 1944, è stata scritta durante la prigionia nei lager nazista di Heilbronn-Neckargartach in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale ed è rimasta lontana dalla famiglia per decenni. La testimonianza è riemersa quasi per caso arrivando a Selva di Cadore, restituendo un pezzo di memoria alla comunità cadorina, nel Bellunese.
Un pezzo di memorie riemerso grazie alla pronipote Martina
A riportare alla luce questa vicenda è stata Martina Pallua, pronipote di Orlando. Tutto è cominciato a fine settembre, quando sul gruppo Facebook “Son da Selva” è comparso un appello dei ricercatori della Banca Dati Internati Militari italiani alla ricerca dei discendenti dell’internato militare, accompagnato dalla notizia dell’esistenza di documenti postali originali.
Poche righe sono bastate per aprire una porta sul passato e spingere Martina a ricostruire la storia di un bisnonno mai conosciuto direttamente. Dietro quella cartolina si nasconde la durezza della prigionia: fame, freddo, paura e nostalgia di casa. Ma anche il dramma di una famiglia rimasta in attesa e il difficile ritorno di un uomo segnato dalla guerra.
Orlando riuscì a fuggire dai campi di prigionia
Orlando riuscì a fuggire dal campo di prigionia per due volte. Dopo una prima cattura, tentò nuovamente la fuga, affrontando un viaggio estenuante verso la valle. Attraversò persino dei fiumi, pur non sapendo nuotare, e arrivò a rischiare la vita anche nei pressi di Cortina. Secondo i racconti tramandati dai familiari, un soldato tedesco lo salvò dall’arma puntata da un commilitone, ricordandogli che anche quel prigioniero stava cercando di tornare a casa.
Il rientro non cancellò immediatamente le ferite. Il figlio Arrigo ricordava che lui e la sorella Maria, ancora bambini, si erano spaventati alla vista del padre, irriconoscibile, malato e pieno di pidocchi. Fu la moglie Carmela a lavarlo, curarlo e nasconderlo per alcune settimane, fino alla fine della guerra.
Di Orlando restano ricordi frammentari, racconti familiari e ora quella cartolina ritrovata. Un documento che, dopo oltre otto decenni, ha finalmente riannodato il filo tra un uomo, la sua famiglia e la sua terra.
Perché certe storie, anche quando sembrano perdute, trovano sempre una strada per tornare a casa.